Iniziare a correre nei rally, in 6 mosse

Sogni di seguire le orme di Loeb e Ogier? Ecco i consigli su come trasformare il sogno in realtà
Sebastien Ogier al Rally Messico 2016
Gareggiare con Ogier. Un sogno realizzabile © Jaanus Ree/Red Bull Content Pool
di Red Bull Team

A differenza della F1, il Mondiale WRC - massima espressione dell’arte del rally - è aperto a tutti. Se vi lasciate coinvolgere dal mondo dei rally, potreste insomma un giorno ritrovarvi a correre sulle stesse strade in cui si danno battaglia i vari Sébastien Ogier, Jari-Matti Latvala e compagnia guidante.
Ma come si fa ad arrivare a quei livelli? Detto che per divertirsi non è per forza necessario diventare un campione assoluto, ecco qualche consiglio per chi ha voglia di iniziare. Con un occhio di riguardo alla realtà italiana, e qualche spunto raccolto proprio dai grandi protagonisti del WRC di oggi e di ieri…
 

1. Pronto Aci? La licenza

Serve innanzi tutto la patente B, ovviamente. Con quella ci si può iscrivere a un corso di prima licenza organizzato dall’ACI (sul sito puoi trovare la sede più vicina a te). Il corso è gratuito, ottima notizia visto che da qui in poi di spese ne avrete parecchie.
Superato il corso riceverete un attestato, cui dovrete unire un classico certificato di idoneità alla pratica sportiva agonistica e un elettroencefalogramma per presentarvi quindi all’ACI e richiedere la licenza CSAI (Commissione Sportiva Automobilistica italiana, in pratica la sezione sportiva della stessa ACI). Esistono diverse categorie di licenze, quella che interessa a noi è la C che consente di di gareggiare sul territorio nazionale con vetture che superano anche i 2000 cc di cilindrata. Il costo varia ma si aggira sui 300 euro. Se poi volete fare davvero sul serio, potete pensare di fare il salto alla licenza internazionale: servono almeno almeno dieci piazzamenti in gare diverse dalle manifestazioni di regolarità e da quelle non agonistiche, o superare il test della Scuola di Pilotaggio Federale

Hayden Paddon ha cominciato da un autoclub locale © @World/Red Bull Content Pool

2. Gli amici giusti nell’ambiente

Già prima, e a maggior ragione dopo, aver pensato alla licenza, è cosa buona e giusta indossare la faccia più tosta che avete e iniziare a frequentare l’ambiente, pronti e disponibli per l’inevitabile e utilissima gavetta. Farsi gli amici giusti insomma, offrendo loro la vostra collaborazione: “Trovate qualcuno dell’ambiente con cui poter lavorare, si trattasse anche solo di lucidare i cerchioni - consiglia il vice campione del mondo Jari-Matti Latvala - Qualcuno ovviamente che abbia esperienza e possa aiutarvi a muovere i primi passi per farvi strada in questo mondo. E’ molto importante avere questo tipo di supporto, anche per sperare di poter trovare degli sponsor disposti a sostenervi, sempre che abbiate talento”.
Se poi siete davvero ambizosi, cercate di buttarvi proprio nel mondo del WRC. Tanti i casi di campioni del volante che sono partiti dal basso. Ad esempio Richard Burns cominciò come istruttore in una scuola rally, lavorando poi come meaccanico in team minori, per diventare infine autista dei furgoni del Prodrive Subaru World Rally Team, lo stesso con cui avrebbe finito per correre il Mondiale, vincendolo pure nel 2001.

Richard Burns in azione con la Subaru Impreza
Prima dell'Impreza, Burns ha guidato i furgoni © Subaru

3. La macchina

Con la licenza nazionale si possono guidare auto delle classi N1 N2 N3 R2 A5 A6 A7. Questo è un mondo difficile che va studiato bene, per ora vi basti sapere che le N sono macchine più vicine a quelle di serie, mentre le A sono frutto di elaborazioni più o meno spinte (cambio sequenziale, assetti regolabili, ripartitori di frenata ecc). Ok, ma quale scegliere? Sentiamo i consigli del saggio Latvala: “Cercate di provarne tante diverse, più che potete, e di diverso tipo: trazione anteriore, posteriore, integrale. Solo così potrete capire qual è quella su cui siete più a vostro agio. Non preoccupatevi troppo della potenza, all’inizio importa poco. E’ buona cosa imparare a guidare la vostra auto al massimo prima di passare a una più potente. E se fate errori - mettiamo che vi ribaltiate - più è lenta l’auto più avrete la possibilità di capire l’errore e imparare”.
Ovviamente prima di procedere con l’acquisto potete rivolgervi a società che noleggiano macchine per i rally, le trovate facilmente su internet. I costi variano sensibilmente da regione a regione, in linea generale si va dai 1500€ per una Peugeot 106 categoria N2 ai 3.000 per una A6 dignitosamente pimpata. Prezzi solitamente comprensivi di test pre-gara, benzina, e assistenza meccanica durante la gara, a cui però in molti casi vanno aggiunti quelli per le gomme, e i costi di assicurazione.

L'ex meccanico della Peugeot Sébastien Ogier ha iniziato la sua carriera su una vecchia 206 usata della casa del leone, 10 anni fa. Oggi, è tre volte campione del mondo.

4. La sicurezza prima di tutto

Il pilota del team M-Sport Elfyn Evans è categorico. “La prima preoccupazione per chi inizia dev’essere la sicurezza”. A partire dall’abbigliamento: tuta, casco, sistema Hans, sottotuta ignifugo, guanti, scarpe. I costi non sono da sottovalutare, per una tuta ad esempio si va dai 300 ai 1.000 e passa euro, l’hans costa dai 600 in vetroresina ai 1200 per i modelli in carbonio. Per fortuna per questi pezzi esistono il noleggio e un vivace mercato dell’usato.
Ma l’abbigliamento non è tutto, anzi, il grosso in tema di sicurezza riguarda l’auto: “Prima di comprare la vostra auto, o magari di prepararvela in casa - continua Evans - rivolgetevi a un esperto chiedendogli di supervisionare il tutto: non si tratta solo di freni, rollbar ed estintori, dovete anche assicurarvi che il sedile vi calzi assolutamente a pennello, o che le cinture di sicurezza siano perfette. Quanto all’attrezzatura, non risparmiate su casco e sistema Hans: potete sostituire la macchina, ma non la testa”.

Un cappottone di Hayden Paddon al Rally Finlandia
Siate pronti ad affrontare anche queste situazioni © @World/Red Bull Content Pool

5. Al volante, al volante!

A differenza di chi corre in pista, i piloti di rally non hanno la possibilità di inanellare un giro dopo l’altro, per imparare a conoscere il circuito. Per cui, bisogna imparare con l’esperienza, e farne il più possibile: ogni volta che avete l’opportunità di guidare una macchina, qualunque macchina, ovunque voi siate, in qualunque momento della giornata - o della notte - e con qualsiasi condizione, semplicemente fatelo. Non c’è nulla che possa rimpiazzare il tempo speso al volante.
“L’esperienza è tutto nel nostro sport”, conferma Kris Meeke. “Quando ho iniziato, volevo guidare tutto il tempo. Non importava quali fossero le condizioni meteo, o la superficie, quel che conta è costruirsi un database personale di conoscenze, sapere che succede su quella determinata superficie quando è asciutta e quando è bagnata”.
Latvala però ha un consiglio interessante: “Potete anche provare a fare qualche giro su un circuito da rallycross. E’ un buon test perché vi permette di confrontarvi con superfici diverse, e vi offre anche vie di fuga più ampie se fate un errore”.
Per il perfezionamento, poi, siete sempre in tempo per rivolgervi a una delle tante scuole di rally che offrono corsi di vari livelli.

Ogier in gara alla Porsche Supercup 2013
Ogier in gara alla Porsche Supercup 2013 © Volkswagen Motorsport

6. Questione di ruoli

Sulla carta non sembra nemmeno troppo complicato, no? Ma nella realtà, le auto da rally, e i terreni su cui corrono, possono gettare nel panicp, una volta che ci si siede al volante. In caso, non scoraggiatevi subito: potete sempre sedervi sull’altro lato per dedicarvi a stesura e lettura delle note, o se anche quello è troppo potete scendere dall’auto e dedicarvi alla carriera da ufficiale di gara: questi volontari sono l’eroica, e sempre trascurata, spina dorsale di questo sport, e offrono un’ottima soluzione a chi vuole respirare l’adrenalina del rally senza correre (eccessivi) rischi

Davy Jeanney
Il Rallycross è un buon test per iniziare © @World/Red Bull Content Pool
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