Ernia
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Musica

Chi è Ernia: tutto sulla vita e carriera del rapper

Dagli inizi con Tedua al gruppo insieme a Ghali: ecco i retroscena del rapper di Gemelli
Di Claudio Biazzetti
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Quella di Ernia è la perfetta storia di rinascita. Un primo esperimento con Ghali e i Troupe d'Elite, seguito dallo scioglimento e un periodo buio a Londra.
Poi il ritorno alla musica, stavolta da solo, e finalmente un successo spaventoso, confermato ancora oggi dal doppio disco di platino dell'ultimo Gemelli. Ora non resta da conoscere meglio i retroscena della vita e carriera di Matteo, in arte Ernia.
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Le origini e le prime rime con Tedua

Matteo "Ernia" Professione nasce a Milano il 29 novembre 1993. La madre insegna lettere e latino, mentre il padre è impiegato di banca. Quanto alle radici della famiglia, si perdono all'estero: i bisnonni infatti venivano dalla Svizzera e dal Montenegro. Cresce nel quartiere milanese di QT8 (sigla che ha anche tatuata sulla caviglia), ma i primi passi nel rap li fa tra San Siro e Bonola.
A 12 anni conosce Tedua, che «abitava proprio nel palazzo di fronte al mio da una signora anziana gentilissima che lo aveva in affido» racconta Ernia a Rockit nel 2017. «Il suo citofono non andava mai e io lo chiamavo sempre affacciandomi dalla finestra. Eravamo dodicenni di quartiere, fortunatamente a una certa è arrivato il rap a salvarci dai danni che continuamente combinavamo. Un giorno lo trovai in piedi su una panchina a improvvisare un freestyle e mi parlò di una serata che aveva scoperto, la Jam del Lido, una battle rap che si teneva ogni due settimane. Fu proprio quel giorno che scelse il suo primo nome da rapper, Incubo». È il 2005.
Quando un paio di anni dopo Tedua torna dalla madre dopo il periodo di affidamento a Milano, Ernia ormai è già entrato con tutt'e due le scarpe nel mondo del rap. All'inizio scopre Caparezza e Candy Shop di 50 Cent, poi passa inevitabilmente al Fabri Fibra di Tradimento, a Mondo Marcio, ovviamente ai Club Dogo.
«Io, nel frattempo, tra la prima e la seconda liceo sono entrato nel crew Bonola Family» racconta a Hano. «Kappa abita in fondo alla mia via. Il resto era di Bonola. Ai tempi c’era Galbio, il Sotto e c’era Zodiac. Era abbastanza forte come crew. Anche perché Bonola non è che abbia generato tanti rapper. Quando parlo di Bonola parlo anche di QT8, che è talmente piccolo che si associa con Bonola, Gallaratese».
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I Troupe d'Elite con Ghali, il periodo buio a Londra

«Ai tempi le dinamiche di quartiere erano diverse, ad esempio, all’inizio non potevo sopportare Ghali perché eravamo i più giovani, i bimbi prodigio delle rispettive crew dei rispettivi quartieri. Io a Bonola e Qt8, lui a Baggio» prosegue raccontando a Rockit della sua adolescenza. «Di conseguenza eravamo anche rivali. Una volta per risolvere una questione gli tirai una testata ma in realtà da quel giorno in il nostro rapporto cambiò. Una volta risolta la faccenda ci mettemmo poco a formare i Troupe d’Elite».
Così, nel 2011, insieme a Ghali, Maite (conosciuta perché amica di una sua ex storica) e Fawzi alle produzioni nascono i Troupe d’Elite. Vengono subito messi a contratto con la neonata Tanta Roba, etichetta figlia di Gué Pequeno e DJ Harsh. Il moniker scelto all'inizio è ErNyah, storpiatura del soprannome che gli è già stato appioppato da qualche anno. «Questo nome mi è stato dato da una mia compagna di classe che a scuola chiamavo Ernia, perché aveva un'ernia ombelicale» confida a NSSMag. «Poi ha iniziato lei a chiamarmi così e da lì tutti hanno cominciato a chiamarmi Ernia; mi è rimasto ancora oggi...».
A tutti gli effetti, possiamo definirli il primo esperimento trap in Italia, con un'ottima risposta del pubblico ma un putiferio infernale in termini di critica e addetti ai lavori. Dopo il primo omonimo Troupe d'Elite EP si solleva un polverone, alzato principalmente da chi nel rap c'era da anni.
I motivi, secondo Matteo, sono principalmente due: il primo ha a che fare con la meritocrazia. I 30enni rapper dell'epoca finiscono per pensare che i Troupe «“Vengono finanziati da Sony, sì, ma che cosa hanno fatto questi? Qual è la loro storia?” E per quello ti posso dire che, sì, capisco che il tuo pensiero sia questo» continua Ernia su Hano. «Però mi viene anche da dire “scusa e se domani esce un fenomeno che fa il primo pezzo e riesce a battere tutti, non devo riconoscergli quel che merita?”».
L'altro motivo invece riguarda la paura che incute un cambiamento radicale come quello della trap. «In molti legati alla vecchia si sono spaventati. Hanno detto “qua c’è un cambiamento. Se noi non teniamo il passo finisce che qualcuno ci mangia in testa"». Ma il merito pionieristico dei Troupe finisce per essere anche la loro croce: sono avanti, anticipatori dei tempi, ma lo sono troppo. Dopo vari dissapori con DJ Harsh, rescindono il contratto con Tanta Roba e pubblicano il primo nonché ultimo album, Il mio giorno preferito.
Nel frattempo, Ernia non è stato con le mani in mano. Il suo mixtape solista New Generation Rap Boss con le collaborazioni di Sfera Ebbasta e Charlie Charles ha smosso un po' le acque. Prova anche a passare le selezioni per Amici di Maria de Filippi, ma senza successo. Demoralizzato e spaesato, si trasferisce a Londra. Segue un periodo di 5 mesi di solitudine, costretto a improvvisarsi cameriere e vivere con quella che descrive come una "vecchia croata un po' pazza". Torna in Italia ben presto, dopo una brevissima parentesi francese da una ragazza conosciuta in Inghilterra.
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La rinascita, il successo e gli album solisti

Il 2016 è l'anno della necessaria rinascita: sotto contratto con Thaurus, pubblica Fenomeno e un'altra manciata di singoli, che poi raccoglie nell'EP No Hooks, chiamato così perché senza ritornelli nei pezzi.
A giugno 2017 arriva il primo Come uccidere un usignolo: il nome si rifà al titolo originale del romanzo di Stephen King "Il buio oltre la siepe", ovvero To kill a mockingbird (per quanto il mockingbird sia un uccello americano non presente in Europa, ma associato all'usignolo). L'album segna il primo disco di platino della sua carriera. Ma non l'ultimo.
L'anno successivo arriva infatti 68, chiamato come l'unico autobus che arriva a toccare la zona periferica di Bonola. Un ritorno alle origini, tanto da fargli dedicare l'unico featuring all'amico d'infanzia Tedua (seguiranno altri feat. ma nella ristampa).
Con l'ultimo Gemelli, Ernia raddoppia il disco di platino, pur rimanendo sempre estraneo alla categoria dei rapper scintillanti, quelli tutto sfoggio e collane. «Fare i video con la collanona e la macchinona fa sempre figo, tira sempre tantissimo (altrimenti in Italia non esisterebbero da 20 anni i tronisti)» ci ha raccontato qui su Red Bull nel 2020. «Però bisogna anche avere lo status per fare quelle cose secondo me».