Desert Wings 2016

10 motivi per cui non puoi perderti la Dakar 2016

Il bivacco più famoso del motorsport sta per riaprire: qualche valida ragione per farci un giro
Adam Malysz prova la X-Raid MINI al Rally OilLibya, in vista della Dakar Rally 2016
Adam Malysz scatena la sua X-Raid Mini nel deserto © Marian Chytka/Red Bull Content Pool
di Red Bull Team

Meno di un mese al via della Dakar 2016, tempo di dare una bella lucidata ai nostri occhialoni da deserto per un nuovo viaggio tra le dune sudamericane.
Se siete poco esperti di rally raid, e siete in cerca di qualche emozione a scoppio mentre gli altri motorsport sono in pausa, allora date un’occhiata qui sotto e scoprite perché non potete perdervi quel che succederà a partire dal 2 gennaio.

1. La leggenda forgiata nell'inferno del deserto

La storia della Dakar inizia un paio di anni prima della edizione ufficiale numero 1. La ruota cominciò a girare quando il biker francese Thierry Sabine rimase bloccato per diversi giorni nel deserto libico, durante il rally Abidjan-Niza. Invece di appendere il casco al chiodo, quell’esperienza stimolò ulteriormente la fame di avventura di Sabine. Il francese organizzò quindi la prima Parigi-Dakar, 1979, e continuò a farlo fino a quando non morì in un incedente in elicottero mentre seguiva la gara del 1986. Un inizio da leggenda, insomma, per la gara prresto diventata leggendaria.

2. Kamaz continua a spingere

Lo spettacolo dei camion che si inseguono tra dune, altipiani e immense distese di sale è qualcosa di unico nel motorsport, e lo potete vedere al meglio solo alla Dakar. A dominare lo show, da diversi anni, è il team russo Kamaz, che nel 2015 s’è preso l’intero podio con una fantastica tripletta.
Quest’anno, il capitano Vlaldimir Chagin - lui stesso detentore del record di sette successi in un’unica classe - invierà le sue truppe in Sud America con l’obiettivo di ripetere l’impresa, affidando il volante a Ayrat Mardeev (vincitore nel 2015), Andrey Karginov (primo nel 2014), Eduard Nikolaev (suo il 2013) e Dmitry Sotnikov.

3. Il colore dei tifosi locali

Lo show alla Dakar non si limita alla gara, ma si estende ai fan del motorsport sudamericani che con la loro coloratissima passione sostengono i concorrenti dalla partenza all’ultimo traguardo. La Dakar 2016 prenderà il via da Buenos Aires, città natale di uno dei miti assoluti del motorismo sudamericano, Juan Manuel Fangio. Aspettatevi una folla numerosa e rumorosa pronta a salutare i partecipanti pronti a imbracarsi in un viaggio di 10.000 km attraverso Argentina e Bolivia

4. Nasser a caccia del bis

Tra le auto, occhi puntati su Nasser Al-Attiyah e sul suo navigatore Mathieu Baumel, che non sono solo i campioni in carica della Dakar, ma quest’anno hanno pure conquistato il titolo nella FIA Cross-Country World Cup. La coppia specialista del deserto si ripresenta in Sud America a bordo della MINI X-raid usata per vincere la Dakr 2015, e sono puntualmente tra i favoriti della vigilia.

5. Sébastien Loeb si unisce alla festa

Tra le attrazioni principali di questa edizione, c’è senza dubbio il debutto di Sébastien Loeb. Un uomo che è già un mito del motorsport, grazie ai 9 titoli mondiali consecutivi nel WRC. Ora il salto nel cross-country, e l’approdo alla Dakar, perché lo sa anche lui, le grandi leggende si forgiano nel deserto del rally-raid più famoso al mondo. Ad accompagnarlo in questa avventura, il suo co-pilota di una vita, Daniel Elena, che siederà al suo fianco anche sulla Peugeot 2008DKR

6. Tre piloti, 17 vittorie alla Dakar

Nel Team Peugeot Total, Loeb troverà campagni che quanto a mito hanno poco da invidargli, e che di esperienza alla Dakar ne hanno già a pacchi. Stéphane Peterhansel, Carlos Sainz e Cyril Despres vantano qualcosa come 17 vittorie complessive in questo rally-raid, e dopo la mezza delusione del 2015, sono motivati e riprendersi il posto che gli spetta: in alto. Ad accompagnarli, come navigatori, saranno rispettivamente Jean-Paul Cottret, Lucas Cruz and David Castera.

7. Preparate gli ombrelli: parola del Niño

I piloti devono preparasi a temperature che sul percorso raggiungeranno facilmente i 45 gradi, ma anche alla possibilità di cambiamenti climatici improvvisi. Le pesanti piogge attorno al Salar de Uyuni nella scorsa edizione hanno causato problemi a molti equipaggi, che hanno scoperto a loro spese che acqua salata e motori a scoppio non vanno molto d’accordo. Quest’anno potrebbe essere peggio: la minaccia del famigerato El Niño ha già portato alla cancellazione delle tappe peruviane previste nel 2016, e potrebbe avere un impatto pesante anche su molte tappe in Argentina e Bolivia.

8. Un nuovo padrone tra le moto

Le ultime 10 edizioni della Dakar sono state vinte, tra le moto, o da Cyril Despres o da Marc Coma. Quest’anno, nessuno dei due vincerà: Despres come detto è passato alle 4 ruote, mentre Coma è sceso dalla moto e seguirà la corsa come membro dell’organizzazione. Porte spalancate quindi per chi già negli ultimi anni ha insidiato il dominio dei due fenomeni, in un elenco di favoriti che vede ai primi posti Matthias Walkner (KTM), Joan Barreda (Honda) e Hélder Rodrigues (Yamaha). Ma attenti a un rookie come Ivan Cervantes, che a 33 anni e dopo quattro mondiali enduro in 5 anni ha deciso finalmente di presentarsi pre la prima volta al via del rally raid.

9. Uno scenario fuori dal mondo

La Dakar è uno degli eventi cui qualunque fotografo di sport sogna di lavorare, perché anno dopo anno offre opportunità incredibili per scatti meravigliosi. Immortalare gli atleti messi a dura prova su alcuni dei terreni più inospitali, e al tempo stesso suggestivi, del pianeta, è uno dei plus della Dakar. E molte di queste immagini potrete vederle proprio qui su redbull.com/ motori.

10. Arrivare, la prima vittoria

E’ ormai diventato un cliché dire che alla Dakar arrivare al traguardo finale è di per se stesso un trionfo: anche i concorrenti con più esperienza e che possono sperare nella vittroia, sanno che questo rally può finire prematuramente anche quando meno te lo aspetti. Con le giornate di gara che iniziano alle 5 del mattino e prevedono in media 1.000 km di percorso, lo stress fisico e mentale può farsi insopportabile in qualunque momento. Dicembre è il mese in cui i partecipanti sono tenuti a concludere il loro piano di allenamento, con l’obbiettivo di presentarsi e Buenos Aires al top della forma. Il che, appunto, non è garanzia di arrivare alla fine. Perchè se c’è una gara, nel motorsport, in cui vale il detto sai quando parti, ma non se e quando arrivi, be’ questa è senz’altro la Dakar. E anche solo per questo, vale la pena seguirla.

Leggi di più
Prossima Storia