Predator's, la Formula per tutti
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Formula Racing

Predator's, la rivoluzione della Formula per tutti

Sulle orme di Irene Saderini e delle sue avventure in pista, andiamo alla scoperta della serie che punta ad aprire a chiunque le porte dell'inaccessibile mondo del motorsport
Di Red Bull Team
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Sentirsi Leclerc o Verstappen, senza dover vendere la casa. Ovvero, girare in pista con una Formula, volendo in un vero campionato, a costi che forse accessibili a tutti non sono, ma sicuramente smentiscono l'equazione motorsport = famiglia miliardaria. O dissanguata.
Formula Racing · 1 min
Drive Me Crazy - Trailer: Irene scende in pista con la Formula Predator's
Facile a dirsi, ma a farsi? Qualcuno ci sta provando, o meglio ci è riuscito. A realizzare il sogno di tanti di guidare una vera auto da corsa, divertendosi. Per referenze chiedere a Irene Saderini, che questa Formula Predator's l'ha provata in uno degli episodi di "Drive Me Crazy", il format targato Red Bull Italia in onda tutti i mercoledì dal 13 novembre su Motor Trend, canale 56 del digitale terrestre.
Noi per saperne di più ci siamo rivolti a Luca Capolongo, direttore tecnico del team Harp Racing, scuderia attiva in questo vivacissimo mondo delle Formula low cost.
Partiamo dalle basi: ci racconti cos’è la Formula Predator's?
La Formula Predator’s è una serie di monoposto entry level economiche realizzate per far correre piloti o semplici appassionati ad un prezzo approssimativamente uguale o inferiore al go-kart. Tutte le versioni della vettura sono realizzate in tubi quadri d' acciaio e pannelli rivettati in alluminio, montano motori motociclistici Honda Hornet 600 da 95 Cv e cambio sequenziale a 6 rapporti.
Come, quando e da chi è nata l’idea?
Il progetto Predator’s nasce nel 2003 da un'idea dell'emiliano Corrado Cusi, ex istruttore di guida di Mercedes AMG, mentre la storia di come nasce l’idea è quantomeno singolare: Corrado racconta, che il colpo di fulmine è avvenuto una sera d’estate durante le vacanze estive 2003, preso dall’ispirazione butta giù l’idea con uno schizzo su un tovagliolo di carta trovato al ristorante nel quale si trovava. Nel periodo tra ottobre e fine novembre il primo prototipo prende vita nel garage sotto casa, per essere poi presentato in un tempo record al Motor Show di Bologna a fine novembre.
L’obiettivo fin da subito è quello di realizzare una formula economica alla portata di tutti che possa avvicinare i giovani piloti (e non) con un costo per stagione prossimo a quello del go-kart.
Questo viene reso possibile anche grazie alla possibilità di montare un motore motociclistico (quindi con scarsissima manutenzione necessaria).
Sin dalle prime prime versioni la Predator’s si rivela sicuramente il veicolo da pista più vicino al kart con il quale condivide appunto la semplicità data da alcune caratteristiche in comune come l’assale unico, o il sistema di fissaggio del motore su slitta scorrevole per registrare la tensione della catena e spostare il baricentro. A differenza del kart, però, con questi piccoli bolidi si corre in Autodromo, quelli veri. E si guida una vera monoposto con una potente motorizzazione 600cc.
Parlaci un po’ delle macchine: caratteristiche tecniche, dove vengono costruite e da chi...
Il progetto Predator’s ha prodotto più vetture: dalla prima PC008 alla modernissima PC015, profondamente diverse tra loro ma tutte collegate da alcune caratteristiche in comune. Tutte le vetture sono realizzate in tubi quadri d' acciaio e pannelli rivettati in alluminio, e montano motori motociclistici Honda Hornet 600 da circa 100 Cv. L’ultima versione monta la stessa versione del motore, ma a iniezione.
Sulla PC015, il sistema di sospensione anteriore è molto semplice ma efficace, lo schema è il classico push-rod (lo stesso usato in F1, ndr) con monoammortizzatore e molle antirollio regolabili. Ciò che rende davvero molto prestazionale quest’ultima versione, oltre alle gomme slick (novità assoluta per questa categoria), è la configurazione aerodinamica progettata e calcolata nel dettaglio da uno studente in ingegneria aerospaziale del politecnico di Milano, Andrea Amico, il quale si è occupato inoltre di disegnare la parte aerodinamica della vettura come la vediamo oggi.
Le Predator's di Harp Racing
Le Predator's di Harp Racing
Le vetture vengono interamente prodotte in Italia, nella terra dei motori ovviamente, l’Emilia Romagna, in una suggestiva località immersa tra le colline nella provincia di Reggio Emilia. Anche tutti i componenti che la costituiscono provengono totalmente da fornitori del territorio, insomma una produzione a filiera cortissima.
Ma alla fin fine, quali sono i costi per chi volesse mettersi in garage una di queste macchine?
La vettura viene venduta ad una cifra che si aggira approssimativamente attorno ai 25’000 €, tuttavia molti piloti si affidano a team come il nostro per poter correre, noleggiando la vettura e tutta l’assistenza che ne consegue al fine di non preoccuparsi di nient’altro che di correre.
La stagione con le PC015 viene venduta a circa 32’000 €, la partecipazione a una singola gara a 4.000.
Esiste anche la possibilità di provare le Predator in giornate di test. Raccontaci un po' come funziona, i costi e i requisiti... Mettete a disposizione anche istruttori?
La Predator’s, grazie alla sua semplicità ed al suo prezzo estremamente competitivo, è una delle vetture più usate da semplici appassionati che hanno il sogno di poter pilotare una vera vettura monoposto, proprio come fanno in TV i loro beniamini della F1. I pacchetti disponibili per i singoli turni di prove libere si aggirano grossomodo attorno alle seguenti cifre: per la PC015, un turno 400 € / quattro turni 1300 €; mentre per la PC010 un turno 300 € / quattro turni 1000 €. Ogni turno ha una durata di 25 min.
La Predator’s è inoltre molto appetibile per questo tipo di attività anche per l’estrema intuitività di guida della vettura che non necessita di una particolare preparazione per poter girare in pista. Anche se tra girare e andar forte c’è una bella differenza, in questo caso la macchina richiede molta preparazione tecnica poiché ha una guida molto particolare e date le sue velocità di percorrenza curva molto elevate richiede anche una discreta preparazione atletica.
Esiste inoltre la possibilità con alcuni team di avere un tecnico telemetrista, che fa un po' le veci di istruttore indicando tramite i grafici telemetrici al pilota quali sono i punti e le cause per cui perde tempo.
Una gara di Formula X
Una gara di Formula X
Non sarebbe motorsport se non ci fosse competizione. Ci presenti i campionati per Formula Predator?
Attualmente le Predator’s hanno 2 campionati dedicati, il Trofeo Predator’s aperto a tutte le vetture meno recenti della PC008 ed il Predator's Challenge-PC015, dedicato alle ultime nate della casa Predator’s, ed entrambe queste categorie sono inserite nel contesto del Formula X Italian Series organizzato dalla Formula promotion ASD di Luca Panizzi. Questo trofeo prende il via (inizialmente sotto il nome di formula promotion free) nel 2006 sotto la federazione ACI CSAI, e vede sin da subito come protagoniste le Formula Predator’s con le quali condivide la filosofia di dare l’opportunità di correre con budget limitati. Il costo per partecipare è circa la metà di quello che viene chiesto dagli altri campionati in Italia (circa 500 Euro) e per correre è necessaria solo una licenza erogabile in pochissimi giorni direttamente dell’organizzatore per la quale è necessaria solo una visita medica sportiva agonistica con specialità pista-velocità.
Oggi il trofeo formulaX (passato nel frattempo sotto l’egida di un altro ente) è una realtà più che affermata, che con le sue 6 categorie che vedono fino a 180 piloti impegnati nello stesso weekend di gara, si pone come una delle series di maggior successo in Italia, con una tappa anche all’estero, sullo splendido circuito di Rijeka, in Croazia.
Qual è il profilo tipo del partecipante?
È difficile tracciare un profilo tipo del partecipante di questo tipo di competizioni, si trova un po' di tutto e forse è anche questo il bello: dal ragazzino talentuoso che proviene dal kart e non ha budget sufficiente per potersi permettere l’approdo in campionati più costosi, all’ex pilota professionista che non vuole appendere il casco al chiodo, ma continuare a dar filo da torcere alle nuove leve, al tipico gentleman driver che corre senza alcun tipo di velleità agonistica ma con il puro gusto di divertirsi. Abbiamo un 72enne che corre con noi. Insomma nella formulaX ognuno trova il suo spazio e il rivale con cui duellare ruota a ruota.
Ci aiuti a fare una panoramica delle altre Formule Low Cost disponibili in Italia? In cosa si distingue la Formula Predator's rispetto a queste?
Attualmente non esistono altre formule simili in Italia, la formula più economica dopo le Predator’s si aggira attorno a cifre dell’ordine del doppio di quello che costano questi campionati.
Sinceramente, credi che la Formula Predator's possa aiutare la crescita di un pilota che abbia il sogno e la determinazione necessaria per arrivare ai massimi livelli del motorsport?
Purtroppo oggigiorno diventare pilota è sempre più difficile, i budget necessari sono faraonici, pertanto queste categorie sono vitali per i giovani piloti provenienti dal kart per poter continuare a correre, con mezzi più prestazionali e investendo cifre umane. Tuttavia, (forse per volontà di qualcuno) la strada per arrivare ai massimi livelli del motorsport è abbastanza delineata, e vede le categorie FIA con le sue varie formule come percorso quasi obbligato per i giovani piloti che ambiscono ad un sedile nei massimi ranghi del motorsport. Pertanto difficilmente queste categorie vengono prese come bacino per coltivare giovani talenti, perché lontane dai riflettori e dall’orbita della Federazione. Questo è un peccato, perché ci sono molti piloti di talento che non sfigurerebbero affatto in series di più alto livello e che invece si arenano in campionati come questi per mancanza di budget (vedi Ivan Machado Perez).
Per Drive Me Crazy avete avuto recentemente ospite nei vostri abitacoli Irene Saderini. Come se l’è cavata?
Beh, inutile negare che i problemi ci sono stati, purtroppo i tempi erano estremamente ristretti dunque non c'erano le condizioni per poter imparare con la giusta serenità e per approcciarsi con la calma necessaria ad una disciplina così complessa come quella del pilota. Sono però rimasto colpito dalla sua estrema competitività (ogni tanto ero io a doverla calmare!) e dalla velocità di apprendimento di Irene.