Coez
© Magliocchetti
Musica

Le cose da sapere sulla vita di Coez

Tutto sulla vita del rapper di "La musica non c'è", dagli inizi da writer al successo
Di Claudio Biazzetti
5 minuti di letturaPublished on
A pensarci bene, tutta questa grande ondata di cantautorap degli ultimi anni ha un notevole debito con Coez. È stato lui a raccogliere l'eredità di Tormento e i Sottotono e portarla al livello successivo. Ma per fortuna, il rapper romano de La musica non c'è dopo tanti anni di sforzi e sacrifici ha raccolto i grandi e succosi frutti del suo lavoro, a suon di sold out e dischi di platino.
Ma com'è iniziata questa epopea omerica? Chi è davvero Silvano Albanese e cosa faceva prima di essere Coez? Vediamolo passando per 4 tappe fondamentali.

L'infanzia e gli inizi

Silvano Albanese nasce a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, l'11 luglio 1983. I genitori si sono trasferiti lì per lavoro, ma dopo neanche 3 anni la madre prende il piccolo e si sposta a Roma, senza marito però. Crescere senza un padre sarà chiaramente un elemento determinante nella sua personalità, così come nella carriera. Alle elementari, Silvano sogna di fare l'attore, tant'è che nelle recite ottiene sempre il ruolo di protagonista, anche grazie a un ego pronunciato.

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In prima media arriva persino a frequentare un corso di teatro, ma l'amore per la recitazione subisce un contraccolpo nel momento in cui arriva il rap. L'anno dopo infatti scopre le rime e le canne. «È l’anno in cui mi hanno bocciato» ha raccontato ad Alessandra Lanza in un'intervista lunghissima su Medium. «Volevo essere un bad boy, quindi fanculo il corso di teatro e fanculo il lavoro di attore. Era il periodo del rifiuto totale, quel periodo in cui se ti impegni a fare qualsiasi cosa ti senti un coglione».
È in questo periodo, più o meno a 13 anni, che Silvano adotta il soprannome che lo accompagnerà per sempre: Coez. Più che un moniker, sulle prime è proprio una tag, una firma da apporre poco legalmente sui muri (ce n'è ancora uno suo tutto blu in Via Libetta a Roma). Quella dei graffiti è la prima grande passione di Coez: fino ai 19 anni, la musica è soltanto un sottofondo per le serate trascorse a bombolettare gallerie, treni, tram.

I Circolo Vizioso e i Brokenspeakers

«Forse, semplicemente, quando si cresce servono più parole per dire qualcosa e viene spontaneo muoversi verso le persone, nonostante l’egocentrismo» prosegue Coez nell'intervista. «E se da ragazzino quando gli altri writer mi coprivano i graffiti ci stavo male e mi incazzavo, quando ho iniziato a fare canzoni ho pensato: queste non me le possono cancellare, queste restano».
A 19 anni, ritenuto ormai troppo pericoloso il mestiere da street writer, Silvano insieme a due compagni della Scuola Cinematografica, Franz e Nicco, fonda il suo primo collettivo rap: i Circolo Vizioso. È il 2002 e di rime non si campa, a meno che tu non sia gli Articolo 31. Quindi per tirare avanti, il nostro beniamino lavora come microfonista e fonico in TV, un impiego che non ricorderà mai sotto una buona luce.
Quanto ai Circolo Vizioso, nel 2004 esce anche un primo disco, Terapia, ma quando alla crew si aggiungono anche Lucci e Snais, la ragione sociale viene cambiata in Brokenspeakers. Parliamo di una classica crew di rap romano, sull'onda delle più famose Truceklan e Colle Der Fomento, quindi con un boom bap vecchia scuola e punchline d'impronta rap battle. Danno, uno dei Colle der Fomento, partecipa anche a una traccia del primo disco del collettivo, L'Album (2008). Segue un ultimo LP quattro anni più tardi, Fino al collo, e poi il progetto viene abbandonato. O forse lasciato solo in un lungo stand by.

La carriera solista

Diversamente da un Robbie Williams coi Take That, la carriera solista di Coez inizia quando ancora i Brokenspeakers sono in piena attività. Semplicemente, il primo album Figlio di nessuno (2009) arriva come un'urgenza espressiva personale, in parallelo all'attività col suo collettivo. È pur sempre rap sulla scia dei Brokenspeakers, ma si sente già quella componente melodica e più romantica che poi farà la sua fortuna. Non smette comunque di collaborare coi suoi soci: insieme a Sine, nel 2011 pubblica il mixtape Fenomeno, che lo aiuta se non altro a farsi notare dalle etichette.
Nel 2013 infatti arriva il primo vero ingaggio discografico, Non erano fiori, pubblicato per Carosello e Undamento. È un disco che affronta, dice lo stesso Silvano, l'amore in tutte le sue sfumature. Come anche il successivo Niente che non va (2015), non fa che cementare la fama di Coez a Roma e dintorni, ma c'è un grande cruccio che attanaglia Silvano: i suoi pezzi vengono bellamente snobbati da TV e radio.

Faccio un casino e il successo

Oggi Faccio un casino, con la sua monumentale La Musica non c'è (scritta come molte altre da Niccolò Contessa, meglio conosciuto come I Cani), è diventato già un quasi classico del pop. Ma ancora all'epoca dell'uscita, il 2017, nonostante i dischi d'oro dei singoli (l'album è poi diventato un triplo platino), i big dei media italiani non li considerano minimamente.
«Spero che un giorno si decideranno a farlo, ma quando giro per Roma sento la mia musica che esce dai finestrini» racconta all'epoca. «E allora chi ha vinto? E i miei veri fan quanto saranno arrivati prima degli altri quando la mia musica sarà riconosciuta? Certo, se avessimo parlato qualche mese fa mi avresti sentito più incazzato, ma ora l’ho presa con filosofia». Alla fine, dal basso e grazie agli ormai immancabili algoritmi social, il disco si fa conoscere e apprezzare a un punto tale che nessuna radio nazionale può più ignorare Coez.
Una volta dimostrata l'efficacia, il duo Coez (testi) e Contessa (musiche) prosegue anche nell'ultimo disco, È sempre un piacere, per Carosello dopo la breve pausa in Undamento.