50 di questi Ucci, la leggenda vivente del rally

L'otto volte campione Paolo Andreucci compie 50 anni ma ha ancora la voglia di un ragazzino
di Paolo Sperati

Cinquanta di questi anni. E di questi Paoli. La leggenda vivente del rally, otto titoli italiani in bacheca. Paolo Andreucci è nato il 21 aprile 1965 a Castelnuovo Garfagnana, in provincia di Lucca, e ha festeggiato lo storico traguardo nel migliore dei modi. Con una vittoria schiacciante nell’ultimo Rally di Sanremo, seconda tappa del campionato italiano rally. Di cui è ovviamente campione in carica. La sua Peugeot 208 T16 cresce di gara in gara dopo che lo scorso anno è stata portata al battesimo internazionale proprio dall’asso toscano. Nonostante lo sviluppo da portare avanti con la belva del Leone (4 ruote motrici e 280 CV), Ucci ha conquistato il titolo nell’ultimo atto del Rally Due Valli, regalando l’ottavo iride costruttori anche a Peugeot Italia. Con la squadra ufficiale del Leone, supportata dal team Racing Lions dell’ex campione italiano Fabrizio Fabbri, Andreucci corre dal 2009 e da allora è stata un’epopea di successi: dai trionfi con la 207 S2000 fino a quello con la 208 T16 (Rally di Monza incluso).

Le gare di nascosto, Anna e il Tricolore

Il suo esordio sportivo avviene nel 1987 su una Renault 5 GT Turbo: nell’elenco iscritti figura come navigatore ma in realtà era lui a guidare e prima del ritiro era terzo sotto un diluvio universale. Qualche anno prima, sempre da quelle parti, aveva conosciuto il suo idolo, il campione Dario Cerrato a cui chiese di fare un giro rimanendo affascinato dalla bellezza del rally di cui avrebbe presto riscritto la storia. Niente male per uno che correva di nascosto con l’auto della mamma sfruttando il vecchio regolamento in cui era consentito gareggiare anche con vetture di serie. Ha dovuto aspettare 14 anni per conquistare il primo tricolore con la Ford Focus WRC ma l'attesa è valsa sicuramente la pena: soprattutto per l'incontro con la sua fedele navigatrice, la friulana Anna Andreussi, diventata inseparabile compagna in macchina e anche nella vita. Una coppia che ha firmato memorabili imprese compresi i due titoli con la Fiat Punto S2000 (2003 e 2006) e il pokerissimo con Peugeot. Senza di lei, lo ha ammesso lo stesso Paolo, non avrebbe vinto così tanto. Dichiarazione d’amore con attestato professionale incluso.

Battuto Tomba, doppia Accorsi e scala l'Etna

Sorriso e diplomazia sono le specialità di casa Andreucci che all’ironia abbina anche una gran dose di concretezza. Senza quella non si diventa campioni e non si corre fino a 50 anni. I suoi avversari non possono certo far conto sull’anagrafe perchè la voglia del veterano lucchese è ancora quella di un ragazzino: l’elisir di lunga vita è la passione e una dieta molto rigida in cui non mancano le famose bacche di Goji. Paolo avrebbe potuto scrivere il suo nome anche nella coppa del mondo di sci. Convocato nelle giovanili della Nazionale, si è tolto la soddisfazione di battere due volte in slalom un certo Alberto Tomba nel gruppo Toscana-Emilia, prima che un infortunio al ginocchio lo costringesse a cambiare disciplina. Recentemente ha fatto la controfigura di Stefano Accorsi sulla storica Peugeot 205 T16 in “The Italian Race”, un film sul mondo delle corse che uscirà nel 2015. L’apice, nel vero senso della parola, lo ha toccato alla fine dello scorso anno: dopo il successo nel CIR, è salito in cima all’Etna con la sua inseparabile 208 T16 emulando l’impresa di Ari Vatanen che, al volante della 405 Mi16, intraprese la scalata della Pikes Peak. Un video spettacolare che la casa madre di Peugeot ha voluto usare per una campagna di comunicazione in tutto il mondo.

© Courtesy of Peugeot Italia

Rally di Sardegna, regalo Mondiale by Peugeot

Per il suo 50esimo compleanno, Peugeot Italia gli regalerà la partecipazione al Mondiale durante il Rally di Sardegna. Per Ucci è un meritato ritorno sul palcoscenico iridato, già saggiato nel 1988 quando all’esordio chiuse ottavo il Rally del Portogallo sulla Lancia Delta Integrale a fianco di Carlo Cassina. Un Mondiale mai più affrontato, se non come wild card nelle tappe nostrane, soprattutto per mancanza di budget. Forse un segno del destino: in questo modo l’Italia del rally ha potuto gustarsi in pieno le imprese del suo eterno campione.

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