E se Cairoli andasse a correre negli States?

Per puro divertimento, abbiamo ipotizzato come potrebbe andare l'eventuale avventura di TC222 in Usa
Antonio Cairoli celebrates his win after FIM Motocross World Championship 2014 in Goiania, Brazil on September 7th, 2014
Cairoli festeggia in Brasile l'ottavo titolo © Ray Archer/Red Bull Content Pool
di Red Bull Team

8 titoli Mondiali a soli 29 anni (non ancora compiuti). Dal 2009, Tony ha dominato la MXGP (equivalente europeo della classe 450 americana), vincendo ogni anno in maniera netta. Se c’è qualcuno che a buon diritto può andare in giro a raccontare di essere arrivato sul tetto del mondo nel proprio campo, quello è Antonio Cairoli. E cosa fa qualcuno che è arrivato in cima al mondo? Spesso e volentieri, nel motocross, attraversa l’oceano per andare a correre negli States.

Se la MXGP è il campionato del mondo ufficiale, la AMA Pro Motocross Nationals è anch’essa una competizione considerata di livello mondiale, tanto da essere per molti la vera eccellenza di questa disciplina. Molte stelle del circuito europeo hanno provato e fallito l’avventura americana, anche se altri ne sono usciti invece da vincitori (l'ultimo, quest’anno, Ken Roczen).
In realtà, Tony ha più volte ribadito che non ha nessuna intenzione di trasferirsi negli Usa, e che è ben felice di provare ad allungare il suo dominio in Europa, avendo nel mirino il recordi di 10 titoli di Stefan Everts. Ma abbiamo deciso comunque di giocare con questa ipotesi suggestiva, e ci siamo chiesti: se mai Tony cambiasse idea, cosa riuscirebbe a combinare?

Adattamento alle corse americane

Prima di tutto, i confini indoor del campionato supercross sarebbero una sfida completamente nuova per un rider europeo - i piloti dell’MXGP non hanno un campionato indoor, e capita molto raramente che si confrontino con una pista simile a quelle del supercross. Per cui concentriamoci sulla stagione outdoor del motocross americano.
Di sicuro, anche Tony dovrebbe passare per una curva di apprendimento. Lo stesso Ken Roczen si è trovato a lottare con i ritmi di gara e le condizioni dell’AMA Nationals quando è arrivato negli Usa, fresco del suo titolo Mondiale in MX2. Tutti i piloti di talento del circuito europeo hanno dovuto affrontare nuove sfide quando hanno iniziato a correre nel circuito AMA.
A detta di molti, i rider americani sono decisamente più esplosivi in partenza e nei primi giri di corsa. Molti europei si trovano anche a lottare con il caldo intenso dell’estate americana. Pur essendo italiano, Tony raramente ha dovuto confrontarsi con le condizioni di caldo e umidità che gare come quella di Muddy Creek in Tennessee gli sbatterebbero in faccia. Ma questo non vuol dire che non ce la farebbe ad abituarcisi, a maggior ragione se ci è riuscito anche un tedesco come Roczen.

Le piste

A proposito di piste e delle loro caratteristiche, Cairoli non dovrebbe avere troppi problemi. Fatta eccezione per le tappe in California, la maggior parte delle gare sono o su terreni soffici e sabbiosi, o su terreni argillosi molto simili a quelli dell’MXGP, o su superfici dure e compatte su cui a ogni passaggio dei piloti si formano solchi profondi. Cairoli è uno dei piloti migliori al mondo sulla sabbia, e ovviamente se la cava alla grande su qualunque superficie sia avvicinabile a quelle dell’MXGP, per cui da questo punto di vista non avrebbe nulla di che preoccuparsi.

MXGP Tony Cairoli in azione a Lommel
Nella terra di Lommel © Ray Archer/Red Bull Content Pool

La concorrenza

Il vero punto interrogativo riguarda la concorrenza. Tony negli ultimi anni al Motocross delle Nazioni ha battuto tutti i piloti mandati dagli Stati Uniti, ma dal 2010 questo evento non si svolge su suolo americano, il che gli ha sempre dato un minimo di vantaggio.

Ryan Dungey, Ryan Villopoto, Ken Roczen e James Stewart sono tutti rider di livello mondiale, che danno il meglio su piste americane davanti ai loro tifosi (compreso Kenny, molto amato dagli americani). Cairoli di recente non ha gareggiato contro Villopoto o Stewart, ma ha avuto la meglio su Roczen e Dungey, sempre però su piste “casalinghe”.
Questo vuol dire che è più forte di loro? E’ discutibile. In Europa, probabilmente sì. Negli States, forse no. Di certo, questi precedenti dicono che non sarebbe impossibile per Tony vincere anche nell’AMA, ma è assai probabile che lì si troverebbe ad affrontare sfide più complicate. E non solo per la concorrenza, ci sono tanti fattori in gioco, che forse spiegano anche perché Tony sia felice di restare dov’è, di continuare a correre davanti ai suoi tifosi devoti ed esaltarli con le sue vittorie.

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