Top 5: I più grandi polivalenti dello sport

Dal piattello alla Dakar, Al Attiyah è l'erede di John Surtees e Jim Thorpe, Cesare Rubini e Hayes
di Giovanni Cortinovis

Una è meglio di due, specie se si vuole eccellere. Ci riferiamo a chi pratica due o più discipline in contemporanea, rischiando di rimanere nel limbo in entrambe. Ma come per tutte le regole ci sono anche le eccezioni, impersonate dai polivalenti: sportivi che sono riusciti ad eccellere in due o più sport, in alcuni casi addirittura in sincrono. Nasser Al Attiyah, fresco vincitore della Dakar, è uno di questi.

Nasser Al Attiyah al volante della Mini con cui ha vinto la Dakar 2015
Nasser Al Attiyah vincitore della Dakar 2015

Pur arrivato tardi allo sport di vertice, il principe qatariota ha bruciato velocemente le tappe: nel 2000 alla sua seconda partecipazione al Giochi Olimpici è 6° nello skeet, specialità del tiro a volo. Quattro anni dopo, si classifica 10° all’esordio alla Dakar, è 7° nel Mondiale rally per vetture di produzione e sfiora il podio (quarto) ad Atene, sempre nello skeet. Alla Dakar sale sul podio una prima volta nel 2010, edizione in cui coglie 4 successi di tappa: la gara va però al compagno Carlos Sainz per soli 2’12’’.

Nasser Al Attiyah vincitore della Dakar 2015 con una Mini e tiro al piattello
Il qatariota aveva già vinto la Dakar nel 2011

Prese le misure, Al Attiyah si scatena nel 2011: si porta al comando della classifica generale all’ottava tappa e conclude in crescendo distanziando i rivali di quasi 50 minuti. Alla sua carriera mancava solo la medaglia olimpica: la ottiene a Londra 2012 nell’amatissimo skeet. Qualificatosi per la finale a sei con 4 errori su 125 tiri, ne centra 23 dei 25 conclusivi e così deve giocarsi il bronzo allo spareggio: dopo 5 piattelli distrutti a testa, il russo Shomin sbaglia e Nasser si mette al collo la medaglia.

Nasser Al Attiyah vincitore della Dakar 2015 con una Mini e medagliato nel tiro al piattello
Nasser Al Attiyah bronzo olimpico nello skeet © Wikipedia

Escludendo dalla nostra analisi i piloti della Dakar che dopo aver trionfato con le moto si sono ripetuti in auto (Hubert Auriol, Stéphane Peterhansel e Nani Roma), l’unico “motorista” in cima al mondo nelle due e quattro ruote è stato John Surtees. Il Figlio del Vento esordisce nel Motomondiale nel 1952, ma inizia a fare sul serio solo 4 anni dopo, con il passaggio all’Mv Agusta. Con la casa varesina, dal 1956 al 1960, il britannico vince 3 titoli della 350 e 4 della 500. Lascia da vincente, a soli 26 anni, preda di un’altra infatuazione.

John Surtees unico campione del mondo in F.1 e in moto: 7 titoli iridati in moto, 1 in F.1 con Ferrari
John Surtees ha vinto 3 Mondiali 350 e 4 della 500

Il talento di Surtees non si esaurisce con le due ruote e già nel corso del 1960 corre saltuariamente in F.1. Pur guidando per la modesta Yeoman riesce a farsi notare da Enzo Ferrari che nel 1963 lo mette sotto contratto. Sul vecchio Nurburgring, Surtees coglie la prima vittoria, rifilando oltre un minuto a un certo Jim Clark. L’apprendistato con le monoposto è completato nel 1964, anno in cui si aggiudica il titolo iridato per un solo punto: merito anche del gioco degli scarti, senza i quali Graham Hill l’avrebbe preceduto di una lunghezza.

John Surtees unico campione del mondo in F.1 e in moto: 7 titoli iridati in moto, 1 in F.1 con Ferrari
John Surtees campione del mondo di F.1 nel 1964

Sono gli anni in cui furoreggia lo sprinter statunitense Bob Hayes: ai Giochi di Tokyo 1964 vince l’oro nei 100 metri, eguagliando il record del mondo (10’06’’). Ce la fa malgrado corra in prima corsia, piuttosto malconcia dopo essere stata usata per la 20 km di marcia. Sei giorni dopo Hayes trascina i compagni di squadra all’oro nella 4x100, migliorando il precedente primato di 5 decimi. Due ori olimpici possono bastare, anche perché l’atletica dell'epoca non garantisce i ricchi premi e i milionari contratti di sponsorizzazione odierni.

Bob Hayes oro olimpico nei 100 metri con la 4x100 e campione di football americano
A Tokyo 1964 Bob Hayes vinse 2 ori nella velocità

Per far fruttare la sua velocità, Hayes si dedica al football americano: con la maglia dei Dallas Cowboys si dimostra subito un fenomeno, realizzando 25 touchdown su ricezione nelle prime 2 stagioni. Per cercare di contenerlo le squadre rivali studiarono ogni tipo di zona, senza troppo successo. Come se non bastasse, Hayes mise a frutto il suo scatto giocando anche come punt returner, ruolo che gli fruttò galoppate colossali e altri 3 touchdown. Chiuse la carriera con 71 touchdown e un Superbowl vinto.

Bob Hayes oro olimpico nei 100 metri e campione di football americano
Bob Hayes ha fatto la storia dei Dallas Cowboys

Restringendo l’analisi allo stivale, il più forte polivalente italiano è senza alcun dubbio Cesare Rubini. Il triestino, infatti, riesce nell’impresa di aggiudicarsi nello stesso anno, e più volte, i campionati italiani di pallanuoto e di basket. Colui che in seguito verrà soprannominato il Principe conquista l’argento all’Europeo di basket di Ginevra del 1946. Sul parquet si aggiudica 5 scudetti consecutivi con l’Olimpia (Borletti) Milano di cui poi diventerà allenatore, fino a condurla alla conquista della prima Coppa dei Campioni.

Cesare Rubini oro olimpico nella pallanuoto a Londra 1948 e nella hall of fame del basket
Cesare Rubini ha vinto 6 campionati con l'Olimpia © Olimpia Milano

Da giocatore, invece, le più belle imprese arrivano in acqua: con il Settebello è oro all’Europeo del 1947 e ai Giochi di Londra 1948, a cui aggiunge il bronzo olimpico a Helsinki 1952. Prestazioni che ne hanno accresciuto il prestigio fuori confine, fino al tributo più bello: nel 2000 è stato inserito nella Hall of Fame del nuoto. En passant ha vinto anche 6 scudetti di pallanuoto con 3 squadre differenti: la Canottieri Olona nel 1947, Napoli nel 1949 e 1950 e Camogli nel 1952, 1953 e 1955.

Cesare Rubini oro olimpico nella pallanuoto a Londra 1948 e nella hall of fame del basket
Cesare Rubini campione olimpico di pallanuoto

In assoluto, invece, l’emblema della polivalenza di tutti i tempi è Jim Thorpe. Nato in una riserva indiana nel 1887, vince l’oro nel pentathlon e nel decathlon: nella prima specialità, totalmente differente dall’attuale, Thorpe si impone in 4 prove (salto in lungo, 200 e 1.500 metri, lancio del disco). Nel decathlon invece stabilisce il record del mondo e rifila ben 700 punti al secondo. Non contento, è quarto nel salto in alto e settimo nel lungo. Ma l’anno dopo il Cio gli impone la restituzione delle medaglie per aver infranto la regola del dilettantismo.

 

Jim Thorpe oro nel pentathlon e decathlon ai giochi di Stoccolma 1912 poi passato a baseball e football americano
Jim Thorpe fenomeno delle multidiscipline © Wikipedia

Negli anni seguenti si dedica al baseball e in contemporanea al football americano, approfittando dei differenti periodi dell’anno in cui si disputano i due tornei. Con la mazza cambia sovente squadra e chiude la carriera con 91 punti segnati, 82 punti battuti a casa e 7 fuoricampo. Decisamente meglio fa con la palla ovale, conducendo i Canton Bulldogs alla vittoria di tre campionati pre-Nfl. In un sondaggio della ABC è stato considerato l’atleta statunitense più forte del 20° secolo.

 

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Dakar 2015
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