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Essere Sofia: St. Moritz

© Sofia Goggia
Di Sofia Goggia
Pensieri ed emozioni sulla tappa della Coppa del Mondo di sci di St. Moritz
Archiviata la parentesi americana sono tornata a casa per qualche giorno, giusto il tempo di riabituarmi al fuso orario italiano, di un veloce reset posturale e rivedere le persone care dopo un mese di assenza. Ma c'era St. Moritz ad attendermi, una nuova tappa, e con essa una sfida nuova di zecca: oltre al superG di sabato, nella giornata di domenica mi sarei dovuta misurare per la prima volta con il parallelo, per cui tanto duramente ho lavorato negli ultimi mesi, non solo per il mio esordio in questa nuova disciplina ma anche proprio per mettermi a posto tecnicamente.
Che dire? Quella di superG è stata di sicuro bella gara, e già lo sapete com'è andata. Qui nel mio blog però voglio parlarvi di altro, di come ho vissuto io quella giornata, di cosa, secondo me, ha contribuito a quel risultato così prezioso. Tutto ha avuto inizio venerdì pomeriggio: ad accompagnarci in alcune tappe della Coppa del Mondo c'è un prete protestante, Padre Jorg, che prima delle gare celebra sempre una messa per noi. Quel giorno avevamo tutti concordato di farlo alle 18:45, e in quell'occasione ci ha detto di “Portar sempre la gioia dentro di sé, indipendentemente dal risultato”. Per noi atleti non è semplice farlo durante una gara, chi assiste sa bene che grinta e rabbia portano a qualche imprecazione o a qualche gesto inconsulto, ma nonostante tutto sentire le sue parole mi ha dato molta serenità, un po' come quando vado dal mio caro Don Fabio in Duomo a Bergamo.
Sofia Goggia con Padre Jorg a St Moritz il 14 dicembre 2019.
Con Padre Jorg
Sabato mi sono svegliata felice, un po' per quelle parole, un po' perché sapevo che sarebbe passato a trovarmi Nicola, il mio primo maestro di sci, quello che mi ha allenata per 10 anni quando ero piccola. Una persona a cui tengo molto, e che su di me ha avuto, nel bene e nel male, una grande influenza, quasi quanto mio padre, visto il tempo che abbiamo passato insieme. Ero davvero emozionata al pensiero di vederlo, di poter condividere una pista, e sapere che era lì per me, nonostante fossero anni che non toccava più la neve, mi ha riempito di gioia. L'ho incontrato casualmente in fondo alla seggiovia e gli ho chiesto di fare un giro di riscaldamento con me; insieme a noi c'erano Mamo, il mio vicino di casa, che da giovane era il compagno di stanza di comitato di Nicola, e Diego, un ragazzo dell'89 che si allenava con me e Nicola (è di Bergamo anche lui), ora maestro di sci a St. Moritz.
C'era un'energia particolare in quell'incontro, in quel giro sulla seggiovia in loro compagnia: i loro abbracci e la loro presenza mi han fatto fare un tuffo nel passato, perché mi sono sentita connessa alle persone di sempre. Ero davvero felice di essere lì con loro, e con Nicola in particolare, ma la vera epifania l'ho avuta quando li ho visti sfrecciar giù in una pista in campo libero che conduceva alla zona dell'arrivo, e che si restringeva sempre di più: loro sciavano concatenando curve, in piena armonia, e quell'immagine mi ha riportata ai tempi andati, ai miei allenamenti da bambina.
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Quel bagliore, in grado di riscaldarmi il cuore nonostante il freddo della Svizzera, mi ha fatto capire come, certe cose, riescano a restare immutate e a resistere allo scorrere inesorabile del tempo.
Mi sono fiondata anch'io verso di loro e con i miei sci da superG li ho superati, ma ho come sentito di penetrare una bolla spazio-temporale: in quell'esatto istante mi sono tornati in mente i momenti passati insieme tra le piste e le stradine di Foppolo, e quelle indimenticabili domeniche al mio primo sci club, il Clan2. Superandoli mi pareva proprio di essere entrata e nuovamente uscita dal mio passato, ma quando ho realizzato che loro erano lì con me, nel mio presente, ad assistere alla mia gara di Coppa del Mondo, l'agrodolce nostalgia si è trasformata in gioia incontenibile.
Sofia Goggia
Sofia Goggia
È stato quello il momento più bello di sabato, ancor più del risultato: non la gara in sé, ma l'avere al mio fianco quelle persone per cui sono sempre e solo Sofia, indipendentemente da come va. Questa realizzazione mi ha toccata dentro, mi ha fatto sentire libera. E, come ben sapete, essere libera è il mio presupposto principale, la mia condizione fondamentale per diventare tutto ciò che voglio essere, esprimendomi al meglio. Quando poi sono scesa in pista per davvero non è andato tutto secondo i piani (ho perso un bastone, e durante le analisi tecniche il pomeriggio il mio allenatore mi ha fatto notare delle imperfezioni nella sciata), ma oltre a vincere ho dimostrato di essere lucida, e poco importa se il trionfo l'ho raggiunto solo per un centesimo di scarto: a volte anche cose così piccole possono fare la differenza.
Nel leader corner ero agitatissima, perché volevo vedere Nicola e dargli un abbraccio fortissimo, ma non avendo il pass non poteva accedervi. L'ho visto solo quando sono salita sul podio: ho chiesto al direttore tecnico di farlo entrare; poco dopo l'inizio dell'Inno di Mameli l'ho visto lì, nella folla, tra i fotografi e giornalisti, e in quel momento sono riuscita a stento a trattenere le lacrime, l'emozione è stata troppo forte. Perché davanti a me avevo tutto il percorso fatto insieme, il sudore, la fatica, le lacrime, i sacrifici, lo “spazzaneve”, le prime curve insieme, tutto racchiuso in un semplice, magico sguardo di intesa, e nel suo annuire, guardandomi, pieno di orgoglio. La perfetta conclusione per una giornata davvero magnifica, condivisa anche con Federica che è arrivata seconda.
Il giorno dopo è stato il turno del parallelo, il mio esordio ufficiale in questa disciplina per cui, come ho detto, mi sono allenata parecchio. Sono riuscita a qualificarmi arrivando 30esima su 64 (passavano solo le prime 32), ma poi alla seconda run mi ha battuto un'atleta tedesca. È stata comunque un'esperienza utile e formativa, perché oltre ad aver compreso quanto divertente e intenso sia il parallelo, mi ha fatto capire quanto importante sia aver un confronto diretto con un avversario, perché il vedere qualcuno davanti a me (come nel caso della prima manche, dove lei è partita molto meglio) mi ha fatto tirar fuori la belva che ho dentro, disconnettendo il cervello e pensando solo ed esclusivamente ad andar giù con cattiveria; nella seconda è successo il contrario: ero in vantaggio, ma sul più bello non ho spinto quanto la gara precedente e, allentando la presa, mi sono fatta superare poco prima del traguardo, perdendo per soli 2 centesimi.
Avere un “fantasma” da prendere, poco davanti a te, ti sprona a fare meglio indipendentemente dal contesto, che sia una gara o un'altra sfida che ti pone davanti la vita, perché ti aiuta a tirar fuori il meglio di te stesso. E la bravura sta nel trovare tale motivazione sempre, anche quando non si ha uno spauracchio davanti; generalmente parlando, la miglior motivazione è il fuoco che ti brucia dentro.
Una lezione davvero importante, non c'è dubbio. Ma in ogni caso posso dire con tranquillità di essermi riscattata, insieme al buon Bruno, dopo il weekend canadese: con lo staff ci siamo abbracciati ed eravamo felicissimi, ma ora è il momento di pensare al prossimo step, a Courchevel, verso cui sto andando mentre scrivo questo mio nuovo post così importante (dovrò pur occupare le 7 ore di viaggio in qualche modo, no?).
Avere un “fantasma” da prendere, poco davanti a te, sprona a fare meglio indipendentemente dal contesto, che sia una gara o un'altra sfida che pone davanti la vita, perché aiuta a tirar fuori il meglio di te stesso
Sofia Goggia
Sofia Goggia
Sci Alpino
Voglio chiuderlo però con un'immagine: dopo il parallelo siamo scesi attraverso una stradina in mezzo agli alberi, con gli sci da slalom in spalla; il sole era quasi all'orizzonte, proprio di fronte a noi, e in questa stradina la neve era davvero bella, non c'era un'anima, si respirava una pace rara e preziosa. Sensazioni enfatizzate dal mio mood sereno e pacifico, perché quando si affronta la vita con la speranza nel cuore tutto appare più colorato, e si riesce a trovare un senso a tutto. A volte anche una piccola stradina nascosta, la stessa nella quale io ho pensato dentro di me che “l’amore è anche questo”, può condurre al sole, alla prossima sfida, alla prossima occasione per crescere e diventare una persona migliore.
Ci vediamo martedì con il gigante di Courchevel e sabato e domenica con la discesa e la combinata a Val d'Isère. C’ero e ci sono. E come mi ha scritto Nicola sabato sera: “umile, concentrata e attenta a ogni dettaglio”.
Sofi