"Essere donna? Per ora un vantaggio"

Intervista a Tamara Molinaro, sedicenne promessa del rally italico, protagonista al Monza Rally Show
Tamara Molinaro e la sua Skoda Super 2000 Red Bull
Tamara Molinaro
di Guido Guenci

Tamara ha 16 anni, non può ancora guidare da sola in strada, ma sogna di diventare pilota del WRC, anzi di vincere il Mondiale. Normale, per una che in macchina, al volante, c’è salita per la prima volta a 11 anni. Colpa, o merito, di una passione precoce e furiosa, e di un destino famigliare segnato. Colpa, anche, di Gigi Galli, mito del rally italiano, che di Tamara è stato mentore fin dai primi chilometri.
Da qualche mese, ad aiutarla nel raggiungere quel sogno c’è anche Red Bull, che l’ha inserita nel suo programma per giovani piloti.
L’abbiamo incontrata a Monza, alla viglia del Rally Show in cui ha fatto da navigatrice proprio a Gigi Galli.
 

Tamara Molinaro test Red Bull Rally Team
Tamara Molinaro test Red Bull Rally Team

La passione per i motori nasce in famiglia. Ci racconti un po’ come è andata?
Mio padre ha un team di rally, sono cresciuta in mezzo a questo ambiente, mi è sempre piaciuto andare in giro per le gare, vedere la macchine correre, e in generale mi piaceva un sacco l’atmosfera . Possiamo davvero dire che ho sempre avuto questa passione fin da quando sono nata. La prima gara l’ho vista quando avevo 3 mesi, anzi prima ancora, a 40 giorni, ero proprio qui, a Monza al Rally Show. Era il 1997. E’ una cosa che porto dentro da sempre

Cos’è che ti ha fatto innamorare del rally, rispetto ad esempio alla prospettiva di correre in pista?
Be’ in parte, appunto, il fatto che ci sono cresciuta in mezzo. Poi anche il fatto che il rally è più imprevedibile. Ho uno stile di guida abbastanza istintivo, mi trovo molto meglio a guidare su una strada dove magari a un certo punto ti scappa via la macchina e devi riuscire a recuperarla in tempo, o magari ti trovi ad affrontare in pochi chilometri una curva asciutta e una bagnata, o devi comunque gestire la macchina in base al tipo di terreno. Questa imprevedibilità mi affascina di più, mentre sinceramente andare in pista lo trovo un po’ noioso

Cos’è la paura per te, quando guidi? Una compagna che ti porti dietro e a cui ormai ti sei abituata, un qualcosa con cui hai fatto i conti in passato, o qualcosa di sconosciuto?
Sinceramente non ne ho mai avuta molta, anche perché se hai paura non riesci a concentrarti su quello che stai facendo. Magari capita la volta che prendi una botta e ti spaventi un po’, ma non è la paura che poi ti porti dietro. E’ più una cosa di un momento che passa subito. E comunque finora di incidenti brutti non ne ho fatti, per fortuna.

Ora l’occasione con il team Red Bull… cose vuol dire farne parte? Cioè cosa prevede il programma?
Innanzitutto vuol dire guidare una macchina come la Skoda Super 2000, un’auto fantastica anche perché è una macchina vera. Io sono abituata alla mia che è una macchina messa insieme da mio padre con i pezzi scartati dalle altre auto del team. Sicuramente, in vista di un possibile futuro in questo ambiente, è molto utile aver la possibilità di crescere e imparare con una macchina del genere, che è molto precisa e ti trasmette sicurezza.                                                                              

Il programma è un programma di crescita che mi permetterà di imparare a guidare sempre meglio. Vado circa una volta al mese in Austria a fare dei test, ogni volta su una superficie diversa; l’ultimo l’ho fatto al Red Bull Ring, sempre con la Skoda ma ho provato anche la KTM X-Bow. Una bella esperienza, io in pista non sono molto brava e una prova così ti fa capire molto la tenuta della macchina, quanto puoi fidarti.
Durante i test mi assistono la mia navigatrice, Ilka Minor che è una professionista al 100%, e Raimund Baumschlager, proprietario del team che mi dà una grossa mano a livello di guida, di conoscenza della macchina e dei trucchi del mestiere.

Sai già quali saranno i tuoi prossimi step? Per l’esordio in gara immagino ci sia ancora da aspettare un po’..
Sì per l’esordio penso che ancora un annetto ci voglia, poi vedremo, magari riusciremo a far qualcosa prima. Però ancora non c’è niente di sicuro.

Be’ anche perché per ora non hai ancora la patente…
Ho appena fatto le prove per la patente assistita, che ti permette di guidare con al fianco una persona che abbia la patente da più di 10 anni. Per ora ho fatto le guide obbligatorie, la patente mi arriverà tra un po’. Ma all’estero comunque non vale.

La foto profilo di Tamara Molinaro, 2014, Rally
Tamara Molinaro: la foto profilo

Sei molto giovane, ma hai già la sensazione che per una ragazza farsi strada in questo mondo sia molto più difficile? O ci sono già stati magari episodi…
Onestamente, per la mia limitata esperienza la sensazione è che essere una ragazza sia un vantaggio. Di ragazzi che vanno in macchina ce ne sono tantissimi, molti bravissimi ma che purtroppo non riescono ad avere la possibilità di andare avanti. Il fatto di essere una ragazza ti garantisce di sicuro più visibilità e interesse, il che a sua volta ti aiuta a trovare sponsor che sono essenziali per costruirsi una carriera in questo sport.

Dall’altro lato, in effetti, c’è la sensazione che il movimento del motorsport in generale sia alla ricerca di un fenomeno femminile? Senti un po’ il peso del fatto che magari potresti essere la prima a farcela davvero?
No non lo vivo come un peso, è anche quello uno stimolo per dire “cavoli finora non ce l’ha fatta nessuno, magari ci riesco io”. Sai quei film mentali che ci si fa da giovani

A proposito di essere giovani, i tuoi amici, compagni di scuola ecc cosa dicono di questa tua attività?
Sono contenti, mi seguono e sostengono molto. E’ bello avere persone che credono in te, che sono appassionate e che ti stanno vicino, ti danno forza e una carica per andare ancora più forte

I ragazzi non sono un po’ spaventati dal fatto che guidi meglio di loro?
Alcuni in effetti me l’hanno detto, tanti però la trovano una cosa bella, dicono che non capita spesso di stare lì a parlare di motori con una ragazza. Sono un po’ imbarazzati quando magari salgo in maccina con loro, come se si sentissero osservati e giudicati, vanno tutti sempre piano, attenti a non fare nulla di strano.
 

Qui a Monza navigherai Gigi Galli, un tuo idolo. Già un bel traguardo. Sensazioni?
Sì lui è in assoluto il mio idolo, anche qualcosa in più. Con lui ho un rapporto bellissimo e condividere questa esperienza con lui è una figata assurda. Fargli da navigatore è bellissimo anche se non è quello che piace fare a me: sono lì che vedo lui che guida e penso a quanto vorrei essere al suo posto. E’ comunque una bellissima esperienza, anche perché io penso che un pilota professionista debba conoscere tutti i lati del rally, dovrebbe viverlo come spettatore, come meccanicio, ingegnere e navigatore. Soprattutto capire a fondo il ruolo del navigatore è essenziale secondo me per un pilota. Quindi oltre che un divertimento, per me questa occasione è anche un modo per imparare. Ed è fantastico farlo con Gigi perché è stato lui a insegnarmi a guidare, la prima volta che ho guidato una macchina è stato per merito suo: avevo 11 anni e mi ha detto “Dai Tamy, fai un giro in pista con la mia macchina”. Io ho preso, ho fatto il giro, pianissimo ovviamente, ma l’ho sorpreso. Da quel giorno io e lui abbiamo quel rapporto per cui io guardo quel che fa lui e riesco, senza spiegazioni, a capire come si fa e perché lo fa.

Tra gli altri grandi personaggi presenti qui a Monza, Rossi, Block Cairoli, Kubica, chi ti affascina di più?
Sono un’appassionata di motocross, per cui Cairoli è un eroe. Ma anche Kubica è una persona fantastica, umilissima, l’ho conosciuto una volta quando ero andata a fare un test con Andreucci. Una volta l’ho visto a una gara su un carroattrezzi che stava recuperando una macchina, non credo oggi sia abituale per un pilota di quel livello. E ovviamente è fortissimo al volante.

A proposito di quello che dicevi prima, come meccanico ti sei mai messa alla prova?
Ho fatto la scuola di meccanica. Ho basato tutta la mia vita sui motori, per cui ho scelto quella scuola. Prima volevo diventare ingegnere meccanico, poi dopo le prime esperienze di guida ho capito che preferivo stare al volante. Comunque sono contenta di aver fatto quegli studi perché son convinto sia essenziale per un pilota avere un minimo di nozioni: fai gare di 300 chilometri in cui può succedere di tutto, a volte son problemi seri, difficili da risolvere, ma altre volte magari si tratta solo di una fascetta che si rompe, se sai sostituirla riesci a portare a termine la gara.

Com’è la vita quotidiana di Tamara?
Lavoro in un bar, mi alleno ed esco con gli amici. Questa è più o meno la mia routine. Gli allenamenti fisici mi occupano 3-4 ore al giorno per 4-5 giorni a settimana, allenamenti di guida un giorno al mese.

Dove vuoi arrivare come pilota?
Diciamo che distinguo tra obiettivi e sogni. L’obiettivo è diventare pilota professionista, il sogno è vincere il Mondiale. Il sogno boh, si vedrà, ma l’obiettivo lo voglio raggiungere davvero.
 

IN QUESTA STORIA
Tamara Molinaro
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