Red Bull B-Best: Amato Ciciretti, il genio tatuato

Aspirazioni, simboli e curiosità del giovane talento del Benevento
di Emanuele Atturo

Genio, cuore, energia, carisma: sono questi i valori che vorremmo ammirare e riconoscere su un campo di calcio. Sono questi i valori che contraddistinguono la passione dei tifosi e sono questi i valori che ogni anno ci racconta il campionato di calcio di Serie B: i valori in cui ognuno può riconoscersi direttamente partecipando al Red Bull B-Best, il contest che per ogni giornata di campionato di Serie B permette di votare le azioni più belle viste in campo. Genio, cuore, energia, carisma sono quei valori che rimangono impressi negli occhi dei tifosi, quei gesti che ogni volta ci sorprendono e ci fanno sentire legati al mondo del calcio. Ognuno di questi valori può essere associato a un giocatore, per quello che dimostra sul campo e per quelle che sono le sue aspirazioni come atleta.

Da qui la voglia di raccontare le loro storie, che tra presente e passato raccontano anche il campionato di Serie B: ogni storia unica è ricca di aneddoti, spesso sconosciuti, che descrivono al meglio il modo di vivere il calcio e il valore che rappresenta. Sono tanti i giovani che si stanno mettendo in mostra nell’attuale campionato di Serie B, spesso il trampolino di lancio per carriere gloriose. Nessuno però si sta mettendo in mostra in questa stagione con la brillantezza e l’originalità di Amato Ciciretti, numero 10 del Benevento quarto in classifica. Ciciretti in questa stagione ha segnato 5 gol e fatto 10 assist in una delle squadre rivelazione del campionato.

Ho sentito Ciciretti via telefono. Era a casa con i nipotini, uscito da poco dall’allenamento. Un quadro che descrive bene un ragazzo tanto semplice e lineare fuori dal campo quanto complesso e barocco quando gioca: “Io non faccio mai troppo caso all’ambiente che mi circonda, sono sempre col pensiero sul campo”. Quando gli chiedo a quale tatuaggio è più legato, tra i tanti che porta disegnati addosso, indica il braccio sinistro: “Lì ho il Papa, la Madonna, gli angeli. Cose che hanno un significato importante per me”. Considerando che ha un’aquila sul petto e recentemente si è tatuato il logo di Twitter per scommessa, questa risposta sembra più che altro l’affermazione di una semplicità di fondo in cui si rispecchia Ciciretti.

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Amato Ciciretti © Benevento Calcio Srl - Lapresse

Bagno di realtà

La semplicità è un concetto contrastante con il rapporto intimo e barocco tra Ciciretti e il pallone. Questa è la stagione della sua consacrazione, arrivata quando ha quasi 24 anni. Amato Ciciretti è nato a Roma nel quartiere di Magliana e ha iniziato a giocare a calcio nella Lazio, che lo ha scoperto nel torneo Volgano Petrarca: lo stesso dove sono stati scovati Alessandro Nesta e Marco Di Vaio. A 11 anni Bruno Conti, che condivide con Ciciretti la magia sul piede mancino, si innamora di lui e vuole portarlo alla Roma. Non ci vuole molto a convincere lui e i genitori, grandi tifosi romanisti. Alla Roma Ciciretti trova uno dei contesti più prestigiosi del calcio giovanile di quegli anni. Farà tutta la trafila fino alla Primavera, dove gioca nella stagione 2010-2011 insieme a compagni del livello di Viviani, Florenzi, Barba, Caprari, Verre, Politano, Antei. Tra tutti Ciciretti mi dice che all’epoca era Caprari, che aveva già esordito in Champions League, a sembrare possedere il futuro più roseo: "Era quello che faceva la differenza".

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Amato Ciciretti © Benevento Calcio Srl - Lapresse

Quell’anno Ciciretti gioca trequartista dietro l’unica punta: "È stata una bellissima esperienza, porto ancora quello scudetto tatuato sul braccio". Non era il più quotato di quella Primavera, ma la dolcezza del suo sinistro e la qualità complessiva del suo gioco di rifinitura erano già evidenti. Fa un po’ impressione che mentre molti dei suoi compagni riescono ad accasarsi in Serie B lui sia stato costretto a scendere fino alla Lega Pro con la Carrarese. Lì passa un anno difficile condizionato anche da problemi fisici, ma poi lentamente si riprende: secondo Ciciretti il problema del passaggio dei giovani italiani al professionismo non è tanto lo stacco calcistico ma ambientale: "Un giorno sei a Roma e ti senti forte, coccolato, hai tutto. Poi ti ritrovi catapultato in un contesto molto più povero, con le palestre dentro ai capannoni con i vetri rotti. È difficile per un ragazzo di 18 anni, pensi: ma dove sono capitato?”.

Ciciretti è consapevole di quanto sia delicato il passaggio di quegli anni: "Quando ti alleni con la Primavera della Roma capita di fare qualche allenamento con la prima squadra e lì corri il rischio di sentirti arrivato. Invece devi avere ben chiaro che non hai ancora fatto niente”. Dopo la Carrarese inizia la classica girandola di prestiti dove ogni occasione può sembrare l’ultima per provare a diventare davvero un calciatore: L’Aquila, Pistoiese, Messina, dove inizia a mettersi in mostra. A quel punto scade il contratto con la Roma: “Mi cercava il Benevento e la Roma mi ha lasciato andare”. Lo scorso anno con il Benevento, in Lega Pro, Ciciretti esplode definitivamente, segna 6 gol e fa 9 assist: “Forse lì ho capito che avrei potuto fare il calciatore. Però, se ti devo dire la verità io calciatore non mi ci sento neanche adesso. Ci sono tante cose che devo ancora migliorare”.

Il padre, che fino a quel momento gli diceva che era scarso e lo invitava ad andare a lavorare con lui nell’impresa edile di famiglia a quel punto pare convincersi. Ora che la strada si fa concreta sono molti gli aspetti da curare, a partire dai miglioramenti sul piano atletico fino a una corretta gestione dell’alimentazione: “Devo stare molto attento con il cibo, fosse per me mangerei sempre. Arrivare preparato fisicamente e mentalmente alle partite, essere concentrato e pronto, è fondamentale: da un po’ di tempo seguo i consigli di un nutrizionista e prima di scendere in campo, per aumentare la concentrazione pre partita, bevo anche un energy drink”. Anche per quanto riguarda la preparazione atletica Ciciretti sta cercando di fare del lavoro in più, oltre agli allenamenti con la squadra: “Soprattutto per fare potenziamento e migliorare l’elasticità in palestra”.

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Amato Ciciretti © Benevento Calcio Srl - Lapresse

L’espressione del genio

Prima con Auteri e poi con Baroni, Ciciretti trova a Benevento la sua dimensione ideale: “Una società con una struttura forte, che non è da Lega Pro ma da livello più alto”. Da una parte un tecnico a cui piace proporre un gioco brillante, dall’altra un campionato più adatto a un giocatore tecnico come lui: “Sto riuscendo a fare bene come lo scorso anno, però a un livello più alto”. Su questo ha inciso molto l’aspetto calcistico più che quello ambientale: “L’ambiente esterno non mi condiziona mai. Sia l’anno scorso sia quest’anno ho trovato due grandi gruppi, persone che hanno fiducia in me, che mi vogliono bene. Ed è tutto più facile”.

Ciciretti sembra aver assorbito il salto di categoria al contrario, traendo più che altro vantaggio dalle differenze strutturali tra le due serie. Una cosa che mi conferma anche lui: “In Lega Pro era più difficile perché i campi sono brutti e le squadre non pensano a giocare, ma solo a distruggere il gioco. In Serie B invece bene o male tutti pensano a giocare e i campi sono migliori: per un giocatore tecnico come me è fondamentale avere più spazi e giocare su un buon terreno”. Una tesi che di riflesso ci fa pensare alla scarsa produzione di giocatori molto tecnici nel calcio italiano degli ultimi anni. La tecnica di Ciciretti in Lega Pro somigliava a un Modigliani originale appeso all’autogrill. Il primo controllo è ciò che Ciciretti riconosce come la sua principale qualità: “Nel primo controllo e nel saltare l’uomo sono bravo. Abbastanza bravo diciamo”.

Nel Benevento Ciciretti parte da destra come trequartista laterale del 4-2-3-1: “È la posizione che ho trovato strada facendo, quella in cui mi trovo meglio”. Una posizione che lo ha aiutato a esprimersi: “Da destra mi accentro e vedo bene tutta la zona centrale del campo”. Partendo da destra Ciciretti riesce a girarsi velocemente di fronte alla porta, conduce palla con l’esterno sinistro e può sfruttare la sensibilità del suo mancino, sia per verticalizzare sia per cambiare gioco. In questo senso il suo utilizzo tattico è simile a quello di Insigne nel Napoli di Sarri: un trequartista mascherato da ala che tende a rientrare sul proprio destro per trovare un punto qualsiasi del campo con grande precisione. Proprio come Insigne, Ciciretti è molto bravo a far collassare gli avversari su di sé per poi cercare il cambio gioco sul lato debole, nascondendo sempre la palla fino all’ultimo per poi giocare sul lungo con la sensibilità di un guanto. Nonostante parta da destra, con una conduzione palla squilibrata tipica dei mancini, Ciciretti riesce a essere sempre imprevedibile nella sua giocata.

Si limita difficilmente a una giocata banale e quasi sempre impreziosisce i propri tocchi con qualche stucco barocco, un colpo di tacco al volo che velocizza il gioco o un tacco utile a creare una combinazione laterale elegantissima. Eppure quando gli faccio notare questa parte del suo gioco si schernisce: “Sì, può essere vero, perché faccio un gioco creativo”. Se non tra i più belli, questo qui sotto è senz’altro uno dei gol più originali di questa stagione in Serie B. Un buon esempio di come Ciciretti pensi le proprie giocate due tempi avanti agli altri: Ciciretti è sulla sua mattonella sul centro-destra, i difensori pensano che proverà a tirare. Invece prende tutti in controtempo cercando il fondo e con il destro mette in mezzo. Il portiere respinge sui suoi piedi e mentre tutti si aspettano la palla dentro, Ciciretti segna chiudendo con il sinistro tenendo un angolo strettissimo.

Il suo controllo in corsa con la palla che gli rimane sempre incollata, mentre corre con le braccia larghe che cercano la spinta perfetta, ricorda per certi versi quello di Antonio Cassano. Un genio che Ciciretti indica come mito d’infanzia: "Quando ero alla Roma guardavo a Totti e a De Rossi, ma soprattutto a Cassano, che in quegli anni era fenomenale. Il suo primo controllo è una cosa che non ho mai visto”.

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Amato Ciciretti © Benevento Calcio Srl - Lapresse

Quando invece deve far riferimento a giocatori geniali da cui prende ispirazione attualmente Ciciretti cita Dybala: “Non perché gli somiglio, ma perché è mancino e gioca un po’ nel mio ruolo”. Rispetto a un giocatore come Dybala però Ciciretti è molto meno attaccante e molto più costruttore di gioco. Nel Benevento a volte si abbassa per aiutare la squadra a risalire il campo in modo preciso e raramente sbaglia le letture. Per questo gli chiedo se quando è in campo è un giocatore che ragiona o preferisce seguire l’istinto: “In campo non penso, quando ricevo palla penso alla prossima cosa da fare, ma non penso veramente a qualcosa di specifico”. Torna la difficoltà nel descrivere che cosa si prova quando si è in campo e si eseguono una serie di movimenti mandati ormai in quella memoria profonda che forma una sorta di “secondo istinto”. I giocatori di calcio più raffinati sono anche quelli che semplicemente non sanno come sono arrivati a quella forma d’arte.

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