Se è vera quella cosa che dicono sugli artisti, quella per cui i più bravi hanno sempre uno struggle interiore che dà un tocco di sensibilità che gli altri non hanno, beh, allora Izi dovrebbe rientrare di diritto nella categoria. Automaticamente.
Un passato tormentato, la spada di Damocle del diabete, tanti errori di vita e un talento che può permettergli di reinterpretare De André egregiamente e aggiungere pure qualcosa di suo: è chiaro che il rapper ligure deve ancora raggiungere il suo picco. Ma finora quello che ci ha dato è uno degli esempi migliori di questa "nuova generazione" di rap. Ma chi è Diego della crew Wild Bandana? Scopriamolo insieme.
Gli inizi e la fuga da casa
Diego "Izi" Germini nasce a Savigliano, in provincia di Cuneo, il 30 luglio 1995. La scelta dell'ospedale di Savigliano è dettata dalla volontà della madre: è semplicemente la struttura più vicina a Genova che consente il parto in acqua. I genitori si separano quando lui è ancora piccolo, dando l'inizio a quella che lo stesso ragazzo definirà "un'adolescenza non proprio rose e fiori". Cresce però a Cogoleto, vicino Genova. «Sono passato da assistenti sociali, psichiatri, psicologi e tribunali» racconta nel 2016 a La Stampa. «Non è stato facile, non ho visto mio padre per circa cinque anni. In quel periodo vivevo con mia madre, poi però le cose sono andate peggiorando».
Se non altro, è proprio in questi anni bui che Diego si avvicina alla scrittura, prima con i versi e poi con i primi pezzi rap. «Verso i dodici anni ho iniziato a scrivere poesie, che parlavano di temi prettamente popolari. Avevo anche fatto una sorta di raccolta. Era solo per me, non è mai stata pubblicata. A quindici anni ho scritto il primo pezzo rap». Questo nonostante il suo background musicale non sia per niente rap, men che meno quello italiano. «Mi piacciono molto Johnny Cash, Vinicio Capossela, De André, Battiato. In generale apprezzo il cantautorato italiano.»
Sempre a 15 anni inizia a lavorare, che consiste nell'alzarsi alle 6 di mattina per andare a mungere capre in fattoria. In ogni caso, la situazione familiare si fa sempre più insostenibile. Così, a 17 anni decide di scappare letteralmente di casa. «Ho fatto davvero mille lavori, dal barista al cameriere. Spesso non avevo un soldo e dormivo sui tetti o nelle stazioni perché non avevo una casa. Alla fine di questa storia assurda ho capito che i problemi bisogna affrontarli da soli».
I mixtape e l'esordio major
Non bastasse, alla lista di guai si aggiunge anche quello del diabete. Nel periodo di totale vagabondaggio Izi finisce per trascurare la malattia, e verso la fine 2014 finisce addirittura in coma. «Bisogna stare molto attenti, essere equilibrati, molto di più di una persona normale. Il diabete è un mostro ed è vero, soprattutto se non sai come gestirlo e se non lo accetti».
Tra il 2013 e il 2015 comunque pubblica i primi 3 mixtape. Il primo, Macchie di Rorshach, addirittura a nome Eazyrhymes. Dopodiché, per assonanza, Eazy diventa un più semplice Izi e arrivano anche i restanti due, Kidnapped Mixtape e Julian Ross Mixtape. La sua padronanza delle rime e del flusso di parole è sbalorditiva già all'inizio. Oltretutto, Izi rimane uno dei primi in assoluto a servirsi dell'autotune in Italia, insieme agli altri soci della sua crew, Wild Bandana. Ovvero Tedua e Vaz Tè. Degna di nota è la prima collaborazione con Sfera Ebbasta e Charlie Charles in Mercedes Nero.
Il 2016 è l'anno della svolta per Diego. Il pochi mesi arrivano sia il primo contratto major, con Sony per il primo album Fenice, e poi anche la parte da protagonista in Zero, il film diretto da Cosimo Alemà sul rap italiano.
Da qui segue un periodo molto intenso e produttivo, che porterà Diego a pubblicare praticamente un disco all'anno: prima Pizzicato del 2017, che contiene feat. importanti come Fabri Fibra; poi Aletheia, anticipato dal singolo Fumo da solo prodotto da Charlie Charles e tha Supreme. Infine Riot, ultimo lavoro del 2020 carico di significati politici e di protesta già solo a partire dal titolo.