Training Like a Pro: Giacomo Redondi

Dall'allenamento all'alimentazione, i consigli per andare più forte del giovane talento dell'Enduro
di Guido Guenci

Vabbè dai, che ci vuole? Sali in moto, accendi, giri la manopola del gas e il resto va da sè.
Tra i tanti luoghi comuni sul motorsport, l’idea che si tratti di discipline poco faticose e che non richiedono una preparazione fisica specifica e intensa è una delle più fastidiose. Soprattutto per chi quegli sport li pratica, da professionista.
Per smentirla una volta per tutte, ci siamo rivolti a Giacomo Redondi, professione endurista, con discrete soddisfazioni a dispetto dei soli 22 anni, vedi il titolo Mondiale Junior in Superenduro nel 2014.

Giacomo Redondi FIM SuperEnduro World Championship
Giacomo Redondi FIM SuperEnduro World Championship © Future 7 Media / Red Bull Content Pool

1. La programmazione

E’ complicato per me parlare di programmazione, perché di fatto da due anni, facendo sia SuperEnduro che la stagione outdoor, non ho una vera stagione OFF. Sono sempre in moto.
Per cui da quando ho iniziato col SuperEnduro in inverno, ho dovuto cambiare tutto. Non c’è più un periodo dedicato al lavoro di carico in palestra, c’è una preparazione e un allenamento continui basato su corpo libero e cross-fit, e su tanta corsa, più che sul carico. In palestra, a faticare davvero, ci vado solo quando ho più di due settimane di pausa. Mi manca ogni tanto quel tipo di lavoro, ma devo dire che avendo fatto una buona base fin da piccolo non ho avuto grossi problemi. In compenso sono diventato molto più agile che era quel che mi serviva.
Quest’anno in realtà è stato ancora diverso perché il periodo off l’ho avuto quando mi hanno dovuto operare al mignolo: mi son fatto male all’ultima gara del mondiale in Francia, mi hanno messo una placca con 5 viti. Ma lì ne ho approfittato per riprendermi e andare in America, ad allenarmi con Cody Webb, bellissima esperienza anche se tutto un po’ di fretta.

2. L’allenamento fisico

In questa nuova routine, all’inizio ho fatto fatica, erano tutti esercizi a corpo libero cui non ero abituato. Pian pianino son migliorato, e ora lo trovo più divertente dell’andare in palestra con le macchine.
Faccio tre volte a settimana cross-fit, alterno con la bici o con la corsa. Ogni settimana facciamo una scheda di preparazione ad hoc tenendo conto di quante gare ci sono nelle settimane successive, per non sovraccaricare troppo prima delle gare stesse. Se ci sono gare, in bici faccio solo scarico, sui 50km, se invece c’è un pausa lunga nel calendario faccio sui 100-150km, due o tre volte alla settimana. Mi piace moltissimo andare in bici, esco molto spesso con Davide Guarneri, abitiamo a 7 km di distanza.
Ovviamente faccio tanta moto, tutti i giorni nei periodi di gara, magari un po’ meno quando non ci sono appuntamenti imminenti. In estate e a gennaio faccio anche tanto motocross, che è lo sport con cui ho iniziato e mi piace ancora molto. Mentre sempre in estate vado volentieri in wakeboard e jet-ski, abitando vicino al lago.
Per entrare un po’ più nello specifico del mio allenamento, faccio crossfit insanity, tanto stretching e posture, ed esercizi di stabilità e allungamento in palestra, soprattuto per la schiena che è ovviamente la parte più esposta a sollecitazioni nel mio sport.
Uso tanto la fitball. Ho molti amici che fanno sci, ad esempio le sorelle Fanchini, e mi alleno a volte con loro. Loro la usano tanto, ho iniziato a usarla anche io e ho visto che mi aiuta tanto a migliorare stabiltià, equilibrio, a gestire meglio la moto su salti, piete e ostacoli vari.

3. Alimentazione

La dieta è quella classica mediterranea, carboidrati a mezzogiorno e proteine alla sera. Alla mattina una colazione abbondante con shaker di proteine, yogurt greco e fette biscottate con marmellata.
Nei giorni di gara è più difficile seguire questo schema, anche perché in gara di solito non abbiamo lunghe pause. Faccio una colazione ancora più forte alla mattina con due uova, durante la gara mangio fette biscottate con nutella tra una manche e l’altra, o delle barrette di carboidrati. Subito dopo la gara, se non è tardi mi concedo dei carboidrati, e la sera proteico.

4. Integratori

Uso molto le barrette, come detto. Dopo la gara, sali minerali e uno shaker di proteine. Se sono molto molto stanco ricorro anche a una bustina di recupero, quelle cose tipo After competition, After Workout.
La mattina di gara, è ormai diventato un rito scaramantico bere red bull poco dopo sveglio, anche alle 8 e mezza. Ma oltre al rito, c’è il fatto che mi aiuta parecchio, specie quando sono ancora un po’ addormentato. Li uso anche in gara. Tra una prova e l’altra bevo molta acqua, ma appena prima delle speciali la lattina di Red Bull fresca è sempre pronta, perché ti da energia che puoi usare subito. Se sento di averne bisogno, la prendo.

Giacomo Redondi SuperEnduro Spagna 2014
Redondi nella tappa spgnola del SuperEnduro © Future 7 Media/Red Bull Content Pool

5. La testa

Devo dire che l’aspetto mentale non lo curo particolarmente. Non ho esercizi di rilassamento, training. Per la motivazione, quando mi sto allenando mi aiutano molto la presenza e l’incitamento del mio allenatore e preparatore, mi fan tirare fuori quelle ultime energie che senza quell’aiuto forse terresti dentro.
Prima della gara non faccio particolari esercizi mentali. Tipo ripassare il percorso non mi serve, e serve poco in generale nella nostra discplina, perchè tutta la settimana prima delle gare, dal lunedì al venerdì, lo faccio di continuo camminando, e ora della gara lo conosco meglio di casa mia.

6. La gara

Il giorno di gara c’è la gara, niente altro. Sono giornate molto intense per noi, si inizia alle 9 e si corre fino alle 5. Tutto quel che faccio è cercare di restare concentrato, al massimo penso un po’ ai punti più brutti delle varie speciali, per poterli affrontare al meglio.
Come dicevo non ho esercizi e riti, a parte la Red Bull quando mi sveglio.

7 . Sacrifici

Sembrerà una frase fatta, ma non mi pesano molto. Amo il mio sport e lo faccio tranquillamente. Forse mi aiuta anche il fatto che tutti i miei amici sono atleti e quindi facciamo più o meno la stessa vita, non c’è quella roba per cui dici “cavoli io sono qui che fatico e loro a casa a far la bella vita”. L’unica cosa è che facciamo sport diversi, che seguono stagioni e ritmi diversi, ad esempio loro sono spesso all’estero in estate per training e campus, mentre io magari vado via a gennaio-febbraio, per cui ogni tanto sento la loro mancanza. La mancanza della famiglia la sento poco invece, perché mia mamma viene sempre con me. E poi a me piace un sacco stare in giro, visitare posti nuovi quindi non mi pesa. Mi piace troppo il mio sport per pensare ai sacrifici.

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