Il podio del GP del Canada 2018

GP Canada: Le pagelline di Terruzzi

© Getty Images/Red Bull Content Pool

È ufficiale: quando nessuno sbaglia la rossa fa paura, come quella bandiera sventolata alla fine

Voto 10 a Vettel e alla Ferrari. Beh, un vittoria talmente netta da sembrare facile. Una gran macchina, ancora una volta, una gestione impeccabile, una guida tutto spolvero. Significa che, quando nessuno sbaglia, la rossa fa paura. Ormai è ufficiale, al netto dei soliti pessimismi. Evoluzioni tecniche puntuali, neanche fosse la Mercedes.
Voto 9 a Verstappen. Quando la testa funziona, il piede è uno spettacolo. Con una Red Bull non certo da urlo, ha fatto urlare un po’ tutti in Canada. Bravo in prova, tirato sempre, tonico in gara dal giro 1 al giro 70. Per quanto riguarda il comportamento fuori dalla macchina vedi sotto (voto 1).
Voto 8 a Hulkenberg. Non se lo fila nessuno ma lui fila sempre. Per Sainz è peggio di Belfagor (Do You remember?). Per chi cerca un pilota consistente senza fronzoli, veloce e tenace, beh un tesoro ambulante. Peccato che sul fronte comunicazione sia peggio di un paracarro.
Voto 7 a Ricciardo, di stima, e a Ocon, di nuovo. L’avete massacrato (anche giustamente) per il sorpasso regalato a Hamilton in quel di Montecarlo. Io preferisco valutare il talento e qui ce n’è parecchio. Perez, al pari di Sainz, se lo sogna di notte e persino, qualche volta, di pomeriggio.
Voto 6 a Bottas. Il voto tiene conto di quasi tutto il weekend, roba da 8 come minimo. Il voto tiene anche conto dell’asinata che ha messo lì nel momento supremo, quando si trattava di provare a mettere Vettel alle corde. Alle corde ci è finito lui, con un lungo che ha fatto allungare il muso del Toto di un bel 7 centimetri netti.
Ricciardo sulle tracce di Hamilton: lo supererà grazie all'undercut
Ricciardo sulle tracce di Hamilton: lo supererà grazie all'undercut
Voto 5 a Hamilton. Da più 14 a meno 1 in un colpo solo. È che lui, qualche colpo lo perde. Nervoso e impreciso, persino un po’ supponente. Quando sbaglia Vettel gli facciamo volentieri le pulci. Ma nemmeno Ginetto è impeccabile, con tutto il repertorio di cui dispone. Sveglia stella mia, questo è un anno più difficile di altri.
Voto 4 a Raikkonen. Anche chi tifa per lui è mogio come uno che ha beccato tre esami a settembre. Una stupidaggine in prova, una partenza loffia, una gara molle. Con i soliti lampi perché è stato campione del mondo e ogni tanto se ne ricorda e lo ricorda ai suoi ultrà, pronti a difenderlo neanche fosse un Panda.
Voto 3 a Hartley. Stella mia, ma dove vai in un punto così, giro uno per giunta? Roba da far impallidire un kamikaze. Qui serve fare i conti dei danni che il ragazzo sta accumulando in casa Toro Rosso. Una cifra della madonna, come direbbe Renato Pozzetto. Chi paga? Lui, mi sa.
Voto 2 alla McLaren. Mettere assieme una festa del genere per festeggiare il GP numero 300 di Alonso è come sostituire la panna montata con la schiuma da barba nei profiteroles. Peccato, caro Fernando. Comunque, per me, voto dall’8 in su, a vita.
Voto 1 a Verstappen. Un giornalista chiede: come mai tanti incidenti? Lui risponde: un’altra domanda così e mi metto a tirare testate. Il tutto durante la conferenza stampa del giovedì. Max, sei frullato o cosa? La prossima volta distribuisci tu le domande prima di presentati a rispondere. E il bello è che nessuno ha detto niente. Nemmeno una sberla sul coppino. Robb de matt.
Voto 0 alla direzione corsa. Che ha messo in mano la bandiera a scacchi alla celeberrima modella Winnie Harlow. Morale: traguardo annunciato con un giro di anticipo. Beh, certo lo spettacolo ci guadagna. La prossima volta distribuire bandiere a scacchi a un tot di star e liberarle lungo il percorso al grido: fate il cinema che vi pare.