John Surtees
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F1

Terruzzi racconta: John Surtees

Primo appuntamento con la nuova rubrica dedicata ai grandi personaggi nella storia del motorsport
Di Giorgio Terruzzi
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Per noi è ormai un classico. A ogni cena-pranzo-aperitivo di redazione arriva il momento in cui Giorgio Terruzzi, vittima della nostra morbosa curiosità, a volte forse anche un po' controvoglia, apre il libro dei ricordi e ci regala il ritratto di qualche grande personaggio della storia del motorsport. Di solito roba di prima, primissima mano, raccolta in anni di militanza in pista, nei paddock e pure altrove. In qualche caso, per semplici motivi anagrafici, ricordi di seconda mano, ma sempre di lusso. E' comunque una mezz'ora di goduria, lui che racconta e noi lì, sguardi rapiti, bocche spalancate e "maddai" di meraviglia che volano.
Il passo logico successivo è stato chiedere a Giorgio di aprire un libro dei ricordi anche qui sul sito, sperando che diventi un classico anche per voi. Ecco allora la nuova rubrica "Terruzzi racconta", in cui con cadenza settimanale troverete profili dei grandi personaggi della storia del motorsport, arricchiti da quella materia multimediale di cui è fatta l'Internet.
Si parte con John Surtees, l'uomo dei due mondi, in occasione dei suoi 80 anni appena festeggiati.
L'unico al mondo
Ha compiuto 80 anni l’11 febbraio. John Surtees resiste, resta in pista, un po’ curvo, sempre secco, con quegli occhi chiari che hanno dentro un po’ di mare. Sono le lacrime rimaste lì dopo la morte di suo figlio Henry, appena diciottenne, colpito da una ruota vagante, mentre correva a Brands Hatch, il 19 luglio 2009 con una Formula 2. E’ un prezzo, altissimo e inatteso, che pesa sopra un bilancio strepitoso. Un bilancio che presenta, caso unico nella storia, 7 titoli mondiali vinti nel motociclismo tra il 1956 e il 1960 e un titolo mondiale piloti di Formula 1 vinto nel 1964. Non bastano questi numeri a dare una misura. Ai successi vanno sommati i marchi. MvAgusta per le due ruote; Ferrari per le quattro. Vale a dire gli strumenti più adatti per firmare una leggenda con l’Italia coinvolta a doppio filo.
Va bene, erano diversi i tempi, i mezzi, i sistemi. Ma, insomma, nessuno come lui. Precoce al punto da chiudere la carriera nel motociclismo a 26 anni, concedendogli il tempo per covare un sogno smisurato. Enzo Ferrari lo voleva in fretta. Lui chiese di attendere, di lasciargli completare il rodaggio. Matrimonio celebrato alla fine nel 1962, una stagione per prendere le misure, l’altra per portare a casa il titolo. Anni appena compiuti: 30.
Beh? Altro? Ma certo. C’è un album denso di immagini che fanno la storia. Le monoposto Honda, ad esempio, portate in pista e poi sul podio alto, in un memorabile Gran Premio d’Italia, per dire quanto torna e torna questo Paese nel suo curriculum Made in Britain. E poi, ancora , un team battezzato con il suo nome che noi, qui, abbiamo accompagnato con un affetto speciale. Con le Surteess corsero Andrea de Adamich prima (1972 e ’73) e Vittorio Brambilla poi (1977 e ’78). Nemmeno una vittoria, in questo caso, ma un altro tentativo memorabile. Quello di battere il suo stesso record. Tra il 1971 e il ‘73 John prese in squadra un altro ex campione del mondo del motociclismo, Mike Hailwood, reduce da addirittura 9 titoli vinti con classe e stile, roba da generare una comitiva enorme di ammiratori a tempo indeterminato. Un duro, un figo, un fenomeno. Macchè, niente da fare, nonostante talento e coraggio. “Mike the Bike”, in Formula 1, non riuscì a eguagliare il suo padrino. Hailwood morì alle soglie del compleanno numero 41 in un incidente stradale nel quale perse la vita anche la figlia Michelle.
Jonh Surtees resta un caso unico. Forse a dispetto della sua stessa volontà. La solitudine talvolta ha un peso insopportabile.