Ralf Schumacher
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F1
Terruzzi racconta: Ralf Schumacher
Un percorso in salita costante, per le inevitabili comparazioni con quel fratellone ingombrante
Di Giorgio Terruzzi
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Il Dio minore

Parlare di Ralph Schumacher significa, in un modo o nell’altro, parlare di Schumi, non semplicemente suo fratello maggiore (di sei anni). Una figura straordinariamente ingombrante per via della personalità, del curriculum, soprattutto considerando che Ralf Schumacher, invece di fare il chirurgo, il geometra, il ristoratore, decise di correre in macchina, pure lui. Un destino obbligato, del resto, dato il contesto famigliare, i luoghi, la pista di kart come unico passatempo disponibile. Da una parte il più titolato, celebrato, amato campione di sempre, dall’altra lui, con 6 vittorie in altrettanti Gran Premi, per una carriera in Formula 1 durata 11 anni. Jordan per cominciare (1997-98), come Michael; Williams per il periodo più bello (1999-2004), Toyota per chiudere il conto (2005-2007) mestamente, destinazione ruote coperte, DTM, roba così.
Non ho mai provato simpatia per lui, devo ammetterlo. Eppure ho avuto a che fare con un sentimento più pacifico, carico di comprensione e persino di solidarietà. Ma, insomma, antipatico, arrogante, per nulla disposto a scoprire la sua parte tenera e di certo ferita perennemente quanto involontariamente, dalla vicinanza con il fratellone. Michael spesso pronto a coprirlo, ad accompagnarlo, ad accoglierlo con atteggiamenti paterni e, forse, con un senso di colpa tanto ineluttabile quanto inevitabile. Anche se poi, in pista, siccome Schumi di prigionieri non ne ha mai fatti, erano bastonate anche per Ralf.
Un pilota, è bene ricordarlo, molto veloce nei suoi momenti migliori, tutto muscoli e grinta. Formò, non a caso, una coppia tanto aggressiva quanto insopportabile con Juan Pablo Montoya, un ragazzo molto amato dai tifosi per via della propria sfrontatezza (e della rivalità ostentata nei confronti di Schumi) ma anche maleducato, presuntuoso, intrattabile.
Insomma, se penso a Ralf, trovo solo spigoli vivi, mai un momento di quiete, di autentica disponibilità. Poi mi vengono in mente i pettegolezzi spesi con accanimento su di lui (i pettegolezzi sono maligni, sono cose orribili), mi viene in mente la donna che alla fine sposò, Cora, dalla quale ha divorziato in modo prevedibilmente cruento. Una femmina molto vistosa, molto esuberante, molto attenta alle luci della ribalta e per questo gelida, all’apparenza. Una persona dalla quale mi sarei guardato a tempo pieno, trascurandone facilmente l’avvenenza.
E’ ricco, Ralf, certamente. Ma forse il suo bilancio non ha prodotto molti momenti felici. Per questo, adesso che mi trovo a trattare di lui e con lui dopo averlo quasi dimenticato, ho a che fare con una strana forma di indulgenza, accentuata dalle sue espressioni sotto l’ospedale di Grenoble dove arrivava per far visita a Michael, nei giorni successivi all’incidente. Dolente e invecchiato di colpo. Il loro rapporto, penso a causa dei contrasti generati dalle rispettive consorti, si interruppe tempo fa. Non sto a rovistare in questo ambito perché, appunto, sono pettegolezzi inutili. Spero semplicemente che abbiano avuto il tempo per fare pace prima di quell’incidente che ha portato via Schumi per come lo conoscevamo tutti.
E spero anche che Ralf sia capace di vivere in un equilibrio di serenità assente ai tempi della sua avventura in Formula 1, provvisto al contrario, di sentimenti immaginabili. Invidia, scarsa considerazione di se stesso, frustrazione. Sono pesi grevi da portare e non c’è stipendio o conto in banca che li alleggerisca. Altrimenti, è persino possibile che si senta in colpa lui stesso, ora, senza più la possibilità di ricomporre un rapporto così stretto, così aggrovigliato con un fratello tanto grande quanto, alla fine, sfortunato. Più di lui, maledizione. Per questo, talvolta, ritrovo una immagine della fantasia, molto nitida: due bambini, due fratelli presi a correre, legati dal talento, costretti a specchiarsi, destinati a sorridere insieme e poi a patire. Per tempi e metodi lontanissimi tra loro, comunque crudeli.