Video: Nella tana dei giganti del deserto

Il Red Bulletin fa visita alla fabbrica della Kamaz Truck, che da anni domina la Dakar
© Red Bull Content Pool
di Werner Jessner

La mappa di Naberenezhnye Chelny - o più semplicemente Chelny, come la chiamano i suoi abitanti - rivela più cose sulla città di quanto non possano fare quegli stessi abitanti. Alla fine degli anni ‘60, i più importanti politici della Repubblica del Tatarstan convinsero le autorità sovietiche a costruire una fabbrica di camion in questa isolata cittadina sul fiume Kama, 1.000 km a est di Mosca. La più grande fabbrica del genere in tutta l’Unione Sovietica. Contemporaneamante, si decise di edificare una città per mezzo milione di persone, ampliando la piccola, esistente cittadina di Chelny. Isolati squadrati, disegnati col righello, e palazzoni in mattoni per ospitare gli operai che in fretta popolarono i nuovi quartieri.
Ancora oggi, due generazioni dopo la sua fondazione, la fabbrica Kamaz ha dimensioni spaventose, che ne fanno un vero e proprio distretto all’interno della città. Ogni giorno, la fabbrica accoglie circa 50.000 operai, che passano dai cancelli sotto un’insegna grande come una piscina.

In un edificio staccato, più recente rispetto ai blocchi di cemento anni ‘70 che accolgono le abitazioni degli operai e che caratterizzano il panorama di Chelny, si trova la sede di Kamaz Master, la divisione sport di Kamaz che ospita l’elite dell’azienda, i cervelli che costituiscono il segreto dietro i continui successi del marchio Kamaz.
Un grande ponte di vetro, da cui si gode una gran vista sulla sala di assemblaggio, è anche il luogo in cui sono esposti i trofei. Più di cento, in totale; più importante è la vittoria, più centrale la posizione del trofeo. Quelli vinti alla Dakar sono proprio al centro, disposti su una bandiera russa. Stiamo parlando di una squadra che, dal 1991, ha sempre portato i suoi camion alla Dakar. Quella prima volta, tutti e cinque i mezzi arrivarono al traguardo finale, e il team conquistò un secondo e un terzo posto, andando al di là di ogni aspettativa e mostrando che la Kamaz era sulla buona strada per raggiungere il suo obiettivo propagandistico: dimostrare al mondo la superiorià dei camion sovietici. Poco dopo, l’Unione Sovietica collassò e l’azienda fino ad allora statale passò in mani private, ma gli obiettivi non cambiarono: vincere. Il primo successo arrivò nel 1996, da allora ne sono seguiti altri 10. Molti per mano di Vladimir Chagin, “lo Zar della Dakar”. Con 63 successi di tappa e 7 primi posti finali, nessuno ha vinto più di lui nella storia del rally raid più famoso al mondo, e con un simile curriculum Chagin non poteva che diventare capo del Kamaz Master team, una volta abbandonato il volante.

Motore camion Kamaz Dakar 2014
Un motore da 1.000 cavalli © Heinz Tesarek

Anche oggi, proprio come ai tempi in cui correva Chagin, i piloti della Kamaz sono abituati a lavorare sui loro camion. “Siamo prima di tutto meccanici, poi piloti” ci racconta Eduard Nikolaev, vincitore nel 2013, mentre aiuta a installare un motore. Uno dei segreti del team più vittorioso al mondo. “Se mi chiudete da solo in officina, posso assemblare un camion pronto per correre in una settimana”, aggiunge Andrey Kargino, terzo alla Dakar 2013 dietro Nikolaev e Ayrat Mardeev, anche lui su Kamaz.

Siamo prima di tutto meccanici, e poi piloti

L’altro segreto, oltre alla scorza dura dei piloti, sono ovviamente i camion. Un mezzo marchiato Kamaz Master è fatto con i migliori componenti al mondo. “Dalla nostra azienda madre, prendiamo le cabine, che modifichiamo” spiega Ilzigar Mardeev, ex pilota ora production manager del team. “Il telaio è prodotto da noi in collaborazione con gli specialisti tedeschi di Reiger. Cambio e trasmissione arrivano da ZF, altra azienda tedesca. Assi e sospensioni dalla finlandese Sisu. Al momento stiamo testando il motore della Liebherr, un’azienda con base in Svizzera”.
La stazione per i test sui motori si trova al piano interrato. Con i nuovi regolamenti, la cilindrata verrà limitata a 16,5 litri, contro i 18,5 di prima, e i motori dovranno essere a basso inquinamento. Un rebus difficile da risolvere per i tecnici, che cercano il modo per conservare il più possibile dei 1.000 cavalli di potenza, nonostante il ridimensionamento. Il serbatoio ha una capacità di 1.000 litri, utile a far fronte a consumi nell’ordine dei 150 litri all’ora.
A poche settimane dall’inizio della Dakar, pochi dubbi su chi siano i grandi favoriti nella sfida tra giganti del deserto.

 

Questo articolo è un estratto di quello pubblicato sul numero di dicembre del Red Bulletin. Puoi scaricare qui la versione internazionale per iOS e Android

Leggi di più
Prossima Storia