Vecchi leoni e rookie nel gotha della Dakar

I 12 trionfi di Peterhansel e il primo di Price. La sorpresa Svitko e gli exploit di Loeb e Hirvonen
Stéphane Peterhansel festeggia la vittoria alla Dakar 2016
Giorno 15: E fanno 12 © Flavien Duhamel/Red Bull Content Pool
di Giovanni Cortinovis

La tradizione e la novità: l’albo d’oro della Dakar 2016 non si è fatto mancare nulla. Da una parte il 15° trionfo consecutivo della KTM e il 12° successo di Stéphane Peterhansel, dall’altra la vittoria dell’australiano Toby Price, primo non europeo a conquistare la Dakar in moto. Per raggiungere quota 12 trofei, due in più di tutti quelle ottenuti dall’Italia in 37 edizioni, il francese ha avuto bisogno di 27 partecipazioni.

Price invece ha vinto alla sua seconda apparizione: d’altra parte, già l’anno scorso all’esordio aveva sorpreso tutti vincendo la penultima tappa, da Termas de Rio Hondo a Rosario, e conquistando il terzo gradino del podio. L’Argentina evidentemente gli porta bene perché due mesi fa, l’australiano aveva vinto la classe E3 alla 6 Giorni di Enduro disputata a San Juan, cittadina occidentale del paese sudamericano.

Oltre al successo in sé, Price può gioire per la scelta degli organizzatori che quest’anno hanno deciso di raddoppiare il premio in denaro per il vincitore: mentre l’anno scorso il successo ha fruttato a Marc Coma 25mila euro, ora Price se ne aggiudica 50mila che gli verranno pagati entro il 31 marzo. Un aumento non da poco considerando che il montepremi complessivo destinato alle moto è passato da 156.000 a 192.500.

Ma ha di che essere contento pure lo slovacco Stefan Svitko che con il secondo posto si porta a casa 25 mila euro. Dopo la terza giornata il 33enne di Dolky Kubin si è trovato addirittura al comando della gara. Poi ha alternato tappe buone ad altre meno buone, con l’apoteosi della speciale da Belen a La Rioja vinta con quasi 3 minuti di vantaggio sugli inseguitori.

Stefan Svitko durante la tappa 12 della Dakar 2012 da Arequipa a Nazca, Perù
Svitko conquista un gran secondo posto © Marcelo Maragni/Red Bull Content Pool

Fuori dai confini nazionali, Svitko è semisconosciuto come dimostra l’assenza di una voce wikipedia in inglese e francese. Eppure ha vinto 2 titoli Europei di enduro: nel 2005 la categoria Junior E2+E3 e quattro anni dopo l’assoluta E3. L’anno scorso era stato beffato nell’ultima tappa dal connazionale Ivan Jakes (ottavo nella classifica finale 2015) che l’aveva preceduto di soli 45 secondi, togliendogli la gioia del primo trionfo alla Dakar.

In classifica finale invece era giunto quinto e così aveva ribadito quanto di buono aveva fatto vedere nelle precedenti edizioni: 13° all’esordio nel 2010, 5° nel 2012, 9° nel 2014. Sul terzo gradino del podio sale quest’anno il cileno Pablo Quintanilla (15mila euro per lui) che nel 2005 si era piazzato in quarta posizione con la KTM.

La sorpresa stagionale è l’assenza di piloti francesi e spagnoli sul podio delle due ruote: il primo transalpino è Adrien Van Beveren, sesto a un’ora e 46 minuti da Price mentre il primo spagnolo è Gerard Farres, ottavo ad oltre 2 ore. Una combinazione inattesa per le due superpotenze che dopo i due trionfi di Fabrizio Meoni (2001 e 2002) si erano accaparrate sei successi a testa.

La Francia manca il podio per il secondo anno di fila dopo aver sempre piazzato almeno un pilota nella Top 3 dal 2002: uno smacco incredibile per la nazione ideatrice (grazie a un’intuizione di Thierry Sabine) e organizzatrice della Dakar (tramite l’ASO). Un potenziale vincitore la Spagna l’aveva in Joan Barreda ma ancora una volta il valenciano non ha capitalizzato la sua straordinaria velocità: in 6 Dakar disputate ha vinto 14 tappe ma non ha mai concluso la gara nelle prime 5 posizioni.

Stéphane Peterhansel invece si deve accontentare di 5 mila euro di premio perché la Dakar non prevede alcuna ricompensa per i primi della classifica delle auto. I 5 mila euro derivano invece dal bonus stabilito per la prima auto a due ruote motrici. Con le 3 vittorie di quest’anno con la Peugeot 2008 DKR 16, Monsieur Dakar vanta ora 35 successi in auto e 33 in moto: 68 tappe vinte che, fatta eccezione per il "camionista" Vladimir Chagin, fermo a quota 63 dal 2011, paiono irraggiungibili per chiunque.

A 50 anni, Peterhansel ha fatto fruttare la sua esperienza ed è riuscito a riportare in vetta la casa del leone, 26 anni dopo l’ultimo successo alla Dakar. Peterhansel vinse la sua prima Dakar nel 1991 con una Yamaha YZE750T, così questa è la prima volta in cui Stéphane e Peugeot conquistano la Dakar nello stesso anno.

Ma anche nelle auto ha soffiato forte il vento della novità: gli esordienti Sébastien Loeb e Mikko Hirvonen hanno vinto complessivamente 5 tappe. Il cannibale dei rally se ne è aggiudicate 4 ed è anche stato in testa alla generale per 5 giorni (4 consecutivi) ma poi ha pagato un capottone da paura. Il finlandese, invece, è stato il migliore nella penultima speciale e si è classificato quarto assoluto.

Ben navigato da Michel Perin, vincitore di 4 Dakar (3 con Pierre Lartigue e una con Nani Roma), Hirvonen ha mancato il podio per soli 151 secondi. Entrambi contano di ripetere le gesta dell’altro rallysta Carlos Sainz che con le 2 vittorie di quest’anno ha raggiunto a quota 29 successi di tappa Jacky Ickx. I camion, infine, sorridono all’Italia con il trionfo dell’Iveco dell’olandese Gérard De Rooy che con il bestione italiano si era già imposto nel 2012.

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