Sul sito della All Around eMTB Race Bosch ePowered - gara di mountain bike elettriche a tappe in Val d’Aosta - c’era una raccomandazione: “Se riesci a gestire in autonomia un'uscita in montagna di oltre 5 ore e oltre 1.500 metri D+, se puoi seguire una traccia GPS e puoi cambiare una camera d'aria, allora il tuo livello è idoneo”. Ci siamo detti: perché no?
Due le versioni concepite dagli organizzatori, Luca Santini e Federica Amelio: la "200", con quattro giorni di gara (più prologo) e 200 km da affrontare con arrivo e partenza a Cogne (D+ 8.000 m / D- 11.000 m); e la "100", la versione redux, lunga 2 giorni e con un percorso di 100 chilometri (con più o meno 4000 metri di dislivello positivo e D- 5.300 m). Impegnativo, direte, in condizioni normali. Ma con la bici elettrica è stato davvero dura? Il senso della nostra partecipazione alla 100 era proprio questo: capire se le ebike sono davvero delle “scansafatiche”, oppure sono essenzialmente delle "power extension del divertimento in sella". Ve lo dico dopo, prima qualche precisazione.
Premetto che non possiedo una ebike: occasionalmente, tuttavia, la uso per lavoro o grazie agli amici che me la prestano. Per la gara i ragazzi di Bosch mi hanno dato una Haibike All Mountain 3 nuova di trinca, montata con il Bosch Performance CX. Ritirato pacco gara, numero, GPS e transponder, siamo entrati ufficialmente tra gli sfidanti. Alla versione 200 si sono iscritti molti biker di spessore: il talentuoso e-endurista, ex downhiller, Andrea Garibbo (che l’ha vinta), il campione di cross country Martino Fruet, oggi anche endurista (sopraffina la sua gara, che ha scontato un po’ di errori e sfortunate rotture) e Vittorio Gambirasio e Sottocornola. Per noi nessuna velleità agonistica, il tempo di percorrenza è un particolare al quale non abbiamo fatto caso. Abbiamo preferito la compagnia al cronometro, trovando dei buoni compagni di avventura.
Perché se tra le montagne nascono rapporti speciali e intensi, lo si deve al senso di fatica e di precarietà che si innescano in certe situazioni, mostrando i nostri limiti e le paure più recondite. Il nostro lato più umano. E così è stato partecipando alla Around eMTB Race dove, lo scrivo nero su bianco, abbiamo fatto molta fatica.
Come funziona la gara
È una gara a tempo individuale. Ogni concorrente ha l’obbligo di avere un device o uno smartphone con la traccia satellitare del percorso. Mentre in salita è piuttosto facile seguire le indicazioni del GPS, in discesa la velocità è piuttosto alta e spesso il segnale del satellite arriva con qualche secondo di ritardo, sufficiente a far sbagliare strada. È successo a Martino Fruet, è capitato in un paio di occasioni anche a noi, ma le conseguenze non sono state troppo gravi. E poi c’è la gestione della batteria che è fondamentale: non bisogna abusarne troppo, altrimenti si rischia di rimanere senza. E può costare caro.
All Around Day 1: salite infinite
Alla partenza della 1ª tappa della 100 ci sbattono in faccia la realtà. Due le salite del percorso, che portano a Col de Chaleby (a 2.516 m) e a Col de Vessonaz (a 2.775 m) e che sono “molto impegnative, con tratti in cui è necessario spingere la propria e-mountain bike”. Una volta in cima parte l’entusiasmante e infinita discesa tecnica di 1.500 metri che termina ad Oyace, dove è posto il traguardo della prova e, infine, all’All Around Camp a Valpelline. In mezzo si ricarica la batteria, presso il rifugio Magià. Ovviamente il momento più difficile della prima tappa è stato proprio la spinta della bici su un sentiero esposto e ripido con molte rocce e gradini, che in seguito ho scoperto essere una parte del Tor des Geants, gara di trail running.
Se con una bici tradizionale si fa portage, con una ebike l’opzione a spinta è più fattibile, grazie alla modalità e-walk. Considerata spesso la cenerentola delle assistenze, si è rivelata di fondamentale importanza per far scorrere la ruota posteriore dandoci un po’ di sollievo. Ovviamente, se su terreni scorrevoli la modalità aiuta in toto, su terreni tecnici bisogna continuamente alzare la ruota anteriore, per accertarsi che la posteriore scorra, alzandola spesso per poter dargli grip. Solleva e spingi, spingi e solleva: una faticaccia.
Day 2: se avessi avuto la mia muscolare
La fatica si è palesata anche il secondo giorno, ma questa volta in maniera più dura e difficile al punto da mettere in difficoltà alcuni partecipanti. Con partenza ad Aosta, abbiamo preso la funivia per Pila, per poi partire per i 44 chilometri e un dislivello di 1.132 metri complessivi. Iniziata sul percorso ad anello cross country del bikepark di Pila, la giornata è proseguita sul Colle Tza Setze fino all’ultima entusiasmante discesona che ci ha portati all’arrivo nel centro di Cogne. Sulla salita “mortale”, lunga circa 300 m e sita poco prima di scollinare da Colle Tza Setze, alcuni volontari hanno aiutato a spingere la ebike sul finale della salita ad alcuni partecipanti sfiancati dalla fatica. Il sentiero, ripido e roccioso, non ha permesso di usare la modalità “walk” al meglio, costringendo a sollevare spessissimo la bici. Molti, tra cui i vincitori, hanno fatto portage. Venti e passa chili sulla schiena. Onore al merito.
Tornando alla domandona di prima, credo di non rilevare nessun segreto di Fatima: le ebike sono davvero delle power extension del divertimento in sella. Mi sono chiesto se il giro percorso avrei potuto replicarlo con una mtb normale. La risposta è stata negativa parlando del primo giro e positiva nel secondo, quando abbiamo affrontato la tappa più breve dell’intera All Around. Con la mia mtb normale da enduro avrei potuto portare in spalla la bici sugli ultimi 300 metri di dislivello della salita risparmiando così fatica e improperi, ma la risposta di giustificazione è sempre la stessa: no pain no gain!
Alla fine, scesi al campo gara di Cogne, ho detto agli organizzatori che i tracciatori erano stati piuttosto sadici a farci fare quella salita in ebike. Ma ovviamente, senza quella salita, non ci sarebbe stata una fantastica e infinita discesa verso il traguardo. Un gioco di equilibri che alla fine ha convinto tutti (tranne quella 15ina di partecipanti della 100 che si sono ritirati dopo il primo giorno).
In conclusione, il format è piaciuto. Mancava una gara così in Italia: "La prima edizione di qualsiasi evento è sempre carica di attese e crediamo di poter dire di aver risposto alle aspettative dei partecipanti" – commenta Luca Santini, a capo dell’organizzazione – "Raccogliendo le opinioni dei partecipanti nel parterre, crediamo di poter dire che il format della manifestazione avrà un futuro certo».