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La strana ingegneria che serve per correre la Dakar

© Eric Vargiolu/DPPI/Red Bull Content Pool
Di Red Bull Team
La Dakar è l'evento più duro nel mondo del motorsport, e non sorprende che i costruttori siano pronti a dar fondo a fantasia e spirito di adattamento per rendere competitivi i loro mezzi
Dovendo affrontare con i loro veicoli alcuni degli ambienti naturali più probanti e difficili al mondo, non sorprende che i costruttori che prendono parte alla Dakar abbiano dovuto inventarsi soluzioni fantasiose per assicurarsi che i loro mezzi reggano la sfida.
Quel che invece è sorprendente è quanto alcune di queste soluzioni siano rudimentali e a basso contenuto di tecnologia. Il che non vuol dire che non siano comunque state portatrici di innovazione nel mondo del motorsport.

1. Mezzi di assistenza

Le dure condizioni e il rigido programma di gara del rally raid impongono ai concorrenti di mantenere sempre un alto livello di performance, e di fare il massimo per garantire l’affidabilità dei loro mezzi. Il prezzo da pagare è la necessità di un attento lavoro di manutenzione. Tutti i veicoli in gara alla Dakar richiedono continui interventi per poter girare sempre al massimo, ed è qui che entrano in gioco i mezzi di assistenza usati durante la corsa.
Di solito, si tratta di giganteschi camion che hanno partecipato a precedenti edizioni della Dakar nella categoria Trucks, appunto. La cosa sorprendente di questi mostri da 10 tonnellate è che, per quanto siano ingombranti e pesanti, sono anche estremamente agili, dotati di efficientissimi sistemi di raffreddamento ad aria, a potrebbero staccare facilmente una normale auto di serie in una gara su strada. Gli interni sono talmento spaziosi da poter trasportare qualcosa come 60.000 pezzi di ricambio, utili a risolvere ogni tipo di problema, e impianti mobili di riparazione tali da mettere in imbarazzo la maggior parte delle carrozzerie della vostra città. Una dotazione che potrebbe permettere ai team di supporto di ricostruire praticamente da zero un veicolo, in caso servisse.
Il camion assistenza del Red Bull KTM Factory Team
Il camion assistenza del Red Bull KTM Factory Team

2. Improvvisazioni meccaniche

Improvvisazione e fantasia sono doti utilissime alla Dakar, almeno quanto il lungo e meticoloso lavoro di progettazione e costruzione delle macchine che partecipano alla gara. O forse anche di più, se si pensa alla categoria marathon, riservata a mezzi di serie, sui quali non possono essere effettuate modifiche al motore o al telaio, e che hanno accesso limitato ai mezzi di assistenza. Questo significa che quando qualcosa va storto, tocca ai piloti ed eventualmente ai loro compagni sistemarlo. Nonostante le immense distanze e le tante difficoltà presenti sul percorso, i distacchi tra i team in gara sono spesso molto contenuti: un ritardo anche solo di 20 minuti per aggiustare una componente importante potrebbe costare facilmente il podio.
Nel 2010, dopo un guasto disastroso all’impianto frenante della sua Mitsubishi, Carlos Souza spese 90 minuti cercando di improvvisare una soluzione estemporanea, utilizzando metri di tubi flessibili per controllare l’olio dei freni, e un paio di pinze attaccate col nastro adesivo alla sospensione anteriore. Un'ora e mezzo per una riparazione non è poco, ma la maggior parte dei concorrenti di fronte a un guasto simile avrebbe probabilmente gettato la spugna, mentre con la sua manodopera Souza riuscì a ripartire e a chiudere al sesto posto nella classifica generale.
Il lavoro dei meccanici non finisce mai, alla Dakar
Il lavoro dei meccanici non finisce mai, alla Dakar

3. Design del telaio

Per quanto tecnicamente basati su modelli di serie esistenti, la maggior parte dei mezzi in gara alla Dakar prende solo minima ispirazione da quei modelli. Nella maggior parte dei casi, le auto della Dakar hanno un telaio tubolare realizzato con materiali avveniristici e leggerissimi, tipo materie plastiche o kevlar, rinforzati con fibra di carbonio.
La maggior parte dei progetti si ispira al design dei buggy, con un passo lungo per garantire stabilità e una posizione di guida elevata per proteggere il fondo da cumuli di sabbia e rocce esposte. Ma al di là di questi tratti comuni, i team adottano soluzioni molto diverse tra loro a seconda delle loro specifiche esigenze.
Ad esempio, la forte escursione termica in molte zone in cui si corre la Dakar, con temperature che dai 40 gradi diurni possono scendere sotto zero di notte, implica la necessità di implementare sistemi avanzati di controllo della temperatura, dentro e fuori l’abitacolo. Sulle Peugeot ad esempio il motore è costruito attorno a 6 enormi ventole, che formano una parte integrante del telaio.
L’importanza dello sviluppo di nuove soluzioni ingegneristiche è ben esemplificato dai buggy del team X-raid’s MINI John Cooper Works, che anche grazie a quelle soluzioni è riuscito ad accaparrarsi, per l’edizione 2019 della Dakar, una line-up di piloti da sogno: Carlos Sainz, Stéphane Peterhansel and Cyril Despres. Il team in particolare ha lavorato sull’elettronica e su nuove soluzioni telaistiche per ridurre sensibilmente il peso. «Ero esaltato quando mi son messo al volante della X-raid MINI. È facile e divertente da guidare, sono state fatte alcune modifiche per ridurre il peso complessivo, e questo ci ha permesso di migliorare parecchio le prestazioni», racconta Peterhansel.

4. Gestione del carburante

La Dakar copre qualcosa come 9.000 km in orizzontale, ma richiede anche un grosso sforzo a mezzi e uomini per affrontare escursioni molto impegnative in altitudine, dal livello del mare a vette che possono sfiorare i 5.000 metri. Un carburatore standard faticherebbe molto a resistere a questi cambi di altitudine così estremi e repentini. Di base, questo richiede continue soste per piccoli e grandi aggiustamenti, o semplicemente una strategia per cui si regolano i controlli su livelli medi e si spera vada tutto bene. Ma per i top team non basta, servono sistemi che permettano al motore di girare sempre al massimo, a prescindere dall’instabilità barometrica.
Creato nel 1982, il sistema proprietario di iniezione programmabile è stato costantemente sviluppato da Honda per rendere competitiva alla Dakar la CRF450-X. Controllando l’erogazione di carburante sulla base di dettagliati feedback forniti dai sensori montati sulla moto, questo sistema noto come PGM-FI garantisce la massima flessibilità e il minimo stress per il motore, e permette ai rider di gestire agevolmente le diverse situazioni di gara.
Nella classe auto, tra i mezzi in gara nel 2019 c’è ancora la Peugeot 3008DKR che, dopo il ritiro dalla competizione del team ufficiale Peugeot Sport, affida all’illustre privatista Sébastien Loeb, affiancato dal fido Daniel Elena, le speranze di uscire vincente dal duello tra le dune del Perù. Accanto alle sue incredibili sospensioni - utilissime ad affrontare una gara che per il 70% si svolgerà sulla sabbia - la 3008 può contare anche su un motore molto affidabile: il V6 biturbo da 3000cc, che garantisce una capacità di coppia superiore già a bassi regimi, potrebbe rivelarsi un vantaggio decisivo per il 9 volte campione mondiale di rally.
La Peugeot 3008DKR di Despres alla Dakar 2018
La Peugeot 3008DKR di Despres alla Dakar 2018

5. Sistemi digitali

Dal punto di vista meccanico, il mantra della Dakar è non complicare le cose - dopotutto, meno pezzi ci sono, meno cose si possono rompere. Vale per tutto tranne che per l’elettronica di bordo, perché lì l’unico limite è il cielo. Ridurre il numero di soste necessarie per riparazioni, interventi o regolazioni varie può essere decisivo alla Dakar, il che significa che i sistemi e i sensori di monitoraggio onboard rappresentano un vantaggio importante, al pari di altri meccanismi che aiutano il veicolo a rispondere alle sollecitazioni ambientali.
Le ultime Peugeot sono ad esempio dotate di un sistema di controllo della pressione degli pneumatici che permette all’equipaggio di gonfiare o sgonfiare le gomme in movimento per adattarsi a quel che succede sotto di loro, rendendole rapidamente più flosce se si arriva sulla sabbia, e più rigide se invece si sta correndo su terreni rocciose o su tratti di strada irregolari. Questo non solo permette di risparmiare tempo, ma consente anche di gestire meglio il risparmio di carburante, il che è particolarmente importante quando ti trovi a 500km dal distributore più vicino.
Proteggere le gomme è un fattore chiave alla Dakar
Proteggere le gomme è un fattore chiave alla Dakar

6. Controllo di potenza

Le auto a trazione posteriore sono la tendenza più calda nel mondo dei rally raid, con BMW/MINI in particolare che preferiscono questo set-up. Anche se questo comporta una perdita di trazione nei tratti più difficili, permette di ridurre il peso, aumentare la velocità sul dritto almeno nelle zone pianeggianti, e offre altri vantaggi rispetto ai concorrenti che guidano veicoli a trazione integrale, come la capacità di volare senza rallentare sopra le buche e le strade più polverose.
Se il regolamento della Dakar impone limiti molto precisi sui motori delle macchine, un aspetto chiave è quello delle sospensioni, che in questo tipo di gare hanno un ruolo essenziale nel trasformare la potenza del motore in performance sulla strada. Non è un compito semplice: la superficie della strada cambia di continuo, e in maniera improvvisa. Le macchine devono affrontare distese saline, strade sterrate mal tenute, pendii rocciosi, dune di sabbia e paludi fangose.
Tutto questo rende la Dakar un vero e proprio laboratorio per lo sviluppo di sistemi avanzati di sospensioni, con produttori specializzati come AB-Air ben felici di stringere partnership con marchi come Toyota per sfruttare l’evento come test e vetrina per i loro ultimi progetti.
La KTM MY2019 450 Rally Replica, versione clienti della moto pluri vincitrice alla Dakar, è l’esempio migliore di come le innovazioni pensate per la Dakar arrivino poi anche sui modelli di serie. Oltre a un telaio ridisegnato per avere maggior agilità e stabilità, aggiornamenti al design del serbatoio, e a un motore da 450cc a iniezione, le sospensioni WP XACT PRO da 48mm con valvole a cartuccia chiusa sono le stesse che danno a rider Toby Price e Mathias Walkner una spinta extra sulle strade della Dakar. «Abbiamo cercato una maggior manegevolezza, un minor peso e una moto che tenga conto delle esigenze e delle condizioni tipiche della Dakar» spiega il Team Manager di KTM Factory Stefan Huber. Ed è qualcosa che ora, con il modello replica, qualunque rider può provare l’ebbrezza di sentirsi un pilota da rally raid.
Dakar, una questione di dettagli
Dakar, una questione di dettagli