Fernando Alonso GP Austria 2014
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F1

Terruzzi racconta: Fernando Alonso

Talento eccelso, personalità controversa, in lotta con un destino che gli ha negato i premi dovuti
Di Giorgio Terruzzi
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Lotta Continua

Lo ammetto, ho un debole per lui. Motivi: diversi. Intanto provo rispetto e gratitudine per chi manifesta un talento eccelso, sempre. Poi sono attratto dalle personalità controverse, quelle composte da luce e ombra. In aggiunta, l’avventura di Alonso in Ferrari ha coinvolto molte persone a cui voglio bene. E’ andata male, peggio del previsto, e adesso abbiamo di fronte i cocci di un matrimonio infranto. Peccato. Perché lui, Fernando, ha dato moltissimo in termini di rendimento, con macchine buone, discrete e pessime. La misura può darla questo numero: 627. Sono i punti in più messi assieme da Alonso rispetto ai suoi compagni di squadra (Massa prima, Raikkonen quest’anno) in cinque campionati rossi. Beh, un’enormità. Anche in termini di quattrini restituiti alla Ferrari. Il tutto abbinato a un bilancio assai magro. Quattro titoli mondiali vinti da Vettel, contro zero. E’ questo il dato che va alla storia. Ma è un dato un po’ bugiardo, per molti versi. Perchè dal 4-0 al 2-2 la differenza l’hanno fatta pochissimi punti, un clamoroso errore Ferrari nella gestione della corsa decisiva ad Abu Dhabi, 2010 e una fortuna sfacciata di Sebastian (con tutto, veramente tutto il rispetto) in alcune occasioni chiave. Non importa: il bilancio è doppiamente passivo, soprattutto ora, con un divorzio carico di polemiche e di scorie, che chiude di fatto un ciclo.

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Lui, Nando, ha qualche torto, intendiamoci. La consapevolezza del proprio valore, lo porta spesso ad atteggiamenti polemici e fastidiosi dentro il team. La presenza così rilevante della figura paterna non lo aiuta e non aiuta l’atmosfera. In aggiunta, mastica ormai troppi crediti con il destino, il che produce qualche mossa sbagliata. La trattativa aperta con Red Bull nell’estate 2012, ad esempio, creò una frattura con Stefano Domenicali, l’uomo che più di tutti si adoperò per portarlo a Maranello; il fatto di avere come manager Flavio Briatore funziona per certi versi, non funziona per altri.
Della Ferrari non ne poteva più. Dopo le difficoltà sperimentate nel rapporto con Montezemolo, si è reso conto di aver perso troppi punti di riferimento. Alonso non conosce, in pratica, Marchionne; non ha mai avuto un rapporto di fiducia con Mattiacci, si è convinto che la strada per raggiungere il vertice tecnico della Formula 1 resti enorme per la Ferrari. E ha capito che un certo modo di fare – stimolante da suo punto di vista – era diventato un disturbo continuo e incessante. Morale: addio. Con la sensazione che la Ferrari perda la sua parte più efficiente, senza tentare in ogni modo di trattenerla. Fernando ha fretta, del resto, dati gli anni, 33, data la frustrazione. In aggiunta, percepisce il rischio di sbagliare un’altra mossa, non essendo disponibile una Mercedes, non avendo l’opportunità di trovare subito una macchina che gli dia soddisfazioni immediate. Il suo bilancio resta fermo ai due titoli mondiali vinti con la Renault (2005-2006) e francamente pare poco, visto quanto ha dato. Perché, intendiamoci, stiamo parlando del più forte su piazza. Uno capace di viaggiare a razzo sempre e comunque, cosa che ben pochi riescono a fare.
E’ sveglio, Fernando. Sin troppo. Animato da una frenesia voracissima, sul fronte degli interessi, dello smaltimento, argento vivo. E ha una personalità rilevante che lo porta a esporre i gomiti piuttosto spesso. Come un ragazzino cresciuto, conserva intatti voglia e smalto. Forse avrebbe bisogno di qualcuno vicino capace di farlo riflettere più spesso, cercando di soffermarsi su qualche torto e non solo sulle (molte) ragioni. Intanto, così è. La discussione resta aperta. Anche se andrebbe chiusa misurando l’intensità, la qualità, la voglia di questo bambino terribile che ha conosciuto la fame e che la fame non dimentica. I grandi campioni sono così. Voraci e tosti, per fortuna. Anche quando il destino si rifiuta di consegnare i premi dovuti.
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