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Musica

Chi è Guè Pequeno: la vita del rapper

Dai Club Dogo a X Factor, con tutti gli album che ci sono di mezzo, la carriera di Mr. Fini spiegata bene
Di Claudio Biazzetti
7 minuti di letturaPublished on
Possiamo dire ormai in tutta sicurezza che praticamente tutti i nuovi rapper o trapper sono figli di Guè Pequeno. Non in senso letterale, s'intenda, ma artistico. A partire dalle Sacre Scuole e soprattutto con i Club Dogo, Guè è stato anticipatore di tutto questo fenomeno mondiale che oggi chiamiamo trap.
Non a caso, Cosimo sarà anche uno dei protagonisti del Red Bull 64 Bars Live il prossimo 4 ottobre. Insieme ad Artie 5ive, Massimo Pericolo, Kid Yugi e Tony Effe, il nostro si cimenterà in uno show mai visto in Italia: un unico freestyle senza pause che riporta il rap alla sua vera essenza. In consolle, Dat Boi Dee e special Guest Geolier. Segui la diretta sul nostro canale YouTube, Red Bull Droppa.
A quasi 25 anni dall'inizio della sua carriera, ripercorriamo l'avventura che ha portato il piccolo Cosimo Fini a diventare Guè Pequeno, uno dei re indiscussi della scena italiana.

Le origini e Sacre Scuole

Cosimo "Guè Pequeno" Fini nasce a Milano il 25 dicembre 1980. Figlio del giornalista Marco Fini (molto attivo sul tema della Resistenza) e della giornalista Michela Fini, Cosimo cresce in un contesto benestante. «Ero un bambino molto introspettivo, e sono sempre stato attratto dalla musica» racconta a Vice. «Negli anni '90 c'erano le tv musicali: Mtv, Videomusic… Io non sapevo che avrei voluto fare l'entertainer nella vita, però di sicuro ero ipnotizzato da tutta questa roba. Guardavo di tutto, ovviamente non è che sapessi che mi sarebbe piaciuto l'urban o il rap: guardavo tutto, un sacco di video pop, e sapevo tutto su tutti i gruppi».
Eredita dalla madre la passione per i Talking Heads, e grazie a MTV si vive in pieno il periodo grunge e crossover. Scopre i Cypress Hill e i Beastie Boys e «a quel punto ho fatto lo switch». Ovvero, la sua vita viene stravolta dal rap.
Ha anche la fortuna di avere La Pina, una delle prime a rappare in Italia, come babysitter. «All'epoca della scoperta del rap cominciavo anche a uscire e ad avvicinarmi un po' alla Milano dell'epoca, che era una roba mista un po' di "malavitosi" e mondo della musica underground — che era il reggae, i centri sociali, il Parco Sempione, tutti quelli che smazzavano… Il primo contatto per iniziare a fare rap è avvenuto quando ho conosciuto Dargen».
Al Liceo Parini conosce Jacopo d'Amico, alias Il Corvo d'Argento, pseudonimo di cui conserverà più tardi solo "Dargen" (la storia estesa è nel nostro articolo sui rapper prima di diventare famosi). «Beccavi uno a cui piaceva la musica e boom eravate amici, perché non si era in tanti. Per noi era un'ossessione: ascoltavamo One Two One Two alla radio, andavamo dagli amici con più soldi che avevano i piatti, compravamo i dischi, provavamo a fare freestyle. Jake si chiamava Fame perché quello era il suo nome di quando faceva il writer, e man mano anche con lui abbiamo cominciato, mentre il giro di amici di piazza si allargava».
Ed è così che Il Guercio (per via della ptosi alla palpebra sinistra di Cosimo), Il Corvo d'Argento e Fame (più avanti ribattezzato Jake La Furia) formano verso la fine degli anni Novanta il gruppo Sacre Scuole. Pubblicano un solo disco, nel '99, con il titolo di 3 MC's al cubo. Si sciolgono con il nuovo millennio, pare per dei dissapori tra Jake e Dargen.

I Club Dogo e la carriera solista

Dalle ceneri di Sacre Scuole, sostituendo Dargen con un produttore promettente come Don Joe, nel 2002 nascono i Club Dogo. Ancora oggi, quando ne parla, Guè fa leva sul punto su cui nessuno ha mai avuto dubbi: i Dogo sono stati i primi in Italia a fare certe cose, parlare di temi come i soldi e la droga, vestire in un certo modo, avere una certa attitudine.
«Noi volevamo fare tutto in modo diverso. L'Italia è l'unico paese dove il rap nasce nel centro sociale, una specie di errore storico. Adesso grazie a tutti 'sti ragazzini nuovi finalmente è finita, è cambiato tutto e basta, però ce lo siamo portati dietro per trent'anni sto fatto che il rap dovesse essere una cosa alternativa». A cambiare le regole del gioco è il primo Mi Fist del 2003, che inaugura sostanzialmente una rinascita del rap in Italia. Arriva il successo, arrivano i contratti major, prima con Virgin Records e poi Universal. E grazie al trio il rap non solo ritorna, ma comincia ad avere un peso concreto.
A parte un libro con Jake e qualche mixtape come Hashishinz vol 1 con Deleterio e i primi due Fast Life prodotti dal socio DJ Harsh (format che continuerà fino a oggi, con molta soddisfazione di tutti), il primo vero slancio solista arriva nel 2011 con Il ragazzo d'oro. È un anno di svolta per Guè, che insieme ad Harsh fonda anche l'etichetta Tanta Roba.
Dopo il terzo episodio di Fast Life e Guengsta Rap, un mixtape in free download, nel 2013 arriva il terzo attesissimo album, Bravo Ragazzo. Anche qui, le collaborazioni vanno da nomi più soliti come Marracash a meno usuali come quello di Tornare Indietro feat. Arlissa. L'anno successivo, il disco viene certificato platino.
Decolla letteralmente la sua carriera a partire da Vero, album del 2015, ma soprattutto con Santeria, disco a quattro mani con Marra nato dopo un viaggio ai tropici. Il 2017 è l'anno di Gentleman, a oggi uno dei suoi dischi più famosi, anche grazie ai singoli Lamborghini feat Sfera Ebbasta (poi remixato e reso ancora più celebre con Elettra Lamborghini) e Trinità.
Entra ufficialmente a far parte del Billion Headz Music Group di Sfera e Charlie Charles nel 2018, l'anno di Sinatra, concedendosi anche parti televisive di spicco l'anno successivo: duetta infatti con Mahmood a Sanremo sul brano vincitore Soldi e partecipa a The Voice of Italy come giurato. Mr. Fini del 2020 e Fast Life vol. 4 sono gli ultimi lavori del 2020.
Nel 2021 Guè esce col suo nuovo album Guesus, non prima di aver cambiato definitivamente il suo pseudonimo da Guè Pequeno a Guè. Nel 2022 esce il suo nuovo Red Bull 64 Bars, che anticipa la sua partecipazione al Red Bull 64 Bars Live di ottobre a Napoli.

Ascolta il Red Bull 64 Bars: Guè Pequeno prod. Shablo, incluso in Red Bull 64 Bars, The Album

2 min

Red Bull 64 Bars: Gué Pequeno prod. Shablo

Il singolo “Venezuela”, parte di Red Bull 64 Bars, The Album. Scorri in basso per gli altri brani e per le lyrics.

Il 13 gennaio del 2023 esce Madreperla, ottavo album in studio. Il disco è interamente prodotto da Bassi Maestro, che per il suo amico Guè fa un'eccezione e torna a produrre rap. Il producer milanese infatti da anni porta avanti un'altra strada, quella del funk di derivazione italo disco con il suo progetto a nome North Of Loreto.
Ovviamente, il disco è un tripudio di featuring, da Anna a Paky, da Sfera Ebbasta a Marracash, ma anche di campionamenti e citazioni al rap d'autore straniero e non. Una specie di summa, un'antologia di ciò che per Guè e Bassi ha significato il rap nella sua forma più classica, il boom bap. «Per me i sample sono fondamentali» racconta il rapper a Rockol.
«Sono citazioni che permettono di acculturarsi, di scoprire nuova musica. I sample offrono un’opportunità. A me arrapa di più utilizzare il beat con un campione particolare, che realizzare una traccia commerciale. Nel disco abbiamo campionato tracce rap, giamaicane, canzoni italiane. La ricercatezza dei sample è lo specchio della cultura musicale di un artista».
Il 2024 si apre col botto: prima l'annuncio e poi l'uscita del nuovo album di reunion con i suoi soci Jake La Furia e Don Joe, l'omonimo Club Dogo. E poi la partecipazione sul palco del 74esimo Festival di Sanremo, in veste di ospite di Geolier insieme a Luchè e Gigi d'Alessio. Il 4 ottobre 2024, poi, Guè salirà di nuovo sul palco del Red Bull 64 Bars Live a Scampia.