Aki Ajo and Marc Márquez discuss matters at the 2010 Portuguese Grand Prix.
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MotoGP

Come si diventa un pilota del motomondiale

Autorevoli talent scout ci raccontano come farsi strada nel mondo del professionismo
Di Red Bull Team
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Cosa serve per arrivare al vertice di un mondo estremamente competitivo come quello del motociclismo professionista? Per ogni Marc Márquez che riesce a emergere ci sono migliaia di giovani talenti che, nonostante abilità e motivazioni, non riescono a raggiungere la MotoGP o il Mondiale Superbike. Ne abbiamo parlato con 4 personaggi che hanno proprio il compito di individuare, far crescere e accompagnare per mano le giovani generazioni di piloti talentuosi che hanno il sogno e l’obiettivo di correre, un giorno, nel motomondiale.

Aki Ajo

Manager e talent scout tra i più rispettati del circuito: il finlandese Ajo dirige il team Red Bull KTM Ajo che corre in Moto2 e Moto3, ma anche la Ajo Motorsport Academy nel Campionato spagnolo PreMoto3. Ajo Motorsport ha vinto sei titoli mondiali, inclusi il campionato 125cc con Marc Márquez nel 2010 e i campionati Moto2 2015 e 2016 con Johann Zarco.
Aki Ajo (far left) celebrates a Moto2 podium for Miguel Oliveira.

Aki Ajo, a sinistra, fetseggia con il team Moto2

© Gold & Goose/Red Bull Content Pool

Quali sono le principali qualità che cerchi in un giovane pilota?
«La velocità in pista prima di tutto. Se sono veloci allora inizi a guardare con più attenzione al loro stile di guida, cerchi di capire se comprendono veramente ciò che stanno facendo e quali talenti e abilità particolari hanno. Siccome abbiamo lavorato ormai con tanti piloti, viene naturale fare confronti con quel che abbiamo visto in passato. La prima cosa sono le sensazioni che hai quando vedi un nuovo pilota in pista. Poi cerchi di parlare con le persone che gli stanno intorno, raccogli informazioni, incontri il pilota stesso e ne studi il carattere, il comportamento. Perché dopo il talento e la velocità conta anche l’attitudine, è un aspetto davvero importante. Non solo l’attitudine del ragazzo, ma anche quella della famiglia e della gente che lavora con lui».
Cosa devono fare i giovani talenti per crescere e migliorare la propria tecnica?
«Quando sono davvero giovani, diciamo dai 10 ai 15 anni, credo sia molto importante che girino in moto il più possibile. Quel che vedo sempre più spesso è un solido background offroad: motocross, supermotard, o comunque tanti chilometri su sterrato. A volte arrivano giovani che hanno esperienza solo in pista: credo sia importante provare tante cose diverse. E non solo moto: BMX, mountain bike, downhill e cose simili. Correre in moto è uno sport fisicamente sempre più impegnativo, il tuo corpo deve essere pronto per sopportare quello sforzo. Praticare quegli altri sport aiuta».
Qual è la strada migliore per arrivare in MotoGP?
«La Red Bull MotoGP Rookies Cup sta diventando sempre più importante. Non è l’unico modo per arrivare in alto, ma è un buon modo per mettersi in mostra, soprattutto per quei giovani piloti che non hanno particolari risorse economiche. Essere selezionati per la Rookies Cup ti permette di proseguire la tua crescita e la tua carriera, senza che la tua famiglia debba investire risorse eccessive. Anche il Campionato del Mondo Junior FIM Moto3 è di alto livello e, insieme alla Rookies Cup, un’ottima strada da seguire».

Hiroshi Aoyama

Aoyama è tutor dei giovani aspiranti campioni che corrono in campionati come il citato Mondiale Junior FIM Moto3, la Idemitsu Asia Talent Cup e la Red Bull MotoGP Rookies Cup. Pilota capace di vincere un Mondiale 250 nel 2009, Aoyama ha corso 70 Gran Premi in MotoGP, l’ultimo dei quali lo scorso 15 ottobre a Motegi sulla Honda del team Marc VDS in sostituzione dell'infortunato Jack Miller.
Hiroshi Aoyama in action for Repsol Honda at the 2016 Malaysian MotoGP round.

Hiroshi Aoyama in azione con la Repsol Honda

© Repsol Honda Team

Quali sono le principali qualità che cerchi in un giovane pilota?
«Con i ragazzi dai 13 ai 16 anni si tratta di comprendere il loro potenziale. Vogliamo prima di tutto capire se hanno le motivazioni per crescere e continuare ad allenarsi duramente. A 10 anni un aspirante pilota ha solo la passione e la voglia di correre in pista, che va benissimo, man mano che crescono iniziano a usare di più il cervello, o almeno dovrebbero farlo, per pensare a come riuscire ad andare più forte».
Cosa devono fare i giovani talenti per crescere e migliorare la propria tecnica?
«Allenarsi in moto per molte ore e molti giorni, per sviluppare il proprio feeling di guida fino a riuscire a correre senza dover pensare troppo alla tecnica. Tutto diventa così più naturale e istintivo e questo permette di concentrarsi di più su altre cose che man mano che si va avanti diventano sempre più importanti, come le tattiche di corsa o le traiettorie da seguire».
Per te qual è stata la cosa più difficile da imparare quando eri più giovane?
«Quando avevo 14 o 15 anni correvo ancora con moto piccole. Quando sono passato alle 125cc e poi alle 250cc è stato tutto un po’ diverso, serviva uno stile di guida nuovo. Con le moto più piccole ero molto veloce, ed ero convinto che avrei potuto usare la stessa tecnica su mezzi più grossi, ma mi sbagliavo. Mi sono reso conto che avrei dovuto migliorare la mia tecnica e sviluppare doti diverse per adattarmi ai diversi tipi di moto che avrei usato da lì in poi».
Che consigli puoi dare ai talenti non-europei che vogliono affrontare il salto nel mondiale?
«La cultura asiatica è molto diversa da quella europea, una difficoltà in più per i piloti asiatici. Dobbiamo adattarci a piste diverse, a un asfalto diverso e a una diversa mentalità. È tutto diverso, ma tocca imparare e ci vuole tempo per adattarsi. Ecco perché cerchiamo di portare i piloti asiatici nel campionato spagnolo o in Moto3 quando sono ancora molto giovani: questo rende il processo di apprendimento più facile e veloce».

Peter Ball

Ball è il Direttore di gara della Racing Steps Foundation, che offre ai giovani piloti britannici l’opportunità di farsi strada nel mondo del professionismo. Tra i piloti sostenuti da RSF ci sono John McPhee che corre in Moto3 (1 vittoria nel 2016 a Brno, 3 podi quest’anno) e Rory Skinner, impegnato nel Campionato del Mondo Junior FIM Moto3.
John McPhee in the British Talent Moto3 Team garage at a World Championship round.

John McPhee del British Talent Moto3 Team

© Getty Images

Quali sono le principali qualità che cerchi in un giovane pilota?
«La determinazione ad avere successo nello sport, più che l’interesse a tutto il glamour che lo circonda. In passato abbiamo avuto piloti che erano interessati più a diventare famosi che non a vincere il mondiale. Ed è una cosa che vien sempre più fuori man mano che crescono. Invece bisogna essere totalmente focalizzati su un unico obiettivo: andare forte e vincere. I giovani hanno anche bisogno di passare del tempo lontano dai circuiti, allenarsi quanto più possono su sterrato, per sviluppare le loro doti di guida. Alcuni piloti hanno un talento naturale che si vede subito, altri ci mettono di più a imparare e a capire come sviluppare le proprie doti. Se un giovane è totalmente concentrato su ciò che gli viene detto ha voglia di ascoltare e di continuare a imparare, quella è la miglior qualità che si può avere per fare strada».
Cosa devono fare i giovani talenti per crescere e migliorare la propria tecnica?
«Passare più tempo possibile in moto, anche fuori dai circuiti: devono fare tanto off-road per imparare a gestire scivolate, scarso grip e cose simili. Devono anche concentrarsi sul lavoro fisico e atletico. È un aspetto importante rispetto al quale, da giovani, bisogna però essere molto cauti: meglio lavorare con preparatori atletici esperti che sappiano come aiutarli».
Qual è la strada migliore per arrivare in MotoGP?
«Dipende molto da dove vivi. Comunque ogni giovane pilota che abbia l’obiettivo di correre in MotoGP deve sviluppare il proprio talento girando in pista e facendo off-road fin dalla più giovane età. Poi appena possibile andare in Spagna, che è davvero il centro del mondo quando si parla di corse in moto: prima si va là meglio è. In Spagna ci sono diversi campionati in cui si corre principalmente sulle piste dei Gran Premi. Quindi cercare con tutte le proprie forze di partecipare a quelle competizioni, o di essere selezionati per qualcosa come la Red Bull MotoGP Rookies Cup permette di accelerare il percorso verso il Mondiale».

Jeremy McWilliams

Ex pilota del Mondiale, McWilliams oggi lavora con il British Talent Team di Moto3, quello di John McPhee, ed è talent scout per la British Talent Cup organizzata da Dorna che debutterà nel 2018. Collabora anche allo sviluppo delle moto KTM e gestisce la propria scuola di perfezionamento per giovani piloti.
Riders from the British Talent Cup line up for a photo with MotoGP stars.

I piloti della prima British Talent Cup

© Getty Images

Quali sono le principali qualità che cerchi in un giovane pilota?
«La prima cosa a cui guardiamo è la loro capacità di imparare e migliorare. Credo che quando vedi per la prima volta un giovane pilota raramente provi l’immediata sensazione che possa essere il nuovo Márquez. Devi osservare ogni prospetto prendendolo singolarmente, senza fare confronti con altri giovani che hai visto in passato, e guardando come evolve nel tempo. Se lo giudichi solo sulla base di un unico evento, di una sola sessione di prova, è difficile farsi un’idea corretta e completa. Devi conoscere un po’ la loro storia, il loro background, prima di arrivare a un giudizio: da quanto corrono, quali sono le loro esperienze passate, quanto ci hanno messo ad arrivare al livello a cui sono arrivati. Nei campionati in cui lavoro ho visto piloti che magari all’inizio non erano i più talentuosi, ma che nel tempo hanno fatto più progressi di altri e lavorato di più per continuare a migliorare. Sono quelli i piloti che ci aspettiamo possano andare avanti più a lungo, e magari avere una carriera di successo».
Cosa devono fare i giovani talenti per crescere e migliorare la propria tecnica?
«Continuare a lavorare duro. Credere sempre in se stessi. I piloti che ce la fanno di solito sono i piloti molto sicuri di sé, e che hanno quell’obiettivo bene in mente. Non dico al punto in cui deve contare solo quello e nient’altro nella vita: quel che intendo è che i piloti che ho visto arrivare al top di questo sport hanno una visuale ben focalizzata su quell’obiettivo e non ammettono troppe distrazioni. Bisogna continuare a puntare sempre più in alto, correre o allenarsi contro piloti di un livello superiore perché questo permette di migliorarsi».
Dani Ribalta speaks to riders from the 2017 Red Bull MotoGP Rookies Cup intake.

Gli aspiranti campioni della Red Bull Rookies Cup

© Gold & Goose/Red Bull Content Pool

Qual è la strada migliore per arrivare in MotoGP?
«Competizioni come la Red Bull Rookies Cup, la British Talent Cup e la Asia Talent Cup, o simili: è qui che vediamo i piloti progredire maggiormente. Un campionato come la Rookies in particolare permette di confrontarsi fin da giovanissimi con coetanei di tutto il mondo: spagnoli, europei, asiatici, e questo può contribuire molto a un salto di qualità».