Lotta e vince, sempre
Quando correva, non una simpatia. Concentrato, piuttosto, occupato mentalmente a tenere d’occhio tutto. Avversari, tecnici, dati, ogni foglia in movimento nei suoi pressi. Era questa,la sua forza, questa forza ha mantenuto, migliorando il carattere, liberando un'ironia forte quanto il suo cinismo. Niki Lauda: intelligentissimo, sempre pronto a cogliere e a fare di conseguenza. Con una determinazione rarissima e formidabile, qualcosa che allevò da ragazzino, quando si mise in contrasto con il ricco, potentissimo nonno paterno. Il suo primo nemico, la sua molla per fare quel tanto che ha fatto.
Tre titoli mondiali, vinti con la Ferrari prima (1975, 1977); con la McLaren poi (1984). In mezzo una compagnia aerea messa su scalando in solitaria, Lauda Air, premiata e venduta a tempo debito. Non proprio robetta per un uomo abituato a lottare sempre e comunque, contro la morte, nel 1976, dopo quel botto e quel rogo al Nurburgring, ripristinati dal film Rush; contro Enzo Ferrari che mal sopportava un pilota capace di oscurare il Cavallino, campione e campionissimo nella prima era davvero televisiva della Formula 1; contro James Hunt, suo amico più che altro, bacchettato in pista e graziato dal diluvio che fermò Niki al Fuji nel ’76; contro Alain Prost, infilzato per mezzo punto proprio nell’84.
E poi contro una serie di guai fisici che l’hanno costretto a un doppio trapianto di rene, organi donati dal fratello e dalla compagna. Lui, sempre sulla breccia, altrochè, sino a qui, nei panni di capo della Mercedes da corsa, dentro un tempo in cui domina in pista e nel paddock, con quel suo modo di pensare e di parlare per direttissima che fa titolo da giornale, che non fa mai uno sconto, mai una piega verso le convenzioni.
Niki Lauda, del resto. Un nome come un marchio di successo, quel cappellino che resiste e maschera le ustioni rimediate in pista, mai cancellate da alcuna operazione, con un orgoglio che vira verso la tenerezza. Parla usando una punteggiatura originale, in italiano soprattutto, taglia ogni giudizio evitando compiacimenti, mantiene, sempre al centro della scena, un pragmatismo svelto. Per certi versi implacabile. Trovarlo nei pressi, una piacere sempre. Che ricambia con disponibilità e –anche a furia di lavorare come commentatore televisivo- con efficacia. La sua lunga storia umana e sportiva è un container colmo di volti, avventure, eventi storici memorabili.
Niki Lauda e Luca Cordero di "Monteprezzolo" - Intervista GP Italia 2011
Adesso ha molto da fare, meno tempo per star lì a ricordare e raccontare in quel modo suo soltanto che diverte e colpisce sempre. “Quando detto a Enzo Ferrari che io via da Ferrari a fine stagione, lui molto arrabbiato. Poi io andare dormire albergo vicino Maranello con macchina data da Ferrari, una Fiat 131. Mattino dopo io sveglio e macchina non c’è più. Chiamo Ghedini per dire: rubato mia macchina. Lui dire: no rubato. Macchina presa Ferrari nella notte”. Strepitoso. Lui, per il suo verso. Ma anche Enzo Ferrari.