Daniel 'Chucky' Sanders ha ufficialmente scritto il suo nome nei libri di storia del rally raid. L'australiano, conquistando la sua prima vittoria in carriera alla Dakar, è diventato il secondo australiano a trionfare nella gara motoristica più dura del mondo. Il suo successo, ottenuto al termine di un'edizione della corsa rivelatasi difficilissima, rappresenta non solo una pietra miliare personale ma anche un'importante affermazione per il Red Bull KTM Factory Racing. Per la Casa di Mattighofen, tornata sul trono delle corse fuoristrada, si tratta infatti della ventesima vittoria nella categoria moto: un record assoluto.
Il successo ottenuto da Sanders ha dello straordinario anche per un altro motivo: l'australiano, infatti, 16 anni dopo l'ultima volta è diventato il primo pilota di moto a rimanere in testa alla classifica generale dall'inizio alla fine della gara. "Ho lavorato molto duramente su me stesso e con la squadra per fare meglio dell'anno scorso" - ha dichiarato Sanders - "Abbiamo imparato dai nostri errori, capendo dove dovevamo migliorare. Sapevo su cosa mi sarei dovuto concentrare per vincere la Dakar".
Il suo trionfo è stato particolarmente emozionante viste le attuali difficoltà in cui naviga KTM: "È davvero grandioso! È la prima grande corsa motoristica di livello mondiale della stagione e, data la situazione in cui si trova KTM in questo momento, vorrei dedicare a loro questa vittoria. È un periodo difficile, è davvero dura. Faccio parte di KTM da moltissimi anni: l'arancione ce l'ho nel sangue! È speciale potergli dedicare questo titolo, che spero possa in qualche modo aiutare in questa situazione dimostrando che KTM è tornata. Possiamo ancora combattere, possiamo ancora vincere!".
Spero che questa vittoria possa aiutare in questa situazione dimostrando che KTM è tornata. Possiamo ancora combattere, possiamo ancora vincere!
Sanders ha debuttato alla Dakar nel corso dell'edizione 2021 quando, sempre come portacolori del Red Bull KTM Factory Racing Team, è stato compagno di squadra di Toby Price. Così come il suo connazionale, anche "Chuky" si è reso protagonisto di un esordio impressionante: l'australiano ha chiuso 4°, immediatamente alle spalle di un'altra leggenda della Dakar Sam Sunderland, una straordinaria gara d'esordio. Le difficoltà tuttavia, per il pilota che grazie alle sue prestazioni si è guadagnato il titolo di Rookie of the Year nell'edizione 2021 della Dakar, dovevano ancora arrivare.
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La strada accidentata di Daniel Sander verso la gloria della Dakar
Daniel Sanders ha dovuto lavorare molto dopo il suo infortunio
© Flavien Duhamel/Red Bull Content Pool
Il 2022, un anno che sembrava essere iniziato in modo fantastico per Daniel Sanders, si è ben presto trasformato infatti in un anno da dedicare interamente al recupero da un infortunio. L'australiano nella Dakar 2022 aveva infatti vinto tre delle prime sei tappe, arrivando al giro di boa del Rest Day 3° assoluto e ancora pienamente in lizza per la vittoria finale. La settima tappa, tuttavia, stava per riservare una bruttissima sorpresa a "Chuky": l'australiano, a causa di una brutta caduta, riportò fratture al polso e al gomito e danni a un rene. Un infortunio molto grave dunque, che lo ha costretto ovviamente al ritiro da quella edizione della Dakar e che lo ha messo fuori gioco per parecchio tempo.
"L'incidente è stato bizzarro", racconta Sanders. "Come pilota non te lo aspetti mai. Immagina di arrivare all'ultimo round di un campionato di motocross, di cadere mentre vai alla partenza e di romperti una gamba. Non riesci neppure a scendere in pista". All'epoca Sanders individuò nella mancanza di concentrazione la causa del suo incidente: "È mancata quella. Se fosse successo tra le dune o nella sezione cronometrata avrei detto 'Ok, ho spinto troppo', ma in un tratto di trasferimento non puoi sostenere questa teoria".
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Raschiare il fondo del barile e lottare per la guarigione
Dopo diversi interventi chirurgici, Sanders ha dovuto affrontare un lungo percorso di riabilitazione prima di ritrovare la sua forma fisica. "Recuperare da un infortunio simile fa schifo", dice. "È frustrante, perché vuoi tornare in pista e guidare al livello a cui sai di poterti esprimere normalmente".
Nonostante alcuni contrattempi, immancabili in un simile percorso riabilitativo, il suo instancabile impegno lo ha riportato nel mondo delle corse. Vincendo la Hattah Desert Race in Australia con una preparazione ridotta al lumicino, Sanders ha dimostrato la sua straordinaria capacità di recupero: la strada, tuttavia, era ancora ben lontana dall'essere in discesa.
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Un ritorno promettente seguito da un viaggio impegnativo
Prima della Dakar 2023, infatti, un'altra battuta d'arresto ha messo fuori dai giochi Sanders. Una radiografia rivelò infatti una nuova frattura al gomito: un infortunio che ha comportato altri due interventi chirurgici, l'inserimento di una placca extra resistente e un doloroso innesto osseo. Oltre, chiaramente, ad altri due mesi trascorsi senza poter salire in moto.
Date queste premesse nessuno pensava che Sanders sarebbe riuscito a tagliare il traguardo della Dakar quell'anno, né tanto meno che sarebbe stato uno dei primi classificati. "Odio che mi si dica di no, che mi si impedisca di fare cose che mi appassionano tanto", ha rivelato. "Sono un pilota di moto da cross, correrò in qualsiasi occasioni voglia correre. State seduti e guardatemi mentre lo faccio".
Arrivare tra i primi 10 è stato un risultato importante quell'anno. "Dopo l'incidente dell'anno precedente e i sei interventi chirurgici subiti, è stato fantastico riscoprirmi competitivo". Tuttavia un'altra frattura, questa volta al femore, non era guarita correttamente: questo ha avuto non pochi effetti negativi sulle prestazioni dell'australiano nel corso del 2024.
Sanders ha iniziato il Rally Dakar di quell'anno conquistando il 2° posto nel Prologo, ma il portacolori di KTM sapeva che il viaggio sarebbe stato tutt'altro che facile. Avendo alle spalle una preparazione solamente parziale per via della frattura al femore e alle prese con una nuova moto, l'australiano era chiamato a una vera e propria presa. Il dolore alla gamba ancora non perfettamente guarita e le cadute sulla sabbia del deserto, tuttavia, non hanno minimamente intaccato la determinazione di Sanders: "Chuky" è stoicamente riuscito a tenere duro fino alla bandiera a scacchi, tagliando il traguardo in una straordinaria 8ª posizione assoluta.
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Perché il soprannome di Daniel Sander è "Chucky"?
"Da bambino mangiavo e bevevo molto... anzi, mangiavo e bevevo troppo. Per questo mi capitava spesso di vomitare", spiega. "Sentivo spesso dire 'Ha vomitato di nuovo... è Chucky', e lungo andare mi è rimasto impresso. I miei genitori mi chiamavano in questo modo, e così hanno iniziato a fare tutti i miei amici e gli insegnanti. Quando ero adolescente chiesi persino a mia madre di poter cambiare il mio nome in Chuck, ma lei disse di no".
Non ero il bambino più talentoso, ma mi impegnavo al massimo e lavoravo sodo
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Correre nella fattoria di famiglia: nasce un sogno
Il viaggio di Sanders è iniziato nella fattoria di famiglia nella Yarra Valley, in Australia, dove la sua infanzia è stata caratterizzata da avventure all'aria aperta e acrobazie in moto con i suoi fratelli e cugini. La vita all'aria aperta si adattava perfettamente al giovane Sanders. "Da bambino passavo anche del tempo a giocare al computer, ma la maggior parte del tempo lo trascorrevo all'aria aperta, viaggiando, andando in spiaggia e cose del genere", racconta. "Durante le vacanze andavo spesso a cavallo, facevo sempre sport ed ero attivo. È stata una parte importante della mia infanzia".
A scuola, Sanders eccelleva nello sport - naturalmente - e si interessava molto al design e alla tecnologia, in particolare a materie pratiche come la lavorazione del legno e dei metalli. Tuttavia, c'erano delle materie che non gli piacevano molto. "Odiavo l'inglese. Non ero molto bravo. Ho sempre pensato che sarei diventato un pilota di moto da cross", dice Sanders. "È sempre stato un sogno, ma solo all'ultimo anno di scuola mi sono ritrovato abbastanza in alto nelle competizioni in Australia da poter dire agli insegnanti: questo sarà il mio lavoro".
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Dai primi passi nelle corse al professionismo
Dopo la scuola, Sanders aveva bisogno di soldi per dare il via alla sua carriera agonistica e, con il supporto del padre come manager, iniziò a lavorare in un frutteto per finanziare la sua passione. "Non avevo un'attività professionale, quindi mi sono guadagnato i soldi necessari per correre lavorando in un frutteto", ricorda. "Ho sempre saputo che sarei potuto tornare indietro se le moto non avessero funzionato". Partendo da zero nel mondo degli sport motoristici, Sanders si è allenato senza sosta, riconoscendo di non avere il più cristallino dei talenti naturali. "Ho semplicemente lavorato più duramente di chiunque altro di modo tale che, se non ce l'avessi fatta, non mi sarei potuto pentire di nulla", dice. "Ho creduto in me stesso e ho inseguito il mio sogno abbastanza a lungo da realizzarlo".
Con suo padre come allenatore e meccanico, Sanders ha iniziato a gareggiare in tutta l'Australia come privato, vincendo il Campionato Australiano Off-Road (AORC) Under 19 nel 2014 e arrivando 6° nella classifica assoluta. Si è guadagnato un posto nel Team Australia all'ISDE, conquistando il 3° posto nella classe E3 vinta da Toby Price. Quando il suo connazionale è passato ai rally raid e alla Dakar Sanders l'ha seguito rapidamente, assicurandosi un contratto da pilota ufficiale e diventando così un professionista. Nel 2015 si è classificato 2° nell'AORC, 4° alla sua prima gara nel deserto di Hattah e ha conquistato il titolo della classe E3 mentre l'Australia dominava l'ISDE.
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Dalla bici alle api: come un pilota professionista si rilassa e si connette con la natura
Cosa fa un pilota professionista di moto fuoristrada per rilassarsi? Semplice: continua a perfezionare la sua abilità in moto.
"Mi piace costruire salti", dice. "Per quanto possa sembrare strano, mi rilasso nella fattoria e lavoro seduto su un trattore o un escavatore per ripulire le cose. È un po' il mio momento di relax, non amo stare seduto sul divano. Mi piace tagliare il prato, costruire qualcosa nel capanno: non credo di sapere bene cosa sia una vacanza".
Nel 2022 un'ape si è infilata nel suo casco e l'ha punto. Cosa ironica, visto che uno dei suoi hobby è l'apicoltura. Sanders ha circa 100 arnie sparse per la fattoria di famiglia e preferisce il miele come alternativa sana allo zucchero. "Ho iniziato a occuparmene perché quando ho ripulito la mia dieta ho eliminato tutti gli alimenti trasformati e ho iniziato a mangiare cibi più naturali. Il miele era la cosa più importante", aggiunge.
"Ho fatto delle ricerche su come prendermi cura delle api. È molto bello, sembra proprio di avere un animale domestico. In più possiamo produrre il nostro miele. Quando si hanno delle api si guarda il mondo in modo un po' diverso".
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Il passaggio alla Dakar: la rapida ascesa di Sander verso la gloria del rally
Dopo aver dominato l'ISDE e le gare nel deserto in Australia, Sanders ha puntato sul Rally Dakar, una sfida che sognava da tempo. "Papà lo guardava sempre e io ne conoscevo le basi, ma solo dopo aver raggiunto il massimo risultato nell'Enduro sono passato alle gare nel deserto", spiega. La pandemia ha dato a Sanders la possibilità di familiarizzare con il rally negli Stati Uniti, un'esperienza che definisce una delle migliori decisioni della sua carriera. Non aveva alcuna esperienza con i roadbook o con le moto da rally, ma dopo un anno di allenamento si sentiva in grado di gareggiare.
Il Rally Dakar, con le sue insidie sul fronte della navigazione e le velocità che essa impone tra le mastodontiche dune dell'Arabia Saudita, è ben presto diventato il grande obiettivo di Sanders. "La navigazione è tutto: puoi essere veloce quanto vuoi, ma un errore può costarti 10 minuti", dice. Per imparare a gestire questo aspetto, si è allenato con il veterano della Dakar Jordi Viladoms, apprendendo abilità rivelatesi poi fondamentali in gara.
Nel 2021, Sanders è entrato a far parte del team Red Bull KTM Factory Racing insieme alle leggende Toby Price, Sam Sunderland e Matthias Walkner. "Ho iniziato con KTM e ho capito come funziona l'azienda: finché sarò sotto la loro bandiera, salirò sulla moto e farò del mio meglio per loro".
Il palmarés di Daniel Sanders
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