Toby Price, il "folle" australiano dei record

Intervista esclusiva con il vincitore della Dakar in moto. Nessuno ha mai vinto così in fretta
Il pilota australiano della Red Bull KTM Toby Price durante la tappa 13 della Dakar 2016, Rosario, Argentina
Numero uno! Toby alla prima storica vittoria © Flavien Duhamel/Red Bull Content Pool
di Red Bull Team

La Dakar 2016 ha confermato la fama di rally raid più lungo e difficile del mondo dando del filo da torcere anche ai piloti più navigati ed esperti. Motivo per cui una vittoria in qualsiasi altro evento del motorsport non è paragonabile a un successo alla Dakar, che può richiedere molti anni di lavoro e preparazione. Senza considerare le 13 estenuanti tappe e i quasi 10 mila chilometri pieni di trappole. Ci sono momenti in cui piloti e navigatori pregano per raggiungere il traguardo. Un discorso da cui è esente Toby Price.

Il pilota australiano ha fatto il suo debutto alla Dakar nel 2015 conquistando un terzo posto assoluto e una vittoria di speciale. Quest’anno è tornato in Sudamerica con i riflettori puntati addosso e ha sbaragliato la concorrenza. Un successo netto e ampiamente meritato condito da un doppio record: la prima vittoria di un australiano alla Dakar e il pilota più veloce di sempre a conquistare il successo (12 mesi dall'esordio nella competizione).

Dopo i festeggiamenti, Price ha fatto un pit-stop negli Stati Uniti e prima di tornare in patria è venuto a trovarci negli uffici Red Bull a Los Angeles per una chiacchierata molto interessante che potete leggere qui sotto.

RedBull.com: Hai mai pensato di potere salire sul podio alla tua prima Dakar?
Toby Price: Assolutamente no. Essendo la mia prima Dakar, il mio obiettivo era solo quello di fare esperienza e vedere come fosse la gara. Volevo capire se riuscivo a divertirmi nonostante le due settimane di "tortura". Il podio è stata una sorpresa. Non ho mai pensato che sarebbe stato possibile.

Quali erano le tue aspettative quest'anno?
Volevo assolutamente riconfermare il terzo posto e conqistare un altro podio per dimostrare a tutti che il primo non era stato un colpo di fortuna. Speravo di poter fare meglio ma non mi sarei mai aspettato di vincere al secondo tentativo. Come pilota provi sempre a vincere ma un rally come la Dakar richiede molto tempo prima di diventare abbastanza competitivo per la vittoria.

Toby Price con la KTM Rally 450 alla Dakar 2016
Toby Price doma la KTM Rally 450 alla Dakar © Marcelo Maragni/Red Bull Content Pool

Che mentalità hai messo in campo rispetto al 2015?
Ero molto nervoso e non sapevo cosa aspettarmi. Negli ultimi 10 anni solo due piloti hanno vinto questa gara, ma con Cyril Despres passato alle auto e Marc Coma ritirato - nell’organizzazione della gara -, in pratica si aprivano le porte a tutti. Nessuno di noi sapeva cosa stava per accadere o dove stavamo andando a finire. E' stato abbastanza snervante.

Sono sicuro che anche il team Red Bull KTM era un po' nervoso perché Coma era "Mister Costanza". E io non volevo deludere la squadra. Con la mia vittoria, sono 15 anni di fila che la squadra vince la Dakar. Pensavo 'Accidenti, non voglio che finiscano a 14 successi' e volevo essere parte di questo cambiamento dopo un dominio così lungo. E' stato incredibile conquistare una vittoria e ripagarli per aver scommesso su di me in una fase ancora nuova.
 

Sembra pazzesco, ma è necessario entrare un po' veloci in curva in modo da spaventare te stesso

Toby Price


Qual è la caratteristica più importante per sopravvivere alla Dakar e vincerla?
Praticamente tutte. La parte più importante è la navigazione. Tutto può andare benissimo e una sola decisione sbagliata può compromettere la gara. Diciamo un 60% riguarda la navigazione, un 30% l’affidabilità della moto e un 10% il pilota che deve essere in grado di guidare (e navigare) ad alta velocità. E' come inviare un SMS mentre si guida l’auto, co che non si dovrebbe fare. Se allontani gli occhi dalla strada per due secondi guardando il roadbook, può finire tutto molto male, e molto in fretta.

Toby Price, il pilota Red Bull KTM nella tappa 5 della Dakar 2016 a Jujuy, Argentina
Toby Price, quinta tappa e seconda vittoria © Marcelo Maragni/Red Bull Content Pool

Quali sono stati i migliori e i peggiori momenti?
I momenti migliori sono state le due tappe in cui sono rimasto in testa per tutto il giorno, perché ho trovato la mia rotta da solo facendo da apripista per tutti gli altri, e anche perché sono riuscito a vincerle. La parte peggiore è stata quella dei giorni più lunghi in ci si è dormito troppo poco

Il giorno più duro del rally?
L'11esima speciale, una giornata di 956 km. Ci siamo svegliati alle 2 del mattino, abbiamo preso la moto alle 2:45, e credo che abbiamo finito la tappa intorno alle 16:30. E’ stata una giornata molto lunga. Abbiamo fatto 420 km di collegamento per raggiungere la partenza della speciale ma la sfida più grande è stata quando il sole ha cominciato a uscire. Eravamo in piedi da molte ore e ho iniziato ad assopirmi un po'. Nella mia vita non ho mai voluto addormentarmi su una moto ma sicuramente la Dakar ti porta a questo. Rende le giornate estremamente dure.

Toby Price, il pilota Red Bull KTM è il sorvegliato speciale tra le moto alla Dakar 2016
Toby Price, il sorvegliato speciale tra le moto © Flavien Duhamel/Red Bull Content Pool

Come si fa a combattere la sonnolenza?
Dipende da dove ti trovi. Se sei in una sezione di collegamento ci si può fermare e scendere dalla moto, darsi qualche schiaffo, muovere un po’ la testa e correre avanti e indietro. Si bruciano un po' di energie ma serve solo a cercare di svegliarsi un po'. Se sei nel bel mezzo di una prova speciale, sembra pazzesco, ma è necessario entrare un po' veloci in curva in modo da spaventare te stesso. La moto va fuori traiettoria e bisognerà controllarla. Questo produrrà adrenalina e tiene sveglio per altri 20 o 30 km. Poi si inizia di nuovo ad assopirsi e bisogna ricominciare tutto daccapo. Quando si fa una sosta per il rifornimento si prendono capsule di caffeina e si bevono un paio di lattine di Red Bull, e si è di nuovo pronti.

Mai nei miei sogni più selvaggi avrei pensato che gente come Daniel Ricciardo, Mark Webber, Eric Bana e Casey Stoner potessero congratularsi con me.

 
Il posto più strano dove la tua mente ha vagato?
Inizi a pensare a cose a caso. Mi chiedevo costa stesse succedendo a casa in Australia. Ho iniziato a pensare a cose come se avessi o no chiuso la mia porta di casa. Se sei in una speciale, il team può vedere dove sei, quindi se si sbaglia strada, loro vedono sullo schermo del computer che stai andando nella direzione completamente sbagliata. In quel momento ho sperato che stessero facendo una pausa caffè per non vedermi. In realtà, ho pensato a un milione di cose diverse.

Quanto consideri importante questa vittoria per l'Australia?
Estremamente importante. So quello che ho fatto è grande, ma non l'ho ancora realizzato bene. Mai nei miei sogni più selvaggi avrei pensato che gente come Daniel Ricciardo, Mark Webber, Eric Bana e Casey Stoner potessero congratularsi con me su Twitter. Aver il team manager KTM, Roger De Coster, un'icona del motociclismo, che scrive su una lavagna 'Toby è il nostro uomo', non capita tutti i giorni. Ho davvero apprezzato tutto il supporto ricevuto dall’Australia e da tutto il mondo. È stato assolutamente incredibile.

A proposito di tornare a casa, perché sei qui negli Stati Uniti dopo la Dakar?
Ero a metà strada, qui sono a 11-12 ore di volo dall'Argentina e 18 dall'Australia. KTM si è offerta di fare qualcosa per me, così ho pensato che mi sarebbe piaciuto vedere la gara di Supercross ad Anaheim. Dopo aver visto le pit board del team KTM, mi avrebbe fatto piacere ringraziare i ragazzi della squadra, e vedere il Supercross qui per la prima volta. Poi tornerò a casa e starò in Australia per una settimana. Più avanti è in programma un viaggio in Austria con KTM nel quartier generale Red Bull, quindi penso che le mie prossime due settimane saranno molto occupate. Non vedo l’ora.

IN QUESTA STORIA
Dakar Rally 2016, Toby Price
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