5 gialli alla Dakar: tra auto rubate e squalifiche

Dal furto della 405 di Vatanen, alla scomparsa del figlio della Thatcher, all'esclusione di De Petri
di Giovanni Cortinovis

La storia della Dakar è contrassegnata da grandi imprese e memorabili fallimenti, sorrisi e lacrime. Complice la scarsa copertura mediatica, specie durante le edizioni africane, il celebre Rally Raid presenta però anche alcune pagine buie. Dei veri e propri gialli, casi ancora irrisolti, almeno in parte. Vicende finite nel dimenticatoio ma che all’epoca avevano scatenato la morbosa curiosità dei giornali di tutto il mondo, desiderosi di ricostruire la verità. Alla vigilia dell’edizione 2016 della Dakar ricostruiamo 5 dei casi più incredibili.

Le due Peugeot 405 T16 alla Dakar del 1988
Le due Peugeot 405 T16 alla Dakar del 1988

1) Il furto dell’auto di Vatanen

Vincitore della Dakar 1987 con la 205 T16, Ari Vatanen si presenta all’edizione 1988 con la nuovissima 405 T16. Vince le prime 3 tappe, portandosi subito al comando e restandovi fino alla 13esima tappa. Ma a Bamako, capitale del Mali, la sua Peugeot sparisce durante la notte. Ai vertici del team arriva persino una richiesta di riscatto di 25 milioni di franchi. Le ricerche sono frenetiche e l’auto viene ritrovata tra le dune, a 5 km dall’aeroporto. Nel frattempo Jean Todt era stato rassicurato dagli organizzatori che in caso di ritrovamento Vatanen sarebbe potuto ripartire. Il finlandese prende il via quando però i 30 minuti di ritardo concessi dal regolamento sono scaduti. I rivali protestano e il giorno dopo Vatanen viene squalificato. Il furto del secolo o una burla mal riuscita? Ancora oggi il mistero è irrisolto.

Lo sfortunato francese Pascal Terry
Lo sfortunato francese Pascal Terry

2) La morte di Pascal Terry

Il 49enne motociclista francese viene trovato morto nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2009, a 700 metri dal tracciato, in un campo dell’azienda agricola El Charolais (Argentina). Il suo corpo giace a una quindicina di metri dalla sua Yamaha: fatale un arresto cardiaco causato da un’edema polmonare. Si erano perse le sue tracce nella tappa del 4 gennaio. Quel giorno Terry è vittima di una caduta e a mezzogiorno informa con l’Iritrack la direzione gara di aver finito la benzina: probabile che si fosse danneggiato il serbatoio. In seguito segnala di aver ricevuto il carburante da un altro concorrente. Ma non riparte e alle 17.13 attiva la balise escludendosi dalla gara e richiedendo l’intervento dei soccorsi. L’organizzazione lo richiama, inutilmente, alle 18.38 e alle 19.14. Ma incredibilmente le ricerche cominciano solo la mattina seguente. Qualcosa nei soccorsi non ha funzionato.

I sistemi Balise e Iritrack sulla KTM 450 Rally di Jordi Viladoms alla Dakar 2016
Balise e Iritrack sulla moto di Viladoms © Flavien Duhamel/Red Bull Content Pool

3) La scomparsa di Mark Thatcher

Alla Parigi-Dakar del 1982 prende il via il figlio di Margaret Thatcher, figlio del Primo Ministro Britannico. Il 28enne ha già partecipato a due edizioni della 24 Ore di Le Mans, senza mai tagliare il traguardo. In Africa si presenta senza alcuna preparazione specifica nelle vesti di navigatore dell’esordiente Anne-Charlotte Verney. La loro Peugeot 504 Dangel smarrisce la rotta durante la tappa Tim-Timeaouine, in Algeria. Il camion-scopa non riesce a rintracciarli e il governo francese si attiva per trovare un aereo per le ricerche. Ma gli algerini negano il permesso di sorvolo del loro territorio a velivoli transalpini. La Lady di Ferro viene vista piangere in pubblico, evento rarissimo. Alla fine vengono ritrovati sani e salvi, dopo 5 giorni, da un C-130 Hercules dell’Esercito algerino. Thatcher Jr. non si degna nemmeno di ringraziare i suoi salvatori.

Il figlio di Margaret Thatcher alla Dakar 1982
Il figlio di Margaret Thatcher alla Dakar 1982

4) L’annullamento dell’edizione 2008

La trentesima edizione della Dakar, che sarebbe dovuta partire da Lisbona, viene annullata per ragioni di sicurezza ad un solo giorno dalla partenza. Decisive le pressioni del governo francese, preoccupato per l’attraversamento della Mauritania, sede di 8 tappe della Dakar 2008. Alla vigilia di Natale, 4 francesi erano stati assassinati in Mauritania da militanti del ramo di Al Qaida nel Magreb islamico. Se fosse accaduto il minimo incidente durante la gara, i vertici dell’Aso.che la organizza dal 1994, sarebbero stati subissati dalle polemiche. Una decisione sofferta che delude i concorrenti, a cui l' Aso spiega: «Non si corre perché il governo francese dice che non è sicuro, l' organizzatore è francese e francesi sono anche gli sponsor». Delusa anche la città portoghese di Portimao che chiede 1,5 milioni di euro come risarcimento. Ma perché deciderlo alla vigilia?

Karginov attraversa un passaggio tra le rocce con il camion del KAMAZ Master Team alla Dakar
Karginov attraversa un passaggio tra le rocce © Frederic Le Floch / DPPI

5) L’esclusione di De Petri

Con 19 speciali vinte, di cui 6 nell’edizione del 1990, Ciro De Petri è l’italiano che ha vinto più tappe alla Dakar. Alla Parigi-Algeri-Dakar del 1987 il bergamasco è l’uomo di punta della Cagiva. Vince la quarta e la quinta tappa ma a metà competizione la sua Elefant 850 ha un problema alla frizione. Il compagno Franco Gualdi si ferma per aiutarlo nel deserto: i due si sarebbero scambiati le moto, invertendo i numeri di gara per farla franca ma vengono immortalati da un fotografo transalpino posizionato su un elicottero. Questi, per insabbiare la vicenda pretende una ricompensa in denaro, ma i vertici Cagiva non si prestano allo scambio. La foto finisce nelle mani degli organizzatori che squalificano De Petri e Gualdi. La Cagiva invece ha sempre negato lo scambio di moto, sostenendo che i numeri di telaio non sono stati controllati a fine tappa.

Il bergamasco Ciro De Petri, 19 tappe vinte
Il bergamasco Ciro De Petri, 19 tappe vinte
IN QUESTA STORIA
Dakar Rally 2016
Leggi di più
Prossima Storia