Coma Cose
Musica

Chi sono i Coma_Cose? La loro vita in 3 punti

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In vista di Sanremo, ripercorriamo in 3 tappe la carriera di Fausto Lama e California
Di Claudio BiazzettiPubblicato il
La pagina Wikipedia dei Coma_Cose affibbia al duo le etichette di indie rock, pop rap e elettronica cantautorale. Forse un tentativo un po' goffo di definire ciò che in realtà non è definibile, e anzi, sin dalla sua nascita ha sempre lottato contro ogni tipo di catalogazione. La natura della coppia artistica (e amorosa, i ragazzi stanno insieme) formata da Fausto Lama e California in più è decisamente mutevole, tanto che dai primi singoli del 2017 a oggi Fausto ha sostanzialmente smesso di rappare. E quando inizi a cantare, tanto vale andare a Sanremo.
Detto fatto: l'edizione numero 71 del Festival della canzone italiana presentata da Amadeus vedrà anche i nostri beniamini sul palco dei fiori. Una notizia che fa strano al duo in primis («Sicuramente non ci saremmo mai sognati di andare a Sanremo. Voglio dire, il progetto si chiama Coma_Cose»). La canzone scelta è Fiamme negli Occhi, un pezzo che lo stesso Fausto ci ha confidato essere «una canzone da spiaggia 2.0». Ma come ci sono arrivati a Sanremo in così poco tempo? Chi sono Fausto e Francesca? Lo abbiamo chiesto direttamente a loro.

Gli inizi: Edipo e l'amore improvviso

Il segno particolare dei Coma_Cose è che il 50% del gruppo ha navigato in lungo e in largo nella musica, ma la restante metà ha iniziato a cantare in età adulta. Fausto "Lama" Zanardelli nasce a Gavardo, in provincia di Brescia, il 21 novembre 1978. «Sono cresciuto a Salò, sul Lago di Garda» ci tiene a precisare. Sin dall'adolescenza bazzica per Milano e la sua nightlife musicale, fino a decidere di dedicare completamente l'esistenza agli spartiti.
Dopo una gavetta da fonico comincia a registrare dischi a nome Edipo. Il suo è un cantautorato con le radici rivolte all'eredità di Bruno Lauzi e altri big del passato, ma con i rami ben rivolti al presente/futuro, quindi con influenze che si sposano bene al rap. Collabora, su tutti, con Dargen D'Amico per il suo ultimo album Preistorie di tutti i giorni, pubblicato nel 2015 da Universal. Ma il tanto atteso salto major non dà i frutti sperati, e Fausto si ritrova in un limbo, a Milano senza uno stimolo per il futuro.
«Io ero qui senza sapere più cosa fare del mio mio futuro da musicista» racconta. «Ero un po’ in un vicolo cieco. Pensavo che col disco major fosse il momento per realizzare un po’ il mio percorso e questa cosa non è avvenuta. Un po’ amareggiato, un po’ disilluso ho ridimensionato le prospettive di vita». Con il morale un po' a terra e un bisogno concreto di liquidi, si presenta in un negozio di abbigliamento in Ticinese, a Milano. Tra i commessi, lavora Francesca.
«In poco tempo ci siamo fidanzati e siamo andati a convivere. Ho introdotto lei alla musica. La sera le strimpellavo delle cose. E invece lei mi ha introdotto al suo lavoro. Lei lavorava come commessa e tuttofare in questo negozio e mi ha dato una grande mano portandomi con sé. Sono andato anche io a lavorare lì. Le due cose si sono accavallate per un po’, ma poi alla fine l’ha spuntata la musica».
Il bello è che, dicevamo, Francesca non ha mai visto la musica come una strada di vita. Il soprannome California arriva nel momento in cui nascono i Coma_Cose. Ma fino ai suoi 27 anni, il suo nome rimane Francesca Mesiano, nata a Pordenone, Friuli, nel 1990. «Quando ero più piccola giravo con gente che faceva rap, o techno» racconta California. «Mi ritrovavo in questi garage dove c’erano queste gigantesche consolle montate e lì spippolavo. Ma non ho mai fatto nulla di serio. Ho fatto mille altri lavori, ma di musica ero solo appassionata».
La sola formazione "accademica" di Francesca nella musica consiste in un anno di lezioni di pianoforte quando aveva 6 anni. Ma è proprio questo suo essere naif che per Fausto è stato una benedizione. «Il grande punto di forza di Francesca secondo me è questo. Oggi succede che i nuovi cantanti che arrivano sono super giovani, quindi per forza di cose magari dotati ma con poca esperienza. Poche cose da dire. Francesca ha vissuto per quasi 30 anni assorbendo esperienze e vita vissuta come una spugna. E poi le ha liberate grazie alla musica, con la poetica matura di un adulto”.

La nascita di Coma_Cose e i primi singoli

Una cosa che non si sa, e che i ragazzi non hanno mai avuto l'occasione di raccontare, è che si sono conosciuti a un karaoke. «Ci eravamo presentati, poi visti un paio di volte, ma conosciuti come si deve una sera al compleanno di un amico in comune al karaoke» ride Fausto. «Quella è stata la prima volta che abbiamo cantato insieme. E lì ho capito che Francesca era intonata, davvero interessante».
«Era un postaccio agghiacciante in Corso Como» aggiunge Francesca. «È stata l’unica volta in vita mia che sono andata in Corso Como, giuro. Ci ha unito la grande musica anni Ottanta e Novanta».
Fatto sta che galeotto fu il karaoke, e a quel punto non solo scatta la scintilla dell'amore, ma anche quella che poi farà considerare a Fausto l'idea di proporre a Francesca una pazzia. I due stanno insieme da qualche mese ormai. È il 2016, e la sera, finito il turno il negozio, Fausto fa quello che ha sempre fatto: scrivere canzoni. «Tornando a casa dal lavoro alla sera le dicevo “Dai, prova a cantare questo ritornello”. Era tutto molto naif. Anche io all’epoca pensavo di trovare altrove una voce per i pezzi che scrivevo. Poi un giorno anche i Mamakass, i ragazzi che ci producono, mi hanno detto. "Ma Fausto, ma guarda che la voce ce l’hai già lì"». A quel punto, i due fanno la "scelta kamikaze": si licenziano e cominciano a lavorare ai pezzi che hanno registrato.
Cannibalismo, Golgota, Deserto: i primi singoli dei Coma_Cose sono un po' un fulmine a ciel sereno in un panorama ormai un po' troppo assuefatto a Sfera Ebbasta. Complice anche l'intuizione della milanese Asian Fake, i ragazzi trovano un bug nella discografia italiana e se lo arredano. Il tema dei pezzi, a cominciare dal primo EP Inverno Ticinese, ha per forza come sfondo quello di una Milano malinconica, a tratti decadente, ma pur sempre affascinante (Via Gola, per esempio). «Ci sono sempre venuto fin da ragazzino» racconta della sua città acquista Fausto. «Ma in pianta stabile siamo entrambi qui da 10 anni. Penso che rappresentiamo una fetta importante della popolazione milanese. Ossia, quelli che ci vengono per cercare fortuna, quelli che magari si fermano qui dopo gli studi perché lo studio diventa un lavoro. Milanesi veri ne conosciamo pochissimi».

Hype Aura, il successo

Nel biennio 2018/2019, i Coma_Cose prendono il volo. Complice appunto un cantautorato rap che sta emergendo come alternativa detox a una trap sempre più piatta e monotematica, oltre che diffusa ovunque, il primo album Hype Aura è il classico esempio del disco al posto giusto al momento giusto. In più, i due ragazzi aggiungono un ulteriore elemento, che diventerà un po' il loro marchio di fabbrica: i giochi di parole. Il titolo del disco in se è una storpiatura della frase italiana "Hai paura". Un trend iniziato già qualche anno prima ai tempi di Anima Lattina, semi-citazione del più classico dei Battisti.
Oggi però, dopo un altro EP in pieno 2020 (Due) che voleva essere un'istantanea un po' sperimentale del loro presente, Fausto e California ne hanno un po' abbastanza di questi giochini di parole. «Ci hanno stufato, ma non per rinnegare il nostro passato» precisa Fausto. «Semplicemente, un cantante che si riascolta dopo due anni, è naturale che pensi “Ma io non sono più quella roba lì”. Ed è giusto. Sarebbe una ripetizione. In ogni periodo ha senso farsi una fotografia di quello che si è in quel momento. È forse una tendenza di sintesi sottrattiva». Un po' come limare un blocco di granito fino a ottenere il David, per capirci.
Stesso vale per il rap: con il cambio del decennio, i Coma_Cose sentono di dover sacrificare la parte in rima preferendo una struttura e un'impostazione dei brani sempre più cantautorale. «Da qualche anno ho lasciato totalmente il rap. Anche lì, perché mi ha stancato. Trovo che fare rap maturo sia uno sforzo cerebrale assurdo. Il gioco non vale la candela. Io stesso faccio fatica, il rap è un linguaggio che per me si rifà all’infanzia. Se cominci a togliere cose dal rap, rimane qualcosa che non è più rap, qualcosa che annoia in primis a me che scrivo».

Sanremo e il futuro dei Coma_Cose

Vuoi per la collaborazione coi Subsonica nel remake del 2019 di Aurora Sogna, vuoi per un ancora più pop Riserva Naturale con Francesca Michielin nel 2020, alla fine questa cosa della canzone finisce per contaminare definitivamente Fausto e Francesca.
«La struttura e la forma delle canzoni ora è cambiata. Io ho preso più coscienza con la dimensione cantata» continua Fausto. «Questa cosa ha fatto sì che cambiasse anche il sound, ho riscoperto la chitarra. Le canzoni nascono molto di più con la chitarra sul divano, o comunque con quella elettrica. E poi è cambiato l’approccio sonoro. Poi è chiaro che ci ascolti e pensi che siamo sempre noi, però c’è stata una grande ricerca ed evoluzione da parte nostra».
Questa evoluzione non poteva che sfociare da qualche parte, prima o poi. E se vuoi fare le cose in grande, nella musica, in Italia, tocca fare una tappa a Sanremo a un certo punto. E i preparativi sono più impegnativi di quanto uno possa immaginare. «Sono giornate molto calde, intense. Forse così tanto non ce l’aspettavamo» confida Francesca. «Abbiamo tanti pezzettini da gestire. La canzone va provata, almeno ogni 3 o 4 giorni in sala prove. Quelle non sono mai abbastanza. Poi ci sono le interviste, poi c’è tutto il discorso dell’outfit e fare le riunioni con lo stilista, poi ci sono le grafiche, le prove con l’orchestra».
Una macchina complessa, quella dei Coma_Cose, che ha funzionato sin dall'inizio proprio perché al 100% riconducibile a scelte personali delle sue due menti. «Dopodiché, un mese dopo uscirà un qualcosa che ancora non sappiamo cosa sarà, se un EP o un mini disco. Quindi anche lì ci sono canzoni da finire. Poi siamo sempre stati sul pezzo dal giorno zero, non riusciamo tanto a delegare. Sarebbe come snaturare il progetto. Se siamo noi è perché non deleghiamo, ci occupiamo di tutto, è il motore del progetto».