I più grandi piloti del WRC, scelti dagli esperti

Chi è il migliore di sempre nel rally? L'abbiamo chiesto a un po' di amici che ne sanno
di Red Bull Team

Riparte dall’Argentina il Mondiale WRC 2015. Tappa numero 4 di una stagione che finora ha avuto un dominatore assoluto, lo stesso delle ultime due annate: Sébastien Ogier.
Con i suoi due titoli consecutivi e i 27 rally vinti in carriera, il 32enne di Gap è sulla buona strada per essere annoverato, magari tra qualche anno, tra gli eroi di questo sport.
E visto che di eroi ognuno ha il suo, alla vigilia dell’appuntamento di Cordoba redbull.com ha interrogato gli addetti ai lavori per scoprire i loro eroi personali e la macchina che più di tutte li ha fatti sognare. Partendo, visto che siamo in Italia, da una voce italiana, che di motori, non solo offroad, ne sa come pochi.

Nicola Villani, commentatore per Eurosport del Rally Dakar e dell'ERC - European Rally Championship (e molto altro)

Eroe personale: Sandro Munari
Auto iconica: Lancia Stratos

Il pilota più forte della storia? Come al solito, ne potremmo parlare per ore. Anche nei rally, come in ogni altra disciplina del Motorsport, è difficile fare paragoni, soprattutto tra campioni di epoche diverse.
Se parliamo invece di quello preferito, che non per forza è quello che ha vinto di più, allora non ho dubbi: scelgo Sandro Munari. Nel 1977 ha conquistato la Coppa FIA (non c’era ancora il Mondiale Piloti...) e ha vinto ben quattro volte “il rally” per eccellenza, quello di Montecarlo. La sua straordinaria carriera è legata a doppio filo a una vera icona, la Lancia Stratos: bella, sexy, velocissima ma soprattutto difficile da portare al limite. Era ancora un’auto “analogica”, senza tutta l’elettronica di quelle odierne. Alcuni piloti dell’epoca la definirono “inguidabile”; lui invece sapeva come tenerla a bada, ma senza maltrattarla, e insieme hanno vinto tanto. Si sarebbero divertiti anche lungo le strade insidiose del Rally d'Argentina che sta per arrivare, oggi uno dei più lunghi in termini di chilometri per speciale. Ma per il “Drago” non sarebbe stato un problema: ai suoi tempi si gareggiava di notte e si stava in macchina anche 36 ore di fila...

Nel primo video, il magico connubio Munari-Stratos in azione sulle strade dei rally anni '70

Becs Williams - Giornalista e conduttrice di WRC Live

Eroe: Sébastien Loeb
Auto iconica: Citroën (scegliete voi tra Xsara, C4 o DS3)

Nel WRC si sono visti piloti incredibili nel corso degli anni. Ari Vatanen, Colin McRae, Markku Alén, Carlos Sainz and Michèle Mouton sono tutti nella lista dei miei eroi, ma se devo sceglierne uno dico Sébastien Loeb. Ho iniziato la mia carriera nel WRC nello stesso periodo in cui Loeb faceva il suo ingresso nel Mondiale. Mi sono messa comoda e ho ammirato a bocca aperta la sua crescita continua, che l'ha portato a diventare il dominatore del WRC. La vittoria del settimo Mondiale a casa sua, in Alsazia, ha sigillato la mia devozione per lui. Dopo quasi un decennio in cui veniva descritto come una “macchina”, è arrivato alla fine dell’ultima prova con tutti i suoi amici e la famiglia che lo aspettavano, ed è scoppiato in lacrime. E’ stato incredibile vedere quel lato così personale di un campione solitamente molto riservato.

Faceva sembrare tutto facile - e non lo era.

Sono molte le cose che lo rendono speciale: l’incredibile abilità di guida, la capacità di adattarsi a ogni situazione, di leggere la strada e agire di conseguenza. Univa un’incredibile determinazione al successo con quell’attitudine “guido perché mi diverto” che gli permetteva di affrontare nel modo giusto anche i momenti negativi. E poi quello spirito combattivo che non sembra abbandonarlo ancora oggi. Faceva sembrare facile tutto quel che faceva, e facile non lo era.

In questo video, la puntata della serie “I più grandi del WRC” dedicata a Loeb

© Flavien Duhamel/Red Bull Content Pool

David Evans - Redattore rally per Autosport e Motosport

Eroe personale: Colin McRae
Auto iconica: Subaru Impreza in livrea 555

1995, Rally di Gran Bretagna: un duello testa-a-testa tra Colin McRae e Carlos Sainz che valeva il Mondiale. E come se non bastasse un finale di stagione così, c’erano varie sotto-trame: erano compagni in Subaru, e nella tappa precedente in Spagna un ordine di scuderia aveva deciso che dovesse vincere lo spagnolo Sainz, con McRae secondo. Insomma l’attenzione per quel rally fu spasmodica.
Si parte, e McRae perde subito due minuti nella prova in territorio scozzese. Ma reagisce, recupera, supera Sainz in Galles e arriva a Chester vincendo il rally e diventanto il primo britannico campione del mondo. Epico.

Era il pilota più veloce al mondo e voleva dimostrarlo in ogni curva di ogni speciale.

Il deciso rifiuto di McRae di accontentarsi del secondo posto, quando le possibilità di vittoria erano ormai ridotte al lumicino, è ciò che lo rende speciale per me. Era il pilota più veloce al mondo e voleva dimostrarlo in ogni curva di ogni speciale.

Ecco un contributo filmato prezioso, una vera lezione di rally con il maestro Colin in persona

© Subaru

Anthony Peacock - Direttore creativo di Mediatica ed ex caporedattoreRally per Autosport

Eroe personale: Markku Alén
Auto iconica: Lancia Delta integrale

Perché Allen? Perché è un finlandese italico. Univa la velocità pura dei finnici con la passione e il colore degli italiani. Ovviamente non ha nulla di italiano, quanto a origini, ma ha guidato per Fiat e Lancia per oltre 15 anni e parla un italiano fluente.
Alén fu il primo pilota a tirar fuori la frase “maximum attack”, sempre all’attacco, e ne fece una vera filosofia - infatti solo negli ultimi anni Sébastien Loeb è riuscito a battere il suo record di vittorie totali in prove speciali del WRC! Markku era semplicemente tremendamente veloce, su una macchina da rally

Alén fu il primo pilota a uscirsene con la frase “maximum attack”.

Mi ricordo ancora la prima volta che l’ho visto guidare, al rally di Gran Bretagan del 1987, avevao 12 anni ed è un ricordo indelebile. 15 anni dopo, lavoravo per Autosport, Alén doveva esibirsi in un evento della Lancia Stratos all’Autosport International Live Action Show a Birmingham, e mi chiese di accompagnarlo. Feci l’errore di salire in macchina con lui per un giro di prova, in teoria solo per scaldare i freni e verificare che l’auto fosse a posto. E invece furono 5 minuti di assoluto teppismo automobilistico. L’esperienza più incredibile che abbia mai fatto a bordo di una macchina.

Ecco Alén impegnato a dimostrare tutte le sue doti di guida al volante di una Ferrari FF sulla neve.

© Volkswagen Motorsport

Julian Porter - Reporter di WRC TV

Eroe personale: Sébastien Loeb
Auto iconica: una qualunque delle sue Citroën

Sono due i momenti che hanno consolidato la mia ammirazione per Loeb. Uno è il secondo giorno al Rally di Nuova Zelanda del 2010. Loeb aveva fatto un errore, perdendo parecchio tempo. All’inizio della seconda giornata, era sesto in classifica. Alla sera, era già risalito in seconda posizione, dopo aver vinto 6 delle 8 speciali. Fu davvero incredibile vedere quanto andava veloce quel giorno.

Nonostante tutti i suoi successi, è sempre rimasto lo stesso - sempre disponibile e coi piedi per terra.

Il secondo momento, quello stesso anno al Rally di Francia. Che per l’occasione venne spostato in Alsazia, la sua terra d’origine, proprio in suo onore. Rimase in testa dall’inizio alla fine, vincendo il rally e il titolo mondiale nella sua città natale, Hagueanau. Non credo possa esserci di meglio nella carriera di un pilota.
La cosa che più ammiro di Loeb è il suo desiderio di vincere, ma non a ogni costo; era molto coraggioso, ma anche abbastanza lucido ad esempio per ammettere che in posti come la Finlandia, specie nei primi anni, non era preparato per assumersi tutt i rischi necessari. Sul piano personale, poi, apprezzo che nonostante tutti i successi ottenuti sia rimasto sempre lo stesso . sempre disponibile e coi piedi per terra.

© Garth Milan/Red Bull Content Pool

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Rally Argentina, Sébastien Loeb
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