Musica

La grandezza di Prince in 5 punti

Teniamola sempre a mente, la grandezza di Prince. E assaporiamo la sua magnifica unicità
Di Damir Ivic
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Prince Rogers Nelson, alias Prince (1958-2016)

Prince Rogers Nelson, alias Prince (1958-2016)

© [unknown]

PRIMOCi sono i fan feticisti. Ci sono i fan intensissimi (che hanno scritto bellissimi omaggi, come questo). Ci sono i fan normali. Ci sono quelli che non sono fan, ma comunque lo rispettano. Ci sono quelli che non sono fan, non hanno mai amato particolarmente la sua musica, non hanno mai frequentato troppo le sue sponde stilistiche, ma davvero – trovare qualcuno che critichi Prince è impossibile non solo ora, nel momento di emozione collettiva per la sua morte, ma era impossibile anche prima. Unica critica riscontrata in giro: ha dato il meglio nel primo decennio di carriera, già negli anni '90 si è affievolito un po', il suo lavoro nel nuovo millennio è stato non eccezionale. Ci sta; si può essere d'accordo o meno, si può analizzare al microscopio la sua discografia per confermare o confutare questa tesi. Ma anche nel peggiore dei casi, qualora fosse vero cioè che Prince ha dato il suo meglio solo per un decennio costruendo solo in quel lasso di tempo le fondamenta del suo mito, la domanda è: tolto forse il caso di Bowie, non è per caso questo un destino che ha accomunato un po' tutti i grandi nomi della musica? Quindi ecco, tornando al punto: Prince è uno di quei pochi grandi artisti la cui grandezza è considerata notevole in modo praticamente unanime. Un destino di pochi. Provate a pensarci: di quanto oggi si potrebbe dire lo stesso? Chi mette d'accordo praticamente tutti, musicalmente parlando?
SECONDOOk. Ci sono però delle cose su cui veramente vorremmo vi soffermaste. Un po' di prospettiva storica, ecco. Pensate alle grandi stelle della musica oggi; pensate a Prince. E iniziate a considerare un po' delle cose che vi diciamo nel prossimo trittico.
TERZOPrince era un musicista. Pardon: un Musicista. Suonava praticamente qualsiasi strumento. E alcuni di questi (la chitarra in primis, ma anche la batteria) li suonava da virtuoso ai massimi livelli. Oggi è pieno di performer, di gente brava ad avere carisma (magari sul palco, magari nel gestire i mass media...), di gente molto brava a gestire il proprio vestito sonoro (scegliendo con acume i producer del momento e i suoni del momento, o anche quelli del futuro), di gente insomma molto brava a gestire la propria carriera. Essere bravissimi musicisti? Intendiamo, dei virtuosi anche dal punto di vista della tecnica strumentale? Una cosa relegata ai jazzisti, o ai fissati. Oggi non fa carisma. Non dà valore aggiunto. Peccato: dovremmo essere più esigenti, almeno di tanto in tanto. Pure nel pop, dove comunque l'immagine e la capacità di essere performer viene prima di tutto. Che ne dite?
QUARTOChe poi, anche come immagine e “allure” da performer Prince era piste avanti a quasi tutti. La carica (feroce), il senso del palco (mostruoso), la personalità (marcatissima). Il gioco sull'ambiguità (...gay? Non gay? Conquistatore di uomini o di donne? Ok, sì, è sposato un po' di volte, però...). Ma non solo. C'era anche una enorme personalità nel creare una vera e propria "posse" prima che di "posse" e di crew si parlasse in senso stretto, come successo con l'avvento dell'hip hop (cosa notata anche Questlove, in questo bellissimo articolo). Una posse in cui tra l'altro anche le donne potevano giocare un ruolo serissimo: per una Jill Jones, un po' donna-oggetto-giocattolo, c'erano comunque delle Wendy & Lisa, delle Sheila E: musiciste eccezionali.
QUINTOInfine: ammesso e non concesso che Prince sia stato rilevante solo negli anni '80, vi va di provare a soffermarvi un attimo tecnicamente su quel Prince lì? No, perché i grandi nomi emersi successivamente, se ci pensate bene, sono stati magari star mondiali e pure con pieno merito, ma nessuno è stato mai un vero iconoclasta, musicalmente parlando. Prince ha fatto al funk cosa inaudite: ha rivoluzionato l'uso delle tastiere (coi suoi sintetizzatori che hanno una funzione da texture che potevano avere le sezioni fiati nel funk jamesbrowniano), ha utilizzato dei suoni stranissimi per le parti ritmiche (anticipando in questo la musica elettronica da dancefloor e la sua ossessione per la forma dei suoni delle parti ritmiche come elemento decisivo), ha stravolto l'uso del basso (qualche volta togliendolo pure: creare del funk senza usare il basso o qualcosa che ne faccia le veci era ed è ancora oggi una rivoluzione). Insomma, diciamolo: Prince è stato un genio. Ha smesso di esserlo con l'arrivo del nuovo millennio? Premesso che i suoi concerti hanno continuato ad essere delle cose pazzesche anche negli ultimi quindici anni, fosse anche stato così (e forse è stato così) lui è stato veramente l'ultimo grande rivoluzionario della musica ad avere un impatto globale reale, prima dell'avvento di quelle cose misteriose (almeno all'inizio...) chiamate techno e house. Ricordiamole, queste cose. Ricordiamole. E usiamole come metro per giudicare anche i più celebrati fra gli artisti di oggi: sono solo famosi e bravi e in controllo, o sono (stati) rivoluzionari?