Recensione del mistero: Liberato

Sta avendo una eco enorme e non poteva essere altrimenti, ma non è solo questione di musica
"Nove maggio", il video di Liberato
Chi è Liberato? Cosa c'è dietro a "Nove maggio"?
di Damir Ivic

PRIMO
Ci siamo cascati tutti. Ci stiamo cascando anche noi con queste righe che state leggendo.

SECONDO
Ma è giusto cascarci. Sì, abbandonarsi alle leggi dell’hype può anche essere cosa buona e giusta se è fatto riflettendo bene sul cosa, come, perché. Se aiuta a riflettere su quali sono le dinamiche sotterranee legate ai nostri ascolti e ai nostri bisogni estetico-musicali.

TERZO
Hanno drizzato in tanti le antenne quando è apparso “Nove maggio” di Liberato, almeno fra i media. Lo ha fatto prima di tutto Rolling Stone (imbeccato? È stato tutto calcolato e pianificato da abili uffici stampa?), lo hanno fatto altri, lo ha fatto con una bella analisi Noisey. Lo hanno fatto in molti insomma, tra media e influencer sparsi, e tutti dicendo “Eh, però in effetti non abbiamo idea di chi sia e da dove venga fuori”.

QUARTO
Una pratica che nell’elettronica è normale da sempre (e non pensiamo solo agli ometti mascherati dei Daft Punk fino a Bob Rifo, pensiamo anche a tutta l'eterna tradizione di psuedonimi misteriosi e nomi d’arte che cambiano alla velocità della luce), ma che fa strano una volta applicata all’r’n’b. Che resta pur sempre, nei suoi termini contemporanei, un “gemello diverso” dell’hip hop. Che a sua volta è il genere dell’egomania: dove appunto nascondersi, non rivelarsi, fare i timidi è semplicemente impossibile se ambite a farvi conoscere (e se non siete dei pazzi+talentuosi refrattari al mainstream, vedi MF Doom o Quasimoto, che comunque non sono essere umani “misteriosi” manco loro). Poi chiaro le cose stanno cambiando. Pure The Weeknd, a proposito di r’n’b, all’inizio un po’ ha giocato sulla sua identità, su quanto fosse visibile o dichiarata. Però ecco, lui fin da subito ha spinto molto sul versante pop. Liberato no. Liberato, se andate a vedere il tumblr, ha un immaginario prettamente hip hop. Non proprio da famiglie o da fan di Moreno.

QUINTO
Ma qual è oggi l’immaginario hip hop? Le ultime mode, parliamoci chiaro, lo vogliono emo. Che sia l’emo sguaiato e da basso impero di Kanye, che sia l’emo conscious di Kendrick, improvvisamente l’mc non deve essere più il super-eroe gradasso che abbatte tutto e tutti a colpi di rime ma oggi fa ganzo – lì dove fino a cinque minuti fa faceva sfigato – essere uno che invece parla delle sue paure, delle sue paranoie, delle sue insicurezze, delle sue fragilità, delle sue ambiguità. Meglio? Peggio? Se lo chiedete a noi: meglio. Molto meglio. Molto più umano. A patto che non sia una posa. A patto che non sia una moda. Perché della follia di Kanye siamo abbastanza convinti, dell’onesta intellettuale di Kendrick pure, ma se ora improvvisamente dopo anni di spacco-qui-spacco-là-spacco-tutta-la-città arriva un profluvio di rap esile/ambiguo/problematico/riflessivo permetteteci di insospettirci un po’. Spesso poi questa riflessività emo-pensosa assume un po’ le colorazioni e la profondità da frasi filosofiche sulla propria Smemoranda durante le ore di matematica (in più di qualcuno della scena trap, nella scena hip pop à la Fedez). Tra una riflessione emotiva banale e superficiale e un rap gradasso vuoto ma fatto bene, sinceramente scusateci ma preferiamo comunque la seconda. E se trovavamo stupide le uscite crasse e maschiliste dei rapper vecchia suola, e vivaddio che ora son fuori moda, al tempo stesso sentiamo in giro – Dark Polo Gang docet con la faccenda dei bacini – un po’ di ambiguità fashionista, mutuata cioè dal mondo della moda: ma perché è “figo” il mondo della moda, non perché si crede veramente in una società senza discriminazioni e senza stupidi pregiudizi. A ogni modo: cosa c’entra tutto questo con Liberato? Nulla da un lato: di Liberato non si sa chi è, che fa, come è, cosa vuole. Non gli si può attribuire in concreto nulla. Ma c’entra perché ci siamo fatti tutti colpire, noialtri giornalisti e influencer, da un progetto come il suo che al momento è hip hop ma è ambiguo. È attentissimo a centellinare un immaginario, vedi appunto il suo tumblr (che sarebbe perfetto per una rivista di moda e lifestyle), o vedi la scelta dell’anonimato, o vedi la scelta di farsi rappresentare da una ragazzina nel video. Se a questo aggiungiamo che la veste sonora di “Nove maggio” è astutissima, fatta gran bene, lasciandosi alle spalle tutti i sintetizzatori urlati e le casse in quattro da autoscontro (che fino a cinque minuti fa erano nella musica urban il suono del momento e ora non lo sono più, esattamente nell’EDM fino a poco fa andava la traccia da stadio ora invece se la comanda quella più intimista e soft): se mettiamo insieme tutto abbiamo proprio il quadro di quali sono i macrotrend che stanno per regnare nella prossima stagione dell’hip hop/r’n’b più mainstream friendly. Liberato è la cosa giusta al momento giusto. È anche bello che una cosa del genere succeda in Italia dove spesso sembriamo vivere cristallizzati nelle routine di un decennio fa o comunque con un ritardo regolare di uno/due/tre anni rispetto a UK e USA. Quindi tutto bene. Ogni tanto inseguire l’hype è sano, è utile, è interessante. Occhio solo a una cosa: i media specializzati parlano tutti di Liberato, ok, le views di YouTube sono però ancora a quota 30.000 o giù di lì. Non tre milioni. Non trecentomila. Progetti molto meno interessanti con molto meno hype, un po' gli sgraziati figli della serva che non considera nessuno, fanno qua e là il decuplo. Teniamone conto. Il Paese reale non è ancora del tutto sincronizzato con l'r'n'b sofisticato, di qualità, ambiguo, complesso. Speriamo lo diventi. Fino all'arrivo della prossima moda.

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