Top 10: I veicoli più assurdi della Dakar

Famola strano: Vespa, Rolls Royce, pit bike, Renault 4, una 6 ruote e persino una friggitrice
di Giovanni Cortinovis

Alla Dakar c’è chi si iscrive per vincere, chi per scoprire i propri limiti e chi invece, spinto da spirito goliardico o da fini promozionali, si schiera con veicoli strambi. Alla seconda edizione dell’allora Parigi-Dakar, nel 1980, si iscrissero 4 buontemponi con la Vespa P200E e due di essi, Marc Simonot e Bernard Tcherniavsky, raggiunsero la capitale senegalese ma fuori tempo massimo. Ed è proprio prendendo ispirazione da questo episodio che il ceco Ivo Kastan, reduce da 8 Dakar, nel 2009 si iscrisse con una pit-bike, una Rahier Honda Mk2: elaborata partendo da una Honda XL200, la moto aveva un motore da 146 cmc, ruote da 14' ' e pesava, col pilota, solo 180 kg. Naturalmente, non riuscì a tagliare il traguardo ma concluse comunque diverse tappe.

Il francese Yvan Tcherniavsky con la Vespa P300E alla Dakar 1980
La Vespa p200e di Tcherniavsky alla Dakar 1980
Ivo Kastan alla Dakar 2009 con una pit bike 150
Ivo Kastan alla Dakar 2009 con una pit bike 150

Passando alle quattro ruote si sono visti esperimenti di ogni tipo: l’ultimo l’hanno tentato in questa edizione Emilio Radaelli, team chef di Audi Sport Italia, e Michele Cinotto. Dalla loro fantasia è nata la Titano (nome derivato dall’omologazione ottenuta a San Marino), una quattro ruote motrici dalla forte particolarissima. Purtroppo, già nel corso della prima tappa della Dakar 2015 la Titano si è fermata per un problema elettrico. Effettuata una prima riparazione, si è arrestata dopo solo 20 km della speciale per lo stesso guasto e non è più ripartita. Ha avuto decisamente miglior fortuna la Renault 4 dei fratelli Claude e Bernard Marreau: alla Dakar 1979 chiusero addirittura quinti assoluti e secondi tra le auto: all’epoca c’era una classifica unica per auto, moto e camion. Non contenti, l’anno dopo, sempre con una Renault 4 si classificarono terzi assoluti.

La Titano di Michele Cinotto ed Emilio Radaelli con motore Audi alla Dakar 2015
La Titano di Michele Cinotto alla Dakar 2015
Claude e Bernard Marreau con la Renault 4 con cui conclusero secondi la Dakar 1979
La Renault 4 dei fratelli Marreau alla Dakar 1979

Tornando all’edizione inaugurale, furono ben 7 le Fiat Campagnola che si lanciarono nell’avventura e 4 di queste raggiunsero il lago rosa di Dakar: quella di Cesare Giraudo (in seguito uno degli autisti del progetto Overland) e Antonio Cavalieri vinse la tappa Bamako-Nioro e chiuse settima in classifica generale (terza tra le auto). All’edizione del 1981 invece si schierò una Rolls Royce Corniche: la guidava Thierry De Montcorgé che aveva scommesso con gli amici di poter prendere parte alla celebre maratona africana con questa vettura. Naturalmente non di serie: sostituì infatti la carrozzeria in metallo con pannelli in poliestere, riducendone così il peso a soli 80 kg. Altri elementi come il cambio con le marce ridotte e il sistema 4WD furono invece ereditati da una Toyota. Fu fermata solo dagli inflessivi giudici che la squalificarono quando era tredicesima per una riparazione non ammessa dal regolamento.

La Fiat Campagnola con cui Cesare Giraudo e Antonio Cavalieri chiusero al 7° posto la Dakar 1979
La Fiat Campagnola di Giraudo alla Dakar 1979
La Rolls Royce Corniche di Thierry De Montcorgé alla Dakar 1981 per scommessa
La Rolls Royce Corniche 4WD alla Dakar 1981

Non contento, De Montcorgé ci riprovò nel 1984 con una auto a 6 ruote: la Jules II Proto aveva un motore Chevrolet V8 da 3 litri e mezzo, la trasmissione della Porsche 935 e prendeva il nome Jules dallo sponsor, un profumo marchiato Christian Dior. Ancora una volta però il sogno di De Montcorgé di tagliare il traguardo (impresa riuscitagli solo nel 1982 con una Mercedes) svanì per la rottura del telaio durante la terza tappa africana. Dicevamo della Porsche, pertanto non possiamo tralasciare l’incredibile doppietta delle 959 all’edizione 1986: un’impresa incredibile per una vettura con queste caratteristiche, realizzata grazie ai massicci investimenti dopo la debacle dell’anno prima, quando tutte e tre le 959 si ritirarono per problemi meccanici.

La Jules II Proto a 6 ruote sponsorizzata Dior con cui Thierry De Montcorgé disputò la Dakar 1984
La Jules II Proto a 6 ruote alla Dakar 1984
La Porsche di Metge-Lemoine prima alla Dakar 1986. La Porsche fece doppietta
La Porsche 959 che vinse la Dakar 1986

Passando ai giorni nostri, merita una citazione la Citröen 2 Cv del 1963 che nel 2007 partecipò alla Lisbona-Dakar: per l’occasione il telaio e le sospensioni furono rinforzate e i due motori, provenienti da una Citröen Visa, furono potenziati fino a garantire complessivamente 100 Cv. Ma nel corso della quarta tappa, la rottura della sospensione posteriore obbligò il Bi-Bip2 Team a ritirarsi. Decisamente meglio andò alla  friggitrice guidata da Hervé Diers durante la Dakar 2009: l’auto era in realtà un pick-up Toyota da 200 Cv su cui era stata montata una vera friggitrice. Il team Ch’ti Friterie aveva infatti lo scopo di promuovere l’omonima attività di friggitrice ambulante: arrivati al bivacco della prima tappa pilota e copilota frissero 7 chili di patatine con la stessa vettura da cui erano appena scesi. Trascinati dal pubblico conclusero la Dakar al 58° posto.

La Citröen 2 Cv del 1963 con 2 motori per complessivi 100 Cv alla Dakar 2007
La Citröen 2 Cv del 1963 alla Dakar 2007
Hervé Diers con la friggitrice ambulante su base Toyota a Dakar 2009
La friggitrice Ch’ti Friterie alla Dakar 2009
IN QUESTA STORIA
Dakar 2015, Dakar Rally 2016
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