Cinque giorni epici: l'itinerario
© Francesco Gini e Lorenzo Pansana - Italy Bike Adventures
Cycling

Il racconto di un viaggio in bici epico sul Gran Sasso

Cinque giorni in gravel per scoprire uno dei territori più belli e selvaggi d'Italia
Di Francesco Gini e Lorenzo Pansana - Italy Bike Adventures
12 minuti di letturaPubblicato il
Era da tanto tempo che ai ragazzi di Italy Bike Adventures frullava in testa di compiere un viaggetto in bikepacking dentro e attorno all’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, un luogo unico che condensa al suo interno una grandissima varietà di paesaggi e strade che ben si prestano alle due ruote. Il tutto condito da un’offerta culturale in termini di storia, borghi ed edifici, cibo e calore della gente pari alle migliori zone dell’Umbria e della Toscana, ma con una sfumatura decisamente più selvaggia. Ce lo siamo fatti raccontare in dettaglio.
A spasso sul Gran Sasso
A spasso sul Gran Sasso
I caratteristici altipiani del Gran Sasso
I caratteristici altipiani del Gran Sasso
Il bello di questa terra è il fatto di poterla vivere su due ruote, lasciarsi affascinare e trasportare in luoghi fuori dal tempo come l’altopiano di Campo Imperatore, oppure immaginarsi di ritornare indietro nel tempo di secoli in borghi come Rocca Calascio o Navelli. Attraversare tramite bellissime strade sterrate e sentieri paesaggi diversissimi tra loro ma vicini, che mutano tantissimo all’interno della stessa giornata: mini deserti rocciosi e prateria di alta quota, bucoliche vallate, boschi di latifoglie e di pini, immaginarsi di trovarsi sulle alpi centrali e marittime, sul Carso, in Dalmazia o tanti altri luoghi stupendi poi di ritrovarsi e di essere sempre comunque in centro Italia. Fascino e bellezza infinta segnata però dai fenomeni naturali che troppo spesso impattano il paesaggio e soprattutto la vita delle persone che qui vi abitano: i terremoti, nel particolare quello del 2009 e del più recente 2016. Eventi che non possono non far riflettere sulla nostra percezione del tempo in cui siamo immersi, e sulla nostra capacità di reagire a queste estreme difficoltà a cui la vita, purtroppo, a volte ci para innanzi.
Una gravel è un ottimo mezzo per il giro del Gran Sasso
Una gravel è un ottimo mezzo per il giro del Gran Sasso
Trail a misura di gravel sul Gran Sasso
Trail a misura di gravel sul Gran Sasso
Per la creazione dell’itinerario (che alla fine è risultato essere superiore in termini di chilometri e quota positiva fatta rispetto alla traccia originale) ci siamo affidati a Koomot, interpolato con immagini satellitari e foto di Google Earth, utilissimo per trovare tutte quelle strade bianche e sentieri che avrebbero reso epico il tour da affrontare con le bici gravel. Ne è venuto fuori un grandioso tour di 3 giorni pieni e due metà giornate, quelle di partenza e arrivo, per un totale finale di circa 340 km e 7400 metri di dislivello positivo totale.
Paesi in lontananza sui sentieri del giro del Gran Sasso
Paesi in lontananza sui sentieri del giro del Gran Sasso

Il setting delle bici

I sentieri del Gran Sasso
I sentieri del Gran Sasso
Per il setting delle bici, due modelli abbastanza tuttofare montate con ruote da 28” e pneumatici da 40” con media tassellatura adatti ad percorsi polivalenti, abbiamo optato per una classica configurazione con borsa frontale roller da manubrio e una sottosella da 15-16L. Riempite più o meno per metà, ¾ delle loro capacità, hanno svolto come sempre in maniera ottimale la loro funzione permettendoci di avere un ricambio pesante per le giornate di freddo ed un piccolo cambio “civile”. All'inzio volevamo affrontare il viaggio in autosufficienza con tenda e fornelletto ma poi, visto il meteo incerto e le tappe abbastanza lunghe e tempo risicato abbiamo preferito gustarci il percorso in maniera più tranquilla e concedendoci un tetto e delle ottime mangiate. Giusto un paio di forature ma nessun inconveniente meccanico a giro concluso, e per fortuna frontali e fanali per la notte sono risultati inutilizzati
la tarda primavera è il momento ideale per un giro sul Gran Sasso
la tarda primavera è il momento ideale per un giro sul Gran Sasso
Primo giorno
Distese erbose sugli altipiani del Gran Sasso
Distese erbose sugli altipiani del Gran Sasso
Il Gran Sasso è imponente nella suo versante a nord, arrivando in autostrada dalla costa dell’Abruzzo prima di imboccare il tunnel per L'’Aquila. Appena arrivati nel capoluogo, complice l’orario di pranzo è un attimo che porchetta e amatriciana ci accolgono in questa bellissima terra. Oggi si inizia con 40 km circa per 1200 mt dslv, attacchiamo con il percorso che si snoda per le vie del centro storico (ben visibili sono ancora le molte gru e i cantieri della ricostruzione post terremoto del 2009) verso le 14, per poi lasciare la città da nord-est e immetterci su una bella strada panoramica che ci guida fino al paese di Paganica. Qui prendiamo un sentiero realizzato su palafitte di legno prima e sterrato poi, passando dal Santuario della Madonna d'Appari, ci immette in una bella gola rocciosa punteggiata da pini e boschi di latifoglie. Dopo altro breve tratto di sterrato inizia salita in asfalto che lasceremo dopo circa mezz'ora per agganciarci ad altre strade agresti che ci accompagneranno fino alla meta di giornata, Rocca Calascio. Attraversiamo boschi, praterie e vallate, sempre in leggera salita, su magnifiche sterrate e sempre affascinati dalla diversità di questo paesaggio: ora prealpino, ora carsico, ora italico.
Giunti al bellissimo borgo di Santo Stefano di Sessanio, ci infiliamo nei vicoli ad esplorarne l’interno e trovata la piazzetta giusta, una pausa è d’obbligo sotto l’ombra della torre, rinata a nuova vita, un segno di rinascita e speranza. Ripartiamo quindi in salita su strada statale direzione Campo Imperatore, ma la lasciamo dopo pochi chilometri per deviare sull’ennesima sterrata che ora si snoda tra rilievi erbosi, poche piante e tanto spazio, è un luogo superbo. Dopo una ripida salito ecco la meta di giornata, Rocca Calascio, un antico castello risalente fino al XII secolo posato su di una rupe carsica, icona della terra d’Abruzzo e solitaria sentinella in un paesaggio, quello del parco nazione del Gran Sasso, letteralmente spettacolare. Qui l’iterazione tra opere dell’uomo, il castello e l’adiacente chiesa di Santa Maria della Pietà ma anche i paesini che punteggiano il panorama e che ben si distinguono da quassù, e le meraviglie della natura, si amalgamano tra loro creando un’armonia unica e dal sapore ancora selvaggio. Restiamo a goderci questo spettacolo per tutta la durata del tramonto per poi scendere di pochi metri fino al Borgo della Rocca, dove ci aspetta la prima pausa ristoratrice.
Secondo giorno
Trail a misura di gravel
Trail a misura di gravel
Partiamo da Rocca Calascio verso le nove di un mattino nuvoloso, scendendo verso valle con un giro più largo per evitare l’asfalto. La pioggia ha bagnato ad intermittenza le rocce e i pini tutta la notte e ora le nubi basse e veloci conferiscono mistero e senso di nord al paesaggio. Oggi tappone: sulla carta abbiamo 73km per poco meno di 2000 mt D+, con tanti borghi e vallate. Scenderemo infatti sull' altopiano di Navelli per poi attraversare la valle del Tirino e giungere a Castel del Monte, a pochi chilometri dalla partenza. Poco dopo aver ripreso l’asfalto attraversiamo e visitiamo Castelvecchio e Carapelle Calvisio, due borghi di origine medioevale che portano ben visibili, una volta persi nei loro labirintici centri storici, i segni del terremoto del 2009, case abbandonate e puntellamenti, muti testimoni della vita che fu.
Proseguiamo con una serie di bellissime strade sterrate perse nei boschi fino a scendere sull’altipiano di Navelli, bucolica attraversata tra campi e papaveri, fiori di zafferano, balle di fieno e antiche chiesette. Visitiamo i borghi di San Pio delle Camere e Navelli, quest’ultimo imperdibile, finendo la prima parte di percorso con un pranzo a Collepietro (dopo salita assassina, scorciatoia di quella principale). Riprendiamo la strada dopo un accenno di pisolino con un breve tratto in salita propedeutico ad una meravigliosa discesa su Capestrano tramite strada sterrata intervallata a single-track. Dopo la visita al paese e al suo castello si scende nella Valle del Tirino e la attraversiamo tenendoci ben lontano dalle arterie principali ma sfruttando bei sentieri, ampie strade agresti e un’insolita pista ciclabile in mezzo al nulla che ci conduce al paesino di Ofena. Qui comincia la lunga salita su statale che con pendenze sempre molto morbide ci conduce fino alla nostra meta finale, Castel del Monte dove giungiamo con 89 km nelle gambe e 2068 di dislivello positivo; ovviamente la sera le delizie locali ricaricano le nostre pile.
Terzo giorno
Le spettacolari formazioni rocciose del Gran Sasso, "monumenti" naturali
Le spettacolari formazioni rocciose del Gran Sasso, "monumenti" naturali
Ci svegliamo sotto un cielo limpidissimo e un’arietta frizzante, con noi per questo giorno ci fa compagnia Paolo, ragazzo conosciuto la sera prima anche lui in giro su due ruote. Iniziamo la tappa di oggi che prevede una 40 ina di km per poco più di 1200 di dslv scendendo per la super panoramica asfaltata che conduce a Rocca Calascio, ma lasciandola dopo pochi km in favore di una sterrata che si inoltra nella serie di vallette e colli brulli da cui siamo circondati. Con una serie di strappetti alternati a segmenti quasi in falsopiano attraversiamo questo bellissimo paesaggio che diventa più roccioso e alpino man mano che si sale, fino a scollinare e aggirare verso nord il Monte Bolza, il quale delimita ad ovest la piana di Campo Imperatore.
Lo scenario davanti a noi è grandioso: sembra di essersi improvvisamente teletrasportati in una vallata alpina di alta quota con l’altipiano, sormontato dal Gran Sasso, che si staglia davanti a noi: ricorda per colore e conformazione qualche guglia dolomitica. Il silenzio e la maestosità del luogo ci avvolgono lasciandoci con ben poche parole. Caliamo nella piana di buon trotto per poi prendere un ottimo sentiero che pressoché in piano ci conduce all’interno del canyon dello Scoppaturo, location prediletta di molti film western italiani, che affrontiamo gasati a tutta velocità manco avessimo Bambino e Trinità alle calcagna. Usciamo dal canyon con un bel sentiero, tra roccette prima e prati poi, e raggiungiamo per pranzo la prima delle due tappe iconiche del percorso odierno, il ristoro Mucciante: il tempio dell’arrosticino, il recinto sacro della merenda abruzzese.
Con molta fatica ci rimettiamo in sella per riprendere la direzione di arrivo, ma questa volta sulla statale che attraversa la piana, e complice le pochissime persone in giro e la bellissima giornata punteggiata da qualche drammatica nuvoletta sulle cime, la cavalcata all’intero di questo piccolo Tibet è quasi mistica. Arrivati alla fine dell’altopiano attacchiamo la salita di Campo Imperatore circondati da intervallati muri di neve. Qui l’atmosfera è quasi da passo alpino. Scendiamo a tutta velocità per la stessa strada di salita (avremmo dovuto fare un taglio attraverso delle creste erbose ma l’ora già un po’ tarda ci ha fatto desistere) aggirando il monte della Scindarella in direzione Assergi tra paesaggi scozzesi e un tramonto che infiamma le nostre ruote durante la discesa. Ultimi km attraverso sterrate e piacevoli single-track anche un poco preparati e raggiungiamo il nostro alloggio sopra il paese, in tempo per la consueta ma stavolta moderata abbuffata, nonostante i 71 km e quasi 1600 mt D+ finali.
Quarto giorno
Un po' di nuvole basse rendono più epica l'esperienza
Un po' di nuvole basse rendono più epica l'esperienza
La giornata inizia subito con una lunga e divertente discesa su sterrato per raggiungere il paesino di Assergi, caratteristico borgo fortificato dal quale ripartiamo previa sosta esplorativa; oggi abbiamo di fronte sulla carta una 80 ina di km per circa 1700 di dislivello positivo. Iniziamo una lunga risalita su strada bianca lungo la Valle del Vasto tra ottimi scorci e qualche digressione culturale, per poi abbandonarla in favore di una bellissima e panoramica statale che ci accompagnerà fino al punto più alto della tappa di oggi in prossimità di una cappelletta poco sotto il passo delle Campanelle.
Qui il paesaggio ricorda quello erboso punteggiato da pini e roccette delle Alpi Marittime, dopo una breve sosta con un paio di fungaioli locali ci lanciamo in discesa su di una sterrata in direzione del lago di Campotosto, che raggiungiamo tramite un ulteriore pezzo asfaltato e uno in off-road leggermente ravanoso. Ci concediamo un ottimo pranzo a base di amatriciana e pesce di lago con vista sul placido specchio d’acqua e ripartiamo costeggiando le rive fino al paesino omonimo, superato il quale iniziamo una lunga e inizialmente un po’ insidiosa pedalata tra sentieri, gippabili e strade bianche e asfaltate fino a raggiungere Amatrice. Questo paese, diventato famoso ai più per essere stato l’epicentro del devastante terremoto del 2016, reca ancora tanti segni di quel terribile episodio davanti ai quali il cuore ci si stringe, e restiamo attoniti e quasi senza parole. Ma fortunatamente traspare anche una fortissima voglia di rialzarsi e di resistere da parte della gente locale, alla quale va tutta la nostra ammirazione, nonostante tutte le difficoltà di una ricostruzione lenta e incerta.
Riprendiamo la via del ritorno in salita su strada asfaltata passando dal paesino di Nommisci per poi a strada finita, imboccare una sterrata che in salita ci porta a scollinare in prossimità del confine Lazio-Abruzzo, facendo ritorno in quest’ultima. Qui è tutto un susseguirsi di colline molto verdeggianti e boscose con sullo sfondo la catena dei monti della Laga, che iniziano a tingersi dei colori intensi del tramonto. Arrivati in prossimità della provinciale per Campotosto, dopo averne seguito un breve pezzo, ci riportiamo su di una sterrata che con un’incredibile e lunghissima discesa a tratti molto tecnica ma divertentissima che ci fa letteralmente planare sull’Alta Valle dell’Aterno. Raggiungiamo la nostra meta finale, Montereale, paesino di antichissime origini arroccato su di una collina, dopo un ultimo strappetto a completamento di questa lunga giornata di ben 92 km e 1900 m di D+, che giustamente celebriamo con una cena a dir poco epica, mischiandoci tra i paesani.
Quinto giorno
Verde a vista d'occhio
Verde a vista d'occhio
Eccoci arrivati al giorno conclusivo. Tappetta di rientro oggi, poco meno di una quarantina di km per 600-700 metri di salita. Dopo aver fatto colazione e aver visitato il centro del paese, lasciamo Montereale in discesa per attraversare la piana che si estende ai sotto di essa, fino alla frazione di Castel Paganica. Da qui iniziamo a salire prima su asfalto e poi su bellissima strada bianca attraversando da nord a sud l’altopiano di Aielli, bellissima vallata a 1300 m di quota che ricorda molto alcuni scorci della Lessinia. Anche in questo caso ci troviamo essere pressoché gli unici a transitare in quel momento. Raggiunta la parte sud, ci aspetta una discesa infinita tutta a tornati tra pini, rocce calcaree e panorami sulla valle terminando la planata su paesino di Pozzoli. Da qui passando per vicoli e qualche sezione urbana, ci riportiamo sempre in direzione sud sud-est su sterrate di campagna, risaliamo fino all’eremo della Madonna di Capo per poi ridiscendere sulla piana dell’Aquila tramite un ultimo e divertentissimo single-track. Tramite polverose ma belle strade di campagna andiamo a concludere questo breve ma bellissimo viaggio su due ruote, riportandoci sotto le mura della città da dove siamo partiti 4 giorni prima e brindando all’avventura appena trascorsa e quelle che saranno.
Il tour completo le potete trovare a questo link di Komoot.