Diario di una Lady dall'inferno di fango

ErzbergRodeo, solo per uomini duri? Non proprio... Ecco il racconto di Terry Belgiovine, Lady Enduro
Un vero bagno di fango
di Maria Teresa Belgiovine

Il ventesimo compleanno dell’Erzberg - Diario di Terry Belgiovine dal Rodeo 2014

Giovedì 29 maggio

Ore 5:00 suona la sveglia, come negli ultimi tre anni si parte.. direzione Eisenerz!
Dieci ore di viaggio sulla carta, nel camelback antidolorifici e il collare a portata di mano, nella testa le parole del fisioterapista :”dovresti restare a casa, se decidi di andare ricorda che non devi assolutamente cadere”. Dieci giorni prima in una gara ho fratturato una costola con conseguente trauma cranico.
Cerco di non pensarci, anche se i dolori a ogni buca o frenata sono lì a ricordarmelo.

Il viaggio al solito diventa piacevole quando si aprono gli scenari austriaci di montagne, olmi, faggi, abeti, pini e verde sconfinato.
Alle 16:00 siamo in cava, nessuna coda interminabile all’ingresso... incredibile sono tutti già dentro! E infatti appena faccio capolino nello Special Paddok vedo avvicinarsi tutti gli amici delle scorse edizioni, infangati, che rientrano dopo aver provato il prologo.

Subito tanti abbracci, saluti e la solita domanda: ”allora com’è quest’anno?”
Si perché la cava infernale ha sempre il suo fascino tutto particolare, con la pioggia, neve e sole cambia connotazione ma resta comunque magica…partecipare all'Erzbergrodeo, non è solo fare la rocket ride, il prologo e le salite della training area è anche godersi tutto il contorno, le montagne, la gente strana, estrosa, gli amici del paddock è come un microcosmo in cui ti alieni per 4 giorni e ti lasci trasportare dagli eventi. Riesce a far nascere anche grandi amicizie.

Ognuno racconta quello che ha visto, poi scarichiamo i video delle go pro e studiamo il percorso e dove conviene passare. Per chi ci osserva da fuori possiamo sembrare un branco di invasati attorno ad un computer con le dita puntante sul “vai di lì” “salta qui” “taglia questa curva” “prendi questa sponda”…ma noi ci divertiamo da matti!
Oggi è giovedì, come di rito è la giornata delle iscrizioni! Un momento sempre speciale è quello della consegna dei numeri e di come fare per attaccarli sulla moto al meglio! Alla fine resta sempre qualche bolla o grinza ma che importa, mentre li attacchi sembrano perfetti!
La pioggia è quasi onnipresente, a tratti lascia spazio a qualche spiraglio di sole, rimango a contemplarlo sulla cava ..la rende ancora più bella.

La serata trascorre tranquilla con gli altri, girando da un camper all’altro, da un furgone al tendone Desertwins, che fa assistenza a noi italiani con svariate bottiglie, viveri e sempre qualche sorriso.
Quest'anno per me è stato un pò diverso non potendo partecipare a pieno a tutte le attività, ciò mi ha permesso di assaporare tutto quello che gravita attorno alla manifestazione. I passaggi dei piloti, le presentazioni dei riders, i paddock e le hospitality con, per esempio, i nostri "eroi" nazionali Giò Sala e Stefano Passeri.

Venerdì 30 maggio

Sono proprio loro che all’indomani vengono nei paddock a raccontarci il loro prologo, tanta ammirazione per questi due campioni che con umiltà (caratteristica degli enduristi con manico) si mischiano fra di noi, si prestano a fare le foto e ci svelano i loro trucchetti.
Basta qualche ora ed eccoci pronti con i numeri dal 500 al 600. È il nostro turno. Foto di rito e tutti insieme, come una squadra siamo pronti al cancelletto di partenza. Partiamo ognuno a venti secondi dall’altro. È il mio turno, semaforo rosso….quei venti secondi interminabili e poi via!

Il sorriso prima dell'inferno

Per la prima volta cerco di guidare senza prendere rischi, le parole del mio fisioterapista risuonano nella testa…poi però chilometro dopo chilometro si diradano, il percorso è davvero divertente, mi piace guidare, il pezzo “sotto” è abbastanza tecnico, chicane, curve, pietre e anche una salita mi ricordano molto gli enduro test a cui sono abituata. Una volta svalicato, nella parte superiore della cava, si aprono gli sterratoni dritti e le curve da cui arrivi in sesta! Le braccia iniziano a farmi male, il percorso con il passaggio di 500 piloti è già cambiato da come l’hanno raccontato i nostri piloti nazionali!

Dopo 14 km vedo il gonfiabile Redbull ed una bandiera a scacchi…è finita. Aspetto i miei amici e tutti insieme iniziamo la discesa. Ricordo l’anno scorso imbiancata, la neve faceva da padrona e copriva quello spettacolo che invece è in realtà. Penso fra me e me che potevo fare meglio.
Ora è la volta della training area sul percorso della rocket ride e all’interno della cava vicino alla partenza.. un saliscendi fra rive e salitoni, stavolta la guardo da spettatrice, restare con gli stivali e la tuta da enduro mi fa sentire sempre un po’ parte del gioco.
Si vedono sempre cose incredibili su quelle salite: gente che riesce a scalarle con la massima naturalezza, ed altri che si mettono alla prova, cadono, si cappottano e riprovano. Ricordo me l’anno scorso e sorrido. Entravo nell’orario di apertura e uscivo quando le guide austriache venivano a cacciarci cercando di “rubare” l’ultima salita.

La pioggia, il freddo e l’adrenalina che nel frattempo inizia a scemare, mi dicono che è ora di farsi la doccia e prepararsi per la serata. Tuta, felpa e dopo una pasta, salame veneto, caffè ed ammazzacaffè, gentilmente offerti da Ferdinando ed Emanuele in camper, siamo pronti per il “tendone”!
Eh si, quante cose avvengono sotto il tendone! Premiazioni, classifiche, presentazione dei piloti sui divanetti, proiezioni di video e….festa! Le classifiche sono già state esposte, molti tornano indietro dicendo che c’è troppa ressa e non si riesce a guardarle. Io sono troppo curiosa, mi butto nella bolgia! Entro nel vortice dei concorrenti, spinte, pile che illuminano i fogli, non si respira. distendo entrambe le braccia sui fogli facendo una forza incredibile per stare in piedi…ed ecco la classifica lady cup, inizio a guardare dal basso. Siamo in 26! Molte di più dell’anno scorso! Ad ogni posizione che scorro mi si illumina lo sguardo, fin quando non leggo il mio nome: terza! La quarta è a quaranta secondi distante, le prime ad un minuto. Devo rileggerlo tre volte per crederci. Incredula pensando a come ho guidato e a quello che potevo fare di meglio, decido che è arrivato il momento di una birra.
Ritorno ai paddock, tutti siamo sotto il tendone desertwins a commentare i risultati. I soliti brindisi per i quasi classificati e poi tutti in branda, non è finita: domani è ancora gara!
Ritorno al furgone tiro giù la branda e mi addormento.

Sabato 1 giugno

Al mattino ci svegliamo e notiamo subito che la nebbia è calata sulla montagna di ferro, questo vuol dire che gli ultimi 4 km si fanno alla cieca. Percorso bucato e nebbia mi fanno intuire che sarà impossibile migliorare il tempo del giorno prima.
Nel paddock per qualcuno c’è aria di riscatto, si giocano tutto in questa giornata..
Io cerco di pensare ad “amministrare” il vantaggio e a non cadere. Sono molto più tranquilla e rilassata me ne rendo conto quando a fine scalata le braccia non mi fanno male. Qualche curva prima dell’arrivo trovo un mio amico, Matteo a bordo strada, è caduto. Mi accosto, lo guardo, si muove anche se dolorante. Decido di proseguire ed una volta in cima chiedo informazioni all’organizzazione, sento le sirene dell’ambulanza e prego non siano per lui. Dopo qualche minuto arriva, con la tabella portanumeri come portachiavi. Sono un po’ preoccupata ma non lo do a vedere, cadere a quelle velocità non è mai bello. Per fortuna è un tipo tosto ed anche se dolorante ed ammaccato, decide di scendere subito con tutto il gruppo.
Basta la solita sosta ristoro al camper per farci riprendere. Un altro evento storico per la manifestazione sta per andare in scena: la parata! Alla ventesima edizione sicuramente non può che essere un evento speciale. Inforco il mio casco con la cresta piumata e gli occhiali con il pelo rosa…molto chic! Ci buttiamo nella bolgia! I travestimenti sono i più disparati, bambini, donne, uomini banana, draghi, orsi, accrocchi di ogni genere come lattine di birra fissate sui caschi, imbuti, trombette, bambole gonfiabili e parrucche. C’è né per ogni gusto. Ci si guarda a vicenda e si ride. Oltre il travestimento, la fedelissima tuta gialla e nera delle lady enduro project.

La bellezza della parata è nei colori, nel rumore e nei costumi, ma la cosa più appagante è vedere tutto il paese di Eisenerz scendere in piazza con telecamere e macchine fotografiche.. le signore non si tirano indietro neanche davanti ad un burnout o ad una moto al limitatore. Sono fantastici, ci salutano è davvero una festa. Rientriamo in cava e facciamo una deviazione.. siamo nella fossa dei leoni, ovvero sulla griglia di partenza della hare scramble! Non a tutti capita di toccare quel suolo, c’è chi ci prova per anni e non riesce a rientrare nei 500. E noi siamo lì, l’elicottero è su di noi, arriva l’unimog e poi il camion rally, Karl Katoch sale sul tetto del camion e ci parla con un megafono…capisco che siamo parte di una coreografia, quella del ventennale!
Arriva un ragazzo dello staff redbull con la telecamera che mi chiede come mai è il terzo anno che sono qui, cosa mi fa tornare…gli dico la gente, la cava e questo posto così inusuale per trovarsi in Austria! Ci ridiamo un po’ su.

Arriva sera, l’aperitivo Desertwins fa riunire più gente del previsto sotto il tendone.. Paolo, Simone ed Alberto sono intenti già da qualche ora a preparare tartine, pasta, affettare salami, ogni tanto qualcuno si affaccia e porta in dono la pietanza tipica del suo paese. La festa ha inizio là. Sono le 21:00 ed è l’ora del riders meeting…vedo i ragazzi intenti nei festeggiamenti, così mi defilo per recarmi alle premiazioni. Non so ancora se ho mantenuto la posizione, le classifiche non sono fuori. Così non mi resta che aspettare. È il ventesimo compleanno dell’Erzberg, intoniamo un happy birthday! La tensione inizia a farsi sentire, infatti incomincia la premiazione. Penso che nelle condizioni in cui sono va bene qualsiasi risultato. La voce dello speacker mi annuncia:”Maria Belgiovina!” e subito dopo Anna Schmolzl e Veronika Dallhammer. Eccoci lì, stretta di mano e abbraccio, davanti a me riesco a scorgere le facce dei miei amici…scesa dal palco mi dirigo verso di loro ed inizia il party!

La serata prosegue fra balli sui tavoli, salti da panche sovrapposte sulla gente che ti tende le mani, scivolate su fiumi di birra a petto nudo. Mi propongono di saltare ma anche se sono al quarto giro di birra penso alle mie costole ed a cosa ho rinunciato per non rischiare, non c’è festeggiamento che possa essere comparato a quello che si prova scalando una rampa della montagna di ferro! Ad un certo punto il mio sguardo incrocia quello di un ragazzo ..lo riconosco! È Tobias, un tedesco con cui avevo visto la hare scambler l’anno scorso al ceck point 4! Subito dietro suo fratello Alexander, che bello ritrovarsi proprio come l’anno scorso nella medesima situazione! La serata prosegue sulla scia di avvenimenti bizzarri, bevute e musica, sullo sfondo dietro il dj continua a scorrere la griglia dei 500 partenti alla mitica Hare Scramble. I piloti sono già a dormire. Io mi godo questa serata: la mia serata.

Domenica 2 giugno

La mattina sveglia alle 10 la nottata è stata piovosa ma ora c’è un bellissimo sole come non lo si vedeva da un po’ in cava per la gara! Pacca sulla spalla a tutti gli amici che stanno per avviarsi nella trafila della preparazione alla partenza. Mi piazzo in cima ad una salita con un occhio alla griglia e mi godo le prime battute della gara.. è sempre emozionante vedere partire tutti i riders anche quelli delle ultime file, mi immedesimo in loro e sento l’emozione salire.

Cerco di muovermi a piedi per vedere ancora qualche salita da vicino e intanto scorgo un ragazzo che tutti stanno fotografando… è ricoperto di fango ed ha la moto in panne, mi fa tenerezza e penso intimamente che le gare sono anche questo.
È l’ora dei saluti, gli eroi sono già arrivati, riusciamo ancora a fare l’ultimo banchetto insieme, poi i saluti con i vari arrivederci e la promessa di quache giro in moto insieme. L’Erzberg è un generatore naturale di amicizie.

Anche questo Erzbergrodeo 2014, il ventesimo finisce qui. Il pensiero va al mio team, il lady enduro project che anche a distanza mi ha supportato in ogni momento con sms e telefonate, dicendomi di non forzare mai e di fare quello che riuscivo. Non mi aspettavo insomma su 26 donne di arrivare terza, l'emozione è stata così grande che sul palco mi tremavano le gambe ed una strana paresi facciale si era impossessata di me! Non ho dubbi: tutto questo mi ha fatto venire ancora più voglia di scalare la montagna di ferro l'anno prossimo, magari anche con qualche posizione in meno!

IN QUESTA STORIA
Erzbergrodeo 2014
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