Rally Dakar, una questione (anche) di sicurezza

Massimo 150 km/h per i camion, cilindrate limitate per le moto, l'Iritrack e il Sentinel per tutti
di Giovanni Cortinovis

Quando una competizione è ribattezzata dagli stessi organizzatori L’Odissea difficilmente può essere considerata una passeggiata. Il soggetto in questione è la Dakar, etichettata in questo modo dall’Aso (Amaury Sport Organisation) che dal 1994 ha rilevato la gestione dell’allora maratona africana. Nonostante il trasferimento nel 2009 in SudAmerica, la Dakar continua infatti ad essere un’esperienza ai limiti dell’impossibile sia per i veicoli che per i partecipanti. Purtroppo, talvolta ci scappa il morto e in men che non si dica si riattiva il circolo mediatico di quanti la accusano di essere una corsa anacronistica. Eppure negli ultimi anni molto è stato compiuto sul versante della sicurezza del pubblico e dei concorrenti.

Adam Malysz in azione alla Dakar 2015
Adam Malysz in azione alla Dakar 2015 © Kin Marcin/Red Bull Content Pool

Quando era ambientata in Africa, la Dakar aveva un pubblico ridotto ai minimi termini: spesso i concorrenti percorrevano decine di chilometri senza incontrare anima viva e gli abitanti non erano soliti spostarsi per assistere al passaggio dei concorrenti. In SudAmerica, invece, l’entusiasmo popolare non tende a scemare e il passaggio della Dakar rappresenta un’occasione di festa per anziani e bambini, uomini e donne. A detta dell’Aso alla Dakar 2015 hanno assistito in strada 4,8 milioni di persone. Per sensibilizzare gli spettatori sui comportamenti da tenere ogni anno è prevista una campagna sui quotidiani nazionali e locali dei paesi attraversati. Analogo scopo hanno i 400 mila volantini dell' Agenzia Nazionale della Sicurezza Stradale argentina, 2.500 messaggi radio, i video in tv e su Internet e i post sui social. Sul pubblico vigilano 22 mila tra gendarmi e poliziotti e 5 veicoli dell' organizzazione mettono in sicurezza il percorso: nelle 60 aree da cui ammirare in sicurezza il passaggio, operano 30 persone e 15 veicoli governativi.

Una cartina mostra le zone riservate al pubblico
Una cartina mostra le zone riservate al pubblico

Talvolta però a mettere in pericolo la vita degli spettatori sono tutti i veicoli di contorno alla Dakar: solo i giornalisti accreditati sono 1.400 in rappresentanza di 332 testate. A questi si aggiungono le centinaia di veicoli di assistenza dei team. Per questa ragione tutti i guidatori, così come i concorrenti, devono firmare una Carta di Sicurezza in cui si impegnano a guidare in maniera responsabile e a rispettare il codice della strada. Tutti questi veicoli sono dotati di un sistema elettronico di bordo, chiamato Trippy, che rileva le velocità tenute durante la giornata: a fine tappa questi valori vengono confrontati con i limiti in vigore nei diversi tratti del trasferimento. In caso di discordanza i giornalisti rischiano la revoca dell’accredito mentre per i veicoli di assistenza possono essere emesse multe e penalità (inclusa la squalifica) che vanno a colpire i concorrenti del team incriminato.

Uno dei Daf 95 X1 con motore da 1.220 Cv
Uno dei Daf 95 X1 con motore da 1.220 Cv

Per abbassare drasticamente la probabilità di eventi luttuosi i cambi regolamentari approvati nel corso degli anni hanno calmierato le velocità di camion e moto. Per i bestioni fu decisivo il terribile incidente che alla Dakar del 1988 coinvolse il Daf 95 Turbotwin X1 del team olandese di Jan de Rooy. Forte di due motori da 11,6 litri con 3 turbo (1.220 Cv), è considerato il camion più potente di tutti i tempi. Ma durante la settima tappa fu vittima di un terribile schianto a 180 km/h che costò la vita al navigatore Kees Van Loevezijn. Da allora i camion non possono superare i 150 km/h. Per le moto invece vige dal 2012 il limite di 450 cc mentre i quad a 2 ruote motrici possono arrivare a 750 cc e quelli a 4 ruote motrici a 900 cc. Per tutti, auto incluse, sono poi previsti limiti (30 o 50 km/h) per l' attraversamento dei centri abitati: con il Gps si rilevano eventuali violazioni, a cui corrispondono penalità (da 1 minuto a un’ora più una multa da 100 a 1.500 euro), direttamente proporzionate al superamento, fino alla squalifica per recidiva.

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Il sistema Sentinel è essenziale per i piloti © Florencia Bouza

Altrettanto importante è la gestione degli incidenti, per favorire l’arrivo dei soccorsi nel minor tempo possibile. L’incidentato o i piloti che seguono, nel caso in cui la vittima sia privo di conoscenza, sono invitati a premere il pulsante dell' Iritrack, posizionato su ogni mezzo in gara. In tal modo segnalano la torre di controllo del rally, operativa 24 ore al giorno con 35 persone, l’incidente chiedendo l’aiuto dei soccorsi: se necessario si alza in volo uno dei 5 aerei ambulanza o accorre uno dei 16 veicoli medici. In tal modo possono ricreare sul posto un mini ospedale da campo dotato di strumenti di emergenza. Inoltre, per prevenire gli impatti tra veicoli che procedono a diversa andatura, ogni veicolo ha a bordo un dispositivo, il Sentinel, che avverte il pilota dell' arrivo alle sue spalle di un mezzo più veloce. Infine, per evitare contatti indesiderati tra auto e moto negli ultimi due anni gli organizzatori hanno differenziato molto i percorsi per le 2 e le 4 ruote.

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