Velocità, fango e gloria

Tony Cairoli visto da Giorgio Terruzzi
Antonio Cairoli in gara durante il Campionato del Mondo di Motocross a San Jean d'Angely (03 giugno 2012, Francia)
Antonio Cairoli in gara a San Jean D'Angely, 2012 © Ray Archer/Red Bull Content Pool
di Giorgio Terruzzi

Visto in pista pare un guerriero imbattibile. Poi, via il casco, tolta quell'armatura da battaglia, compare un ragazzo secco, minuto, un’espressione da tenerezza. La storia di Tony Cairoli, del resto, offre contrasti curiosi. Voli e rumori come fuochi artificiali, alternati al silenzio della campagna siciliana. Una serie di sfide alla forza di gravità ma anche piedi piantati nella terra come radici. Benzina bruciata e verdure lavate in cucina. Come se il fare di questo ragazzo prodigio fosse consegnato alla ferocia modernissima del suo sport a motore e, in contemporanea, gli affetti, alle tradizioni di un piccolo mondo antico. 

Antonio Cairoli festeggia il titolo di Campione del Mondo 2011 a Gaildorf, Germania
Antonio Cairoli festeggia a Gaildorf (2011) © Ray Archer/Red Bull Content Pool

Intanto, il curriculum. Che è da record, una meraviglia. Sei titoli mondiali. Motocross. MX2, per il primo e secondo centro (2005, 2007); MX1 per gli altri quattro, filati (2009-2012). Sei titoli in otto anni. In pratica, un monopolio. Tecnica, forza, sensibilità. “Velocità Fango e Gloria” come da tatuaggio inciso sulla sua schiena, tutta nervi e ossa. Tony si allena, guida con uno stile tutto suo, va a caccia e vince. Poi va a pesca, prepara una canna, mette l’esca, aspetta. Oppure va sotto, maschera e boccaglio, una vecchia passione: “Anche se poi il pesce non è che mi piaccia granchè”.
Il mare, piuttosto, sempre. Da sempre. Da quando era un piccolo bambino silenzoso e schivo, con il profumo del Mediterraneo nel naso, da mischiare all’odore dell’olio ricinato.
Cairoli è nato a Patti, Sicilia, poco distante da Messina. La data: 23 settembre 1985. Le finestre affacciate sul verde dei campi, una famiglia che l’ ha capito presto e l’ha accompagnato con un affetto commovente. Il padre Benedetto, per primo. In garage teneva una Vespa e una Lambretta. Niente corse ma una passione così evidente da trasformare il piccolo Tony in un mini-centauro con l’idea di diventare un pilota vero. Prima moto a 4 anni, un Italjet, per cominciare un viaggio straordinario. Saltava i pasti, pur di saltare in moto. Da allora, non si è mai fermato.

“E’ l’unico consiglio che i sento di trasmettere ai ragazzini con in mente il motocross. In Italia li vedo troppo interessati ai colori sgargianti del serbatoio, all’eleganza dell’abbigliamento, alla moda. Sono cose superflue, cose che magari i loro coetanei, all’estero, non considerano fondamentali. Per diventare un campione, del resto, non servono”.

Antonio Cairoli in action agli Internazionali d'Italia di Motocross a Faenza (Italia, 2011)
Antonio Cairoli a Faenza (2011) © Marco Campelli/Red Bull Content Pool

Grazie al proprio talento, un talento esplosivo, grazie a tre sorelle simili a tre angeli custodi. “Antonina, detta Nuccia, la maggiore, è sempre stata la più premurosa, molto simile a mia madre Paola, scomparsa il 9 settembre 2009. Ecco, lei era una sorta di sua vice e ha mantenuto un atteggiamento molto materno”. Poi c’è Mara: “La più simile a me, per carattere. Esuberante, patita per i motori. Avrebbe voluto correre pure lei e ci intendiamo alla perfezione”. Terza sorella, Sara: “Il suo carattere è più decifrabile, una ragazza siciliana moderna e sveglia”. Tre donne come tre punti cardinali. Anche se Tony in Sicilia ci va poco, ormai. Una casa a Lommel. in Belgio, dove ha sede il suo team, vicina alle Ktm che usa in gara. Una casa in costruzione poco fuori Roma. Il resto sono notti in camper, campi di gara, chilometri da saltimbanco.
La storia di Tony contiene un ingrediente anomalo e tipico allo stesso tempo. Lo stesso che sta nella storie di Fernando Alonso, di Robert Kubica. Sicilia, all’estremo Sud, come Oviedo, nord della Spagna, come Cracovia, in Polonia. Sono periferie del motorismo, dalle quali toccava partire con il babbo al volante, per affrontare distanze enormi quanto i sacrifici. La fame e la forza da lì vengono. Da notti e giorni di strade, silenzi, fatiche, pur di provarci, certi di agguantare una ricompensa, un balzo felice del destino. Piccoli camponati, gare nazionali, il grande salto nell’elite del cross internazionale.

Prima gara iridata nel 2002, Genk, Belgio. Tony, allora, aveva 17 anni e la sensazione di trovarsi di fronte soltanto a salite. Per cambiare panorama e destino impiegò pochissimo, due anni. Prima vittoria nel Mondiale nel 2004, MX2, ancora Belgio, Namur. Che fosse pronto per combinare cose fuori dalla norma lo capirono in fretta avversari ed osservatori. Due titoli in tre anni, passaggio alla MX1, che è la reggia del cross internazionale, un a-solo senza interruzioni: 104 manche vinte, 52 Gran Premi, 9 solo nell’ultima stagione, 2012.

“Il mio obiettivo è battere il record di 10 titoli mondiali. Detenuto da Stefan Everts. Posso farcela, anche se ogni stagione si fa più dura. Ma l’esperienza mi aiuta e, soprattutto, mi aiuto da solo, allenandomi con costanza, serietà, soprattutto durante l’inverno, quando metti via le energie da spendere in gara”.

Tony Cairoli al 2010 FIM GP MX1/MX2 di Mantova, Italia
Antonio Cairoli a Mantova nel 2010 © Samo Vidic/Red Bull Content Pool

Era un ragazzino timido, riservato. Ha imparato a gestire se stesso, i rapporti con gli sponsor, la comunicazione, la propria immagine. Una evoluzione da condividere con la quarta donna della sua vita, non in ordine di importanza. Lei si chiama Jill Cox, olandese, un padre e una sorella crossisti, un salone di bellezza da tirare avanti, una presenza fondamentale nella vita di Tony:

“Ci siamo conosciuti sulle piste, viviamo assieme da molto tempo e insieme lavoriamo. Jill si occupa di un sacco di cose, siamo complementari, stiamo bene così. L’idea di fare un figlio non fa parte della realtà, per ora. Non ci penso nemmeno”.


Tony pensa a correre. Velocità, fango e gloria ancora per un po’. Per un bel po’:”Il 2013 sarà un anno molto impegnativo. Sto bene, sono pronto, temo solo gli infortuni, che magari ti rovinano un lavoro di mesi”. Va per il titolo 7. Terrà d’occhio il suo amico Valentino Rossi anche se quelle moto lì, da velocità pura, non lo hanno mai affascinato. Si rilasserà cucinando, come fa da sempre: “Soprattutto pasta, Carbonara, matriciana. L’ho detto, amo il mare ma sono uomo di terra”. Altrochè. Terra scavata, sparata, trattata da sponda, da trampolino, per viaggiare meglio di tutti nel firmamento del cross. Tony Cairoli salta e pare un pezzo della moto, un’unica, bellissima forma plastica. Ma il suo segreto proprio nella terra viene conservato. Umiltà, la consapevolezza della fatica, la certezza di doversi guadagnare ogni privilegio.

IN QUESTA STORIA
MXGP of Portugal, Antonio Cairoli
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