Fabri Fibra© RED BULL TEAM/CONTENT POOL
Musica
Chi è Fabri Fibra? La sua vita in 6 punti
Da Uomini di Mare a quando tutti credevano fosse morto, riscopriamo la vita del rapper di Senigallia
Di Claudio Biazzetti
Pubblicato il
L'estate 2020 è stata parecchio fruttuosa per Fabri Fibra: prima il featuring con Nerone nella granata da pista "Bataclan" e poi la collaborazione (storica, perché la prima) con J-Ax nel "Djomb Remix" del rapper francese Bosh. Insomma, a quasi 44 anni (di cui 26 da rapper) e 9 album in studio, il ragazzo non si sogna manco lontanamente di appendere il microfono al chiodo.
Anzi, sappiamo per certo che sta passando questi mesi in segregazione nel suo studio di Milano a registrare il nuovo album, il decimo. Ma com'è nata una delle epopee più famose del rap italiano? Qual è stato il percorso di vita che l'ha portato fino a qui oggi? Ripercorriamo la vita di Fabri Fibra in 6 punti fondamentali.

Le origini e la scoperta del rap

Fabrizio Tarducci nasce a Senigallia (provincia di Ancona, Marche) il 17 ottobre 1976. Di norma, la famiglia rappresenta per tutti l'unica vera costante, l'unico appoggio che nel caso dei rapper non è mai un mistero, anche nelle canzoni. Ecco, per il piccolo Fabrizio è l'esatto opposto. «La famiglia è il nucleo più distruttivo che ci sia, basta vedere la storia di Sarah Scazzi» ha raccontato Fibra a Panorama nel 2010. «Vivere in famiglia non stimola a diventare migliori. I ragazzi rimangono a casa e poi si lamentano se hanno un lavoro che non amano».
Guardando all'infanzia e all'adolescenza, il rapper vede in sé un ragazzo complessato e insicuro, tormentato dalla separazione dei genitori quando andava alle medie. Cioè in uno dei periodi più delicati nella vita di un individuo. «Il figlio maschio è sempre troppo protetto dalla madre, quasi tenuto in ostaggio con il ricatto. Ho capito che se mi fossi fatto coinvolgere da quel meccanismo sarei rimasto stritolato. E così sono andato il più lontano possibile da lei».
Col fratello Nesli (Francesco) invece, più piccolo di lui di 4 anni, Fibra condivide la passione per l'hip hop e le sue 3 arti: graffiti, breakdance e rap. Faranno insieme i loro primi passi in quest'ultima, ma quando la popolarità del fratello maggiore sorpassa quella del minore, cominciano i primi screzi, che porteranno poi a un allontanamento quasi totale fra i due.
Come avevamo già visto nell'articolo sui rapper prima di diventare famosi, le rime però non sono state la prima scelta di Fibra. Inizia con i graffiti e la breakdance, ma capisce subito che non sono la sua strada. Prova allora con la musica vera e propria, ma dalla parte del DJ. Anche qui, un mezzo disastro. Finché, un giorno, attorno ai 16 anni, Fabrizio assiste al suo primo concerto rap, quello del collettivo romano Assalti Frontali. «Ero andato a vederli nell’aula magna del liceo linguistico a Senigallia dove studiavano delle mie amiche» ha raccontato a Repubblica. «È stato il mio primo concerto rap: me lo ricordo benissimo perché cominciavi a vedere che c’erano dei tipi vestiti “larghi”, i primi B-Boy».

Uomini di Mare, Teste Mobili e i primi dischi

Dal momento della fondazione del suo primo progetto musicale, Uomini di Mare nel 1994, al primo demo registrato in studio, "Dei di mare quest'el gruv", passano due anni. Cosa che la dice lunga su come viene presa la faccenda dell'hip hop all'epoca, cioè quando Fibra ancora si firmava Fabri FIl. Prima la gavetta e i freestyle, solo dopo arriva il privilegio di incidere. Insieme al compaesano Nicola "Lato" Latini, beatmaker e DJ, mette in piedi il duo, che ben presto si trasforma anche in etichetta indipendente, la Teste Mobili Records.
A questo punto, i nomi e i collettivi si sprecano e le tempolinee s'intrecciano fra di loro. Nel 1997, ai due si aggiunge anche Shezan il Ragio, una certezza nell'ambiente bolognese, e sotto il nome di Qustodi del tempo pubblicano un altro demo, "Rapimento dal Vulpla". Ma l'epopea Uomini di Mare continua con il primo e ultimo album, nel 1999: "Sindrome di fine millennio", capolavoro claustrofobico di allitterazioni, assonanze e un flow di Fibra secco e a denti stretti come non lo sarà mai più, men che meno dopo il successo. L'anno dopo vede la luce il collettivo Teste Mobili, cioè i Qustodi del Tempo insieme al fratello di Fibra, Nesli (Nesly Rice all'epoca), Chime Nadir e il DJ Rudy B. Seguirà poi un ultimo "Lato & Fabri Fibra EP" nel 2004 che chiuderà definitivamente il capitolo Uomini di Mare.
Si deve aspettare il 2002 prima che Fibra adotti ufficialmente lo pseudonimo che conoscono tutti. "Turbe giovanili" è il primo album da solista, prodotto interamente da Neffa, che gli cede il suo tesoro di strumentali. Ha smesso infatti di rappare l'anno prima, tuffandosi nel soul e nell'RnB e riuscendoci anche bene (per capirci, "Io e la mia signorina" è del 2001). Rispetto a "Sindrome di fine millennio", Turbe è un disco molto più luminoso e aperto, con loop presi da pezzi funk/soul e un timbro di Fabri più incisivo, determinato a farsi apprezzare di più. Ma non è ancora abbastanza, e il successo non arriva come sperato.

La fuga in Inghilterra e Mr. Simpatia

La batosta di "Turbe Giovanili" spinge Fibra a uno stravolgimento radicale della sua vita. Nel 2003, a 27 anni, si trasferisce in Inghilterra, in quella che potremmo definire "la Riccione degli inglesi": Brighton. Qui lavora in una fabbrica di tende, ma sotto sotto conserva il sogno di poter sfondare nella musica, magari in una nazione che tiene un po' più in considerazione il rap.
«Andai via dall’Italia, a Brighton, e lì mi è scattato qualcosa, ho calcato la mano sul fatto di essere andato giù di testa» ha detto a Repubblica. «Mi dicevo: perché gli Otr hanno fallito? Perché parlavano solo di rap. Perché i Sangue Misto hanno fallito? Perché non volevano fare i singoli. Perché i Colle der Fomento hanno fallito? Perché non volevano fare le interviste e andare in televisione. Ho fatto la lista dei motivi per cui le cose non avevano funzionato e ho anche capito che quello era un momento particolare perché era morto il vecchio e non stava nascendo il nuovo. E ha funzionato».
Fabri si conosce, per questo ha imparato ad anticipare se stesso. «A volte vorrei trasferirmi, ma ovunque vada finisco per tornare nel mio piccolo posto in cui sono cresciuto dove siamo tutti dei coglioni qualunque».
Il 1 settembre 2004 esce per l'indipendente Vibrarecords "Mr. Simpatia", il secondo album. Prodotto perlopiù dal fratello Nesli, dentro ci trovi tutto: dall'amaro in bocca dato da un rientro in Italia a testa bassa, alla nausea verso un ambiente rap (italiano) che ormai è perso nel nulla, ancorato ai vecchi valori puri ma incapace di evolversi e rinnovarsi, dalle parolacce al nichilismo e le allusioni alle droghe. È un disco crudo, esplicito, appuntito e sprezzante, un rullo compressore che nel suo cammino inesorabile non risparmia niente e nessuno, men che meno la società. A fare più scalpore è sicuramente "Non fare la puttana". A differenza di quanto si possa pensare, il titolo è una frase che Fibra si è sentito dire più volte al momento di fare i live, all'epoca concentrati unicamente nelle grandi città come Roma e Milano.

Tradimento, il successo e Bugiardo

La verità nuda e cruda di un'Italia a rotoli di "Mr. Simpatia" si rivela la carta vincente di Fibra, che dopo aver firmato un contratto con Universal pubblica il 6 giugno 2006 "Tradimento", il terzo album. Viene anticipato qualche mese prima dall'uscita del suo singolo più famoso, "Applausi per Fibra": un dipinto tragicomico, a tratti fantozziano, della sua vita fino a quel momento.
«La data più bella della mia vita è il 6 giugno 2006, quando Paola (Zukar, la sua manager) mi ha telefonato per dirmi che il disco Tradimento era primo in classifica» ha raccontato a Panorama, facendo emergere dalla data 6/6/06 una numerologia quasi diabolica, a pensarci meglio. «Ero nel mio appartamento di Sesto San Giovanni, alla periferia di Milano, lo condividevo con due amici. Uscivo da un periodo difficile, avevo chiesto un prestito per l’affitto, la droga mi aveva depresso. I precedenti dischi non erano andati bene, avevo speso tutto per pubblicarli, la famiglia non credeva nella mia carriera musicale, nessuno aveva fiducia in me».
Dopo la telefonata con Zukar, Fibra attacca il telefono, si stende sul letto e comincia a piangere. «Non riuscivo a fermarmi. Sfogavo la rabbia e la frustrazione che avevo accumulato fino a quel momento» .Il titolo del disco si riferisce senza mezzi termini al senso (ben presto dimenticato) di colpa per aver abbracciato il mainstream. Quel Tradimento ai danni del rap puro e senza macchia però si svela ben presto la migliore di tutte le idee. Segue un tour (Io odio Fabri Fibra) e una certificazione di platino al disco.
Passa poco più di un anno prima che esca un nuovo album sulla scia del successo: "Bugiardo", in cui un Fibra sempre più sicuro di sé si toglie parecchi sassolini accumulati nelle scarpe in vari decenni. A emergere è soprattutto il singolo di punta insieme a Gianna Nannini, rework del brano contenuto nell'album, che esce ad aprile 2008 diventando il tormentone dell'estate.

Chi vuole essere Fabri Fibra?, Controcultura, le polemiche, Guerra e Pace

Da qui in poi la storia di Fibra e dei suoi dischi è nota un po' a tutti. Che sia "Chi Vuole Essere Fabri Fibra?", disco uscito nel 2009 e ricordato come uno dei meno "capiti" fra quelli major, o che sia il successivo "Controcultura" del 2010, uscito in un periodo post-crisi in cui in Italia cominciavano a formarsi sedicenti movimenti anti-sistemici (Fibra suona anche a un Woodstock 5 stelle il 26 settembre 2010), il fil rouge che collega tutti gli album è la parte da lingua scomoda che recita Fibra.
Recita si fa per dire, perché è solo l'essere disilluso e il nichilismo tagliente di Fabrizio Tarducci che l'hanno portato dov'è oggi. Chiaramente si spingerà un po' troppo oltre, come quando scatenerà polemiche e accuse di omofobia nei confronti di Marco Mengoni o Valerio Scanu. Ma il contributo alla musica, quello è indubbio. «Oggi la musica italiana è in crisi e io piuttosto che portare un contributo, preferisco essere un danno, non mi sento una persona che si è integrata nel sistema, io mi sento un disadattato» racconta nel 2004 a HotMc. E poi, al netto di tutto, ci sono singoli che sbancano ogni tipo di classifica, da Tranne Te a Vip in trip, L'italiano balla, quest'ultima in collaborazione con i Crookers e vero inno di Guerra e Pace del 2013.

Squallor, Fenomeno e il presente

Parallelamente alle varie collaborazioni, dal più classico Gué Pequeno o Nitro al più inusuale Luca Carboni, Fibra si impelaga con Vacca in un dissing botta e risposta di vari brani che pare eterno, poi terminato quando quest'ultimo esagera offendendo l'intera cittadinanza di Senigallia nel brano "Ritarducci".
Superato l'empasse, il rapper si butta a capofitto in un nuovo album, Squallor, anticipato dal singolo Come Vasco. Non avendo più tanto da dimostrare e potendosi godere senza troppe ansie la vita da major artist ormai affermato anche nel pop, Fibra si prende per la prima volta dopo tantissimo tempo una pausa di tre anni per costruire il nono e attualmente ultimo album, Fenomeno del 2017.
Dal punto di vista discografico, il successo dei singoli Pamplona (coi Thegiornalisti) e Stavo Pensando a te costituisce una riaffermazione sulla scena rap e trap, che in pochissimi anni è mutata radicalmente e con tempi da record. Al giorno d'oggi, collaborare con un nome come quello di Fibra per chiunque faccia musica pop, rap, trap in Italia è una consacrazione da tutti i punti di vista, una specie di benedizione, che finora è toccata a Carl Brave, Francesca Michielin, Mahmood e solo ultimamente, come abbiamo visto, Nerone e J-Ax.
Le ultime notizie che ci giungono parlano di un Fibra al lavoro sul decimo album, un numero importante, che il ragazzo saprà onorare come si deve. Magari con una bella polemica e una sfilza di querele. Non sarebbe Fabri Fibra altrimenti.