James Hunt 1976
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F1

Terruzzi racconta: James Hunt, Il sogno perfetto

Una corsa breve ma carica di lampi e giorni magici, tanto da trasformarsi in leggenda
Di Giorgio Terruzzi
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James Hunt smoking a cigarette

James Hunt smoking a cigarette

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In occasione dell'uscita sul mercato home video di "Rush", Giorgio Terruzzi rievoca la leggendario figura del pilota inglese, protagonista del film di Ron Howard.
E’ più difficile del previsto raccontare la vita e il destino di James Hunt, molto popolare oggi, anche presso chi non lo vide correre o parlare, grazie a Rush, il fim che su di lui, sulla sua presunta, accanita rivalità con Niki Lauda si basa. Intanto, vanno misurate fortuna e cattiva sorte, il che risulta complesso. Era un bel ragazzo, James, nato a Belmont, Londra, il 29 agosto 1947, vispo e pronto a filare in pista, a flirtare soprattutto fuori pista, a grattare il sale dell’esistenza, senza troppe regole. Non a caso, morto presto, attacco cardiaco, 15 giugno 1993, età 46 anni non ancora compiuti, pochi per dare una piega felice al bilancio.
Eppure, questo gli chiederei ora, potendo viaggiare per un minuto in un qualche firmamento, perché, magari, a lui va benissimo così. Una vita breve ma carica di doni. Il titolo mondiale, vinto nel 1976, nell’unico giorno in cui riuscì a trovarsi in testa al campionato, nell’anno in cui proprio Lauda si ferì gravemente prima, decise di fermarsi poi, sotto quel nubifragio da effetti speciali, gonfiato e raccontato nel film di Ron Howard.
Dieci Gran Premi vinti, tra il 1975 e il 1977, nove con la McLaren, uno soltanto con una macchina, la Hesketh, in realtà ben più prezioso di tutti gli altri messi assieme. Perché frutto di un sogno magnifico, romantico eppure realizzato: un giovane uomo ricco ed eccentrico, Lord Alexander Hesketh appunto; un giovane pilota ambizioso e forte, James Hunt; un progettista geniale e ingiustamente dimenticato, Harvey Postlethwaite, disposti a mettere in pista una macchina nata dentro una bellissima casa inglese, capace di volare sino in cima, davanti a chiunque.
Che libidine! Roba da raccontare per sempre, come una favola motoristica dentro un tempo finito.
Quindi? Come è andata caro James? Al netto degli amori, tanti, delle ragazze, tantissime anche loro, magari non così invadenti, presenti ovunque, come descritto nel film? Una corsa breve ma carica di lampi, giorni magici, leggende potenti al punto da trasportarti sino a qui, come una star che non muore affatto.
Due matrimoni, il primo tutto frizzi e lazzi, il secondo più solido, con due figli come frutti. Tom e Freddie Hunt hanno oggi 28 e 26 anni. Li vidi, insieme a papà ventitdue anni fa, a Silverstone. James che chiacchierava con il suo amico Lauda, un ragazzo col quale aveva fatto coppia in realtà, più che guerra, abitando insieme, divertendosi insieme, rimediando insieme le ragazze per attraversare molte notti. Anche Niki, quel giorno a Silverstone, aveva con sé i suoi figli, Lucas e Mathias. I quali stavano fermi e zitti, in attesa, mentre i piccoli Hunt si rotolavano nell’erba bagnata, dandosele di santa ragione, indisturbati. L’immagine vale ritratto doppio. Due ex, due complici, entrambi con prole, speculare per giunta. Figli come specchi dei rispettivi padri. Ordine e disordine, esattamente come il disegno dei segni, inciso sulle ombre dei loro papà.
Ma ciò che più di ogni altra immagine porta un sorriso quando penso ad Hunt, ha a che fare con una visita notturna nella residenza di Lord Heskett. Una festa, alla vigilia del Gran Premio di Gran Bretagna, molti anni fa. La vastità dei prati verdissimi nella luce del tramonto, daini e cervi liberi in lontananza, l’architettura della antica, imponente residenza e poi l’armonia di un curatissimo, immenso giardino all’italiana. James Hunt era appena scomparso eppure lì stava, fumandosi una sigaretta, passeggiando in quel luogo incantato dove, insieme a qualche amico, aveva composto un sogno ambizioso e perfetto.