Top 5: Le più incredibili gare di Enduro Estremo

Dalla Hell's Gate all'Erzberg Rodeo passando per Tough One, Red Bull Romaniacs e Red Bull Sea to Sky
di Giovanni Cortinovis

L’inverno è finito, se non per tutti, almeno per i guerrieri dell’enduro estremo. Questo fine settimana li vedremo in azione nella tenuta del Ciocco (Lucca) per la dodicesima edizione dell’Hell’s Gate: riuscirà Graham Jarvis a conquistare il 5° successo consecutivo o dovrà cedere lo scettro all’emergente Jonny Walker, secondo nelle ultime 3 edizioni? E se invece avessero la meglio lo spagnolo Alfredo Gomez o l’austriaco Andreas Lettenbichler. In attesa di scoprirlo gustatevi la nostra classifica delle 5 gare di enduro estremo più importanti al mondo.

David Knight Hare Scramble Erzberg Rodeo 2014 enduro estremo Austria
David Knight alla Hare Scramble dell'Erzberg Rodeo

1)Erzberg Rodeo
La più antica, la più mediatica, probabilmente anche la più dura: parliamo dell’Erzberg Rodeo partorito nel 1994 dalle fervide menti di Andreas Werth e Karl Katoch. Volevano una gara che spingesse i concorrenti – piloti e moto – ai limiti delle loro possibilità: l’ambientazione ideale l’hanno trovata nelle Alpi Settentrionali della Stiria (Austria), in una immensa miniera di ferro. Alla prima edizione del 1995 gli iscritti che hanno sfidato la Montagna di Ferro erano 120. Da lì in poi è stato un crescendo continuo fino ai 4 giorni di gara odierni, sempre a inizio giugno. L’apoteosi è rappresentata dal Red Bull Hare Scramble: una montagna, 500 piloti, 23 km di tracciato (sembrano pochi, sembrano), 15 checkpoint e sole 4 ore di tempo per raggiungerli tutti. La favola si apre con il via a mezzogiorno dal lago Erzberg, a gruppi di 50 alla volta, e già superare la prima gigantesca salita è un’impresa per molti. L’anno scorso, per dire, ben 96 dei 500 iscritti non hanno raggiunto nemmeno il 5° checkpoint. Superata la cava c’è la foresta, poi altre salite impegnative e ancora pietraie più adatte a una gara di trial.

Graham Jarvis vincitore degli ultimi 4 Hell's Gate enduro estremo Fasola
Graham Jarvis vincitore degli ultimi 4 Hell's Gate

2)Hell’s Gate
Dove poteva essere l’inferno se non nella regione di Dante? L’Hell’s Gate (letteralmente cancello dell’inferno) è il figlio prediletto di Fabio Fasola, vincitore di otto Sei Giorni di enduro e di un Rally di Tunisia. Concepita a settembre 2003, è andata in scena una prima volta a febbraio 2004: da allora, la prima metà di febbraio migliaia di appassionati si recano in pellegrinaggio al Ciocco per assistere alle gesta dei migliori enduristi. Ad alimentare il mito dell’Hell’S Gate contribuiscono sezioni del circuito entrate nell' iconografia come il Laghetto, una mulattiera sassosa con una pendenza vertiginosa, e la Cascata, una discesa verticale di quattro metri su una grata sotto la quale scorre una cascata. E ancora il Salamandra Creek, un torrente in piena in salita, e il Fosso del Fontana, una salita in una pineta, con due scalini esagerati ricoperti di sassi e muschio. Preludio al gran finale, una salita impossibile che si affronta quando la luce solare è svanita. Per varcare questa porta dell' inferno i concorrenti, anche il vincitore, vengono trainati per alcuni metri.

Graham Jarvis a Quarry, nell'ultimo giorno di gara della Red Bull Romaniacs
Graham Jarvis conquista la cava alla Romaniacs © Dmytro Vakulka/Red Bull Content Pool

3)Red Bull Romaniacs
Cyril Despres, vincitore di 5 Dakar in moto, l’ha inserita nella Top 3 delle gare di enduro più difficili al mondo. Giudizio che ci sentiamo di condividere perché a differenza delle precedenti il Romaniacs è costituito da 4 giorni di gara (più il prologo, simile alle gare di enduro indoor). A idearla è stato Martin Freinademetz, già campione del mondo di snowboard: il colpo di fulmine è scattato durante un giro con moto da enduro sui monti Carpazi nella regione della Transilvania (Romania). Nel 2004 la prima edizione, vinta dal già citato Despres che poi si sarebbe ripetuto altre 2 volte. Ma dal 2008 gli enduristi estremi hanno preso il sopravvento sui piloti di rally-raid. Ogni giorno i piloti affrontano dai 100 ai 200 km, restando in sella dalle 4 alle 9 ore. Davanti ai loro occhi si alternano foreste, minuscoli sentieri su strapiombi, cave, pascoli e ruscelli. Non avrà il grande pubblico delle gare in Occidente, ma le emozioni sono sempre assicurate.

Graham Jarvis Red Bull Sea to Sky 2014 Turchia enduro estremo
Jarvis dominatore della Red Bull Sea to Sky 2014

4)Red Bull Sea to Sky
Ultimo nato nella famiglia dell’enduro estremo, si è guadagnato in poco tempo una solida fama. Merito dell’ambientazione singolare che permette il passaggio da Kemer, cittadina nel sud della Turchia situata sul Mar Mediterraneo, agli oltre 2 mila metri del monte Olimpio della Misia. Nata nel 2010 per volere del locale club di enduro, ha ricevuto una decisiva spinta con l’ingresso nel 2011 di Red Bull. L’evento si articola in 3 giorni: si inizia con la gara sulla spiaggia, dove i concorrenti devono percorrere 8 giri. Il giorno dopo è la volta della Foresta, dove l’impegno sale a un’ora e mezza, degno antipasto per l’ultimo giorno: la gara della Montagna dell’Olimpo, con ordine di partenza ereditato dal giorno prima. Si riparte dalla spiaggia ma arrivano quasi subito le pietre, seguite dai torrenti: la salita si svolge in mezzo a ogni tipo di ostacoli, arbusti, rocce grandi quanto case, ruscelli e ghiaia. Chi riesce a superarli deve affrontare il sentiero degli scalatori fino alla cima alla stazione invernale più importante della Turchia: svolgendosi in ottobre, se non altro non nevica.

Alla Though One l'ultima ora di gara è al buio gara enduro estremo Inghilterra
Alla Though One l'ultima ora di gara è al buio

5)Tough One
Nato nel 2005 per volere di Steve Ireland, è una sorta di Hell’s Gate britannico. Inizialmente disputato a Nantmawr Quarry, poi trasferito in epoca recente a Cown Quarry e a Hawkstone Parks, torna quest’anno al luogo d’origine. Lo spettacolo inizia fin dal via con la partenza stile Le Mans: i concorrenti stazionano in piedi a una ventina di metri dalle moto che raggiungono di corsa. I piloti devono anche provvedere autonomamente al rifornimento: l’assistenza è vietata, così raggiunti i box, superata la prima metà di gara, gli iscritti impugnano una enorme tanica con cui riempiono il serbatoio. Il percorso vede l’alternanza di sabbia, rocce, radici e ostacoli artificiali (l’anno scorso persino auto e manichini). A rendere il tutto più complesso c’è l’ultima ora di gara al buio. In origine si gareggiava a gennaio, ma da un paio d’anni è stato posticipato a fine inverno, inizio primavera..

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