I Team Forge vincono il Red Bull Factions
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esports

I 10 migliori progamer italiani del 2018

Uno sguardo ai migliori risultati della scena esport
Di Simone Trimarchi
12 minuti di letturaPubblicato il
Quando mi è stato chiesto di stilare una classifica dei migliori progamer italiani del 2018 ho subito cominciato a mettere le mani avanti e a trovare ridicole scuse per non scrivere questo pezzo. Nonostante sia una delle persone che più ama e conosce il movimento sono anche al corrente che un articolo simile non può che dividere e rendere scontento qualcuno. Parlare di esports nella sua interezza è davvero impossibile: bisognerebbe parlare di League of Legends, Clash Royale, Street Fighter e così via e conoscere a menadito ogni scena competitiva esistente per raccogliere informazioni dalle mille community, costruendo un articolo preciso e inequivocabile.
Solitamente io lavoro così: mi documento settimane, anche mesi, prima di cominciare a mettere nero su bianco nel foglio word e non sarebbero bastati gli interi 365 giorni, probabilmente, per tirare fuori tutti i risultati internazionali in tutte le discipline. Nonostante queste perplessità ho pensato che ogni settore ha i suoi “best of” di fine anno: i migliori film, i migliori videogiochi, i migliori calciatori. C’era bisogno di una guida di facile consultazione anche per i migliori “esportivi” italiani, neologismo con il quale si indica chi pratica a livello competitivo una delle varie discipline diventate esports. Potevo davvero lasciarvi senza questa guida? Impossibile.
Soprattutto perché, per l’Italia che tifa il movimento, il 2018 è stato un anno storico. L’anno della rivalsa, del risveglio: quello dove un mercato che sembrava sopito è tornato a mostrare muscoli e a regalare soddisfazioni grazie alla moltitudine di eventi organizzati sul territorio italiano, come Red Bull Factions nella PG Arena di Milan Games Week o RED Bull M.E.O. by ESL nella cattedrale San Romano a Lucca Comics & Games. Un anno in cui bisogna assolutamente celebrare le imprese, alcune a dir poco leggendarie, dei giocatori italiani.
Rimane però utile per il lettore che io spieghi i dati sui quali mi sono basato per stilare questa top 10. Quando si affrontano classifiche di questo tipo, solitamente, si cade nella trappola di usare i soldi guadagnati agli eventi come unico metro di paragone. Per questo ogni volta che leggete un pezzo sulla stampa generalista sembra che esista solamente Dota2: il solo International regala 25 milioni di dollari e quest’anno è arrivato a garantirne undici al team vincitore. Nonostante è evidente che per qualunque progamer sia davvero importante il bottino a fine anno, ci sono ovviamente forti distinzioni tra tornei e videogiochi diversi. A seconda della disponibilità economica del publisher o delle modalità, il prize pool di un evento può differire in maniera rilevante nonostante sia invece equivalente la difficoltà nel raggiungere la vittoria e la dedizione necessaria per ottenere risultati. Inoltre, è assolutamente riduttivo tenere conto solamente dei premi vinti agli eventi anche solo per fare i conti in tasca ai vari pro: a quelli andrebbero aggiunti gli stipendi provenienti dalle squadre in cui gli stessi sono impiegati come dei normali atleti. Se i giocatori di Serie A avessero dovuto campare solo con il premio garantito dalla Lega Calcio, avremmo visto molte meno Ferrari in giro.

Ettore “Ettorito97” Giannuzzi - PES

Esiste un titolo esports dove l’Italia è la nazione da battere? Pensate, ne esiste più di uno. Il più popolare è sicuramente PES, Pro Evolution Soccer, dove Ettore Giannuzzi è campione mondiale, campione europeo, campione mondiale 3v3. Il fenomeno Ettorito97, che da pochissimo veste anche la maglia di un prestigioso club di calcio reale come il Celtic Glasgow, è assolutamente il giocatore del momento: anche nel 2017 è stato finalista mondiale (100.000$ per lui), prendendosi poi la finale nel 2018 (70.000$ tra modalità 1vs1 e 3vs3) ed entrando nella storia di questo videogioco per sempre. Dopo la vittoria europea è anche qualificato per i prossimi mondiali: non vorrei trovarmi nei panni del suo avversario quando dovrà giocare contro di lui.

Lorenzo “Trastevere73” Daretti - MOTOGP

Nel MotoGP Esport poi, non c’è storia: l’Italia non è solo al primo posto ma è proprio una superpotenza. La leggenda di Trastevere73 è ormai realtà: il “cannibale” non lascia spazio ad alcuna concorrenza da un paio d’anni, grazie alla seconda vittoria consecutiva al mondiale (in tutto si è portato a casa una BMW 240 iCoupe e un tour al Red Bull Hangar). Con lui però all’atto conclusivo della stagione c’erano addirittura altri 4 italiani su 12 finalisti, segno inequivocabile che siamo forti nei campi dove anche realmente riusciamo a dire la nostra, almeno a livello di passione: calcio e moto.

Giorgio “Pow3r” Calandrelli - FORTNITE

L’ascesa del progamer più importante d’Italia comincia con la decisione di spostarsi da console a PC ormai qualche anno or sono. In pochissimi nella storia sono riusciti a prevalere in due piattaforme così diverse, con sistemi di input assolutamente non paragonabili. La determinazione di Pow3r però gli ha permesso di trovare successo come streamer su PUBG prima e su Fortnite dopo. Nel titolo del momento, però, la stella di Giorgio Calandrelli si è trasformata in una supernova. Messo sotto contratto dai Fnatic, una delle organizzazioni professionistiche più importanti del mondo, ha cominciato a macinare risultati su risultati fino a conquistare un bottino totale di circa 50.000$ nel solo 2018 culminato con una vittoria nella seconda settimana della Fortnite Summer Skirmish Series.

Daniele “Jiizuké” Di Mauro – LEAGUE OF LEGENDS

Il primo e unico italiano diventato professionista, all’estero, di un gioco a team con delle barriere all’ingresso difficilissime da scalare, ha trovato forza e coraggio di lasciare il Team Forge e la madre patria già nel 2017 per trasferirsi all’estero. Diventare un professionista di League of Legends sembrava un’impresa semplicemente impossibile: il cartellino di Jiizuké è stato dapprima acquistato dal team spagnolo dei Giants Gaming, rappresentando fin da subito un successo inedito per la nostra nazione. Nel 2018 però viene ceduto al team Francese dei Vitality dove trova enorme successo di pubblico, la palma di Rookie of The Year consegnata da Riot Games in persona e la qualifica ai Worlds. Parlare di risultato storico è sinceramente riduttivo.

Riccardo “Reynor” Romiti – STARCRAFT 2

Quando si parla di Starcraft mi emoziono e mi commuovo. È un titolo al quale sono molto legato avendomi dato i natali nel professionismo videoludico e avendomi insegnato una cosa: se c’è un coreano davanti, non puoi vincere. Il professionismo esiste dal 2001 nel Paese asiatico, e fino al 2018 i cyber-atleti di Seoul avevano vinto qualunque competizione maggiore. Quest’anno però Riccardo Romiti ha compiuto 16 anni, età minima per partecipare al circuito WCS, e ha fatto subito registrare risultati importanti anche contro giocatori ben più blasonati di lui provenienti dalla Corea del Sud e non solo. In tutto l’anno ha guadagnato circa 34mila dollari arrivando secondo a una delle tappe maggiori del circuito ufficiale Blizzard, il WCS Montreal dove ha disputato una finale storica, persa 4 a 3 contro il finlandese Serral considerato al momento il più forte del mondo. Se il 2018 è stato il primo anno della consacrazione del talento italiano, il 2019 sarà quello della caduta dei giganti, sempre a opera delle velocissime mani di Reynor, ne sono sicuro.

Francesco “Kuxir97” Cinquemani – ROCKET LEAGUE

In Sicilia molto spesso la gente è costretta a emigrare da una delle più belle isole del mondo per cercare fortuna altrove. Ma c'è qualcun che il lavoro se lo inventa dietro a un monitor, giocando per esempio a Rocket League. Kuxir97 vince tornei dal 2015 ed è uno dei volti più noti della scena mondiale del videogioco di Psyonix Studios. Ha vinto in carriera circa 80mila dollari di cui 25.000 nel 2018 arrivando terzo nella sesta stagione delle Rocket League Championship Series. Attualmente è ingaggiato da un team professionistico, i FlipSid3 Tactics: un gioco a di squadra dove si compete 3vs3.

Marco “Vengeur” Ragusa – QUAKE CHAMPIONS

Un altro siciliano rappresenta l’eredità italiana della scuola di Stermy, Booms, Cocis, Vicious, Forrest e tanti altri campioni degli FPS Arena, genere “nobile” degli esports in cui il nostro Paese è sempre stato molto temuto. Giochi come Quake, Painkiller e Unreal Tournament hanno finalmente un successore in Quake Champions, ultima iterazione del popolare sparatutto id Software. A solo un anno dalla sua uscita su Steam Marco Ragusa è già uno dei giocatori più importanti del mondo: classificatosi settimo nel ranking mondiale e vincitore di numerosi tornei durante il 2018, come una tappa della Quake Open League, Vengeur deve ancora trovare il colpo del KO da infliggere ai campioni leggendari che ancora gravitano intorno al circuito. Nonostante i circa 7.000$ guadagnati durante l’anno non siano proprio pochissimi, a Marco manca ancora quella freddezza necessaria per un esport del genere. Di talento invece ne ha da vendere.

Marco “Turna” Castiglioni – HEARTHSTONE

Di un gioco come Hearthstone molti criticano il cosiddetto RNG, che in gergo si chiama fortuna o “fattore c”: le partite di un gioco di carte vengono influenzate non solo dalla bravura del giocatore, ma anche e soprattutto da come si pesca dal mazzo. Peccato che però queste convinzioni si infrangono quando ad arrivare in top 8 agli eventi sono sempre gli stessi player. Il migliore d’Italia è sicuramente Marco Castiglioni che, in verità, è di San Marino ma mi sono preso la libertà di adottarlo per questo articolo. Si tratta di un giocatore i cui risultati parlano da soli: la vittoria dell’HCT Oslo rimarrà sicuramente nella storia di questo esport per quanto è stata cercata e voluta. Turna ha comunque lavorato bene durante l’intero anno e oltre a quella vittoria si è portato a casa tanti altri piazzamenti raggranellando circa 18.000 dollari, oltre allo stipendio offerto da uno dei pochi team italiani capaci di spiccare all’estero, gli Exeed.

Fabio Denuzzo – FIFA

I risultati del circuito professionistico del popolare titolo calcistico di Electronic Arts sono stati storicamente buoni per la nostra Nazione. IcePrinsipe per esempio è stato campione europeo nel 2017 e, scavando nel passato del movimento, si trova quel secondo posto ai World Cyber Games 2001 di Champion (e le tante importanti medaglie di Lonewolf92). Il 2018 è stato un anno dove i nostri fenomeni non hanno purtroppo spiccato: il risultato migliore l’ha ottenuto Fabio Denuzzo, unico italiano ad agguantare la top 16, cioè i Playoff, delle Global Series di Electronic Arts. A Londra Denuzzo ha anche vinto il premio come miglior goal del torneo, ma questo non è bastato per puntare al bersaglio grosso. Di certo i 9.000$ portati a casa durante l’anno di competizioni avranno consolato uno dei più forti giocatori italiani, ma ci vuole la forza di tutta la community per ripetere le imprese precedenti o addirittura superarle.

Joshua “Ghirlanda” Bianchi - TEKKEN

Dodicesimo al mondo nella classifica mondiale del Tekken World Tour (a dirla tutta nono a pari merito) e primo europeo della stessa, il 2018 di Ghirlanda è stato fenomenale. I picchiaduro sono terra di conquista per i Giapponesi. In questo tipo di disciplina sono ancor più imbattibili dei coreani su Starcraft, ma Joshua non sembra essere stato avvisato. Proprio a inizio dicembre ha sconfitto in finale del Last Chance Qualifier per la finale mondiale del World Tour il giapponese Double, accedendo di diritto nell’olimpo dei migliori giocatori mondiali. In fondo si tratta del giocatore non asiatico col miglior piazzamento al famoso EVO, un torneo a dir poco leggendario per quanto riguarda queste discipline.
Ed eccoci giunti quindi alla fine di questa top 10 che spero serva a molti come cartina di tornasole di quanto il movimento italiano non sia poco vincente come, purtroppo, spesso sento dire. Manca ancora un team di giocatori tutti italiani a vincere in una disciplina come Overwatch o CSGO, ma nei giochi individuali siamo sicuramente una nazione temibile e copriamo tutto: dagli strategici agli sparatutto, passando per gli sportivi e arrivando a ibridi come Rocket League.
Ci sarebbero da fare tante altre menzioni: l’Italia è fortissima a Magic The Gathering e il 2019 sarà l’anno di esordio nel circuito esports di questo gioco grazie a Magic Arena. Quattro giocatori di Clash Royale (Peppe, Guanek, Gio e Matt) sono impiegati come professionisti in altrettanti team prestigiosi (il team di Shaq chiamato “NRG esports” oppure gli storici SK Gaming) che partecipano alla Clash Royale League di Supercell. Grazie a Midna un italiano ha esordito per la prima volta nella Overwatch Contenders (dove recentemente sono approdate, ottenendo ottimi risultati, due squadre italiane: i Samsung Morning Stars e gli HSL). Mose si è riconfermato come uno dei giocatori migliori di Halo in circolazione. Fabbs invece quest’anno ha deluso in World of Warcraft nonostante in carriera abbia vinto circa 145.000 dollari, risultando uno dei migliori in circolazione per anni. Ultima "honorable mention" per il team di PUBG dei Moonwolf, dove giocano 2 italiani: classificati terzi all'OGA PUBG PIT Invitational S2..
Nonostante la nostra arretratezza tecnologica abbia costituito un limite, soprattutto per quanto riguarda la velocità di connessione, ai talenti esportivi italiani non è mai mancato il coraggio. Il coraggio di mettersi in gioco e di sacrificare tutto, lottando spesso contro i propri genitori, fidanzate o amici, per qualcosa di più importante di un premio. Qualcosa che non ha prezzo, qualcosa che non si consuma, qualcosa che nessuno ci toglierà mai e che ci rimarrà per sempre: la vittoria che renderà immortale il nostro nickname ispirando i campioni di domani.