Chadia Rodriguez
© Mattia Guolo
Musica

Chadia si sente "Bella Così" com'è

Stroncare il cyberbullismo e accettarci per quello che siamo: è questo l'intento dell'ultimo singolo feat. Federica Carta
Di Claudio Biazzetti
5 minuti di letturaPublished on
Se il "Ma mangia, però" me lo dicesse mia nonna a un pranzo di famiglia una domenica, allora risponderei con un sorriso e sicuramente continuerei a mangiare. Se però le stesse identiche parole ti appaiono sotto una foto di Instagram, digitate da un perfetto sconosciuto da chissà dove, allora la storia cambia completamente. E in quel caso, niente sorrisi.
Un commento del genere, Chadia Rodriguez come moltissime altre persone l'ha ricevuto per davvero. Con la differenza che la rapper italo-marocchina 21enne ha reagito, radunando commenti offensivi, insulti e addirittura minacce ricevute negli anni sui social e spiattellando tutto nel teaser di quello che poi è diventato "Bella Così" feat. Federica Carta: non un singolo, ma quasi un manifesto (inattaccabile) sull'accettarsi così come siamo e reagire alle offese, fisiche e non, che ci vengono fatte. Sui social come nel mondo reale.
Come hai passato gli ultimi mesi?
Bene, principalmente ho pulito e arredato casa. Vivo qua da un annetto ormai, solo che prima essendo sempre in giro non ho mai avuto il tempo di dedicarle un po' di tempo e sistemarla. Quindi non era arredata, non avevo un divano, era piena di polvere. Era da fare un bel restauro e ora è diventata un'altra casa.
Come stanno reagendo i fan a "Bella Così"?
Molto molto bene, sono contenta del risultato. E orgogliosa. Mi tira veramente su perché ero terrorizzata: non sai mai come potrebbero prendere quello che trasmetti o dici nelle canzoni, oppure quello che fai sui social. I social sono sempre stati una vetrina, non sono mai stati l'interno del negozio vero e proprio, ecco.
E i follower invece come stanno reagendo?
Ho letto tanti commenti del tipo: "Sì, si vede che hai voluto mettere la ragazza trans o quella un po' più in carne per avere un po' più di visualizzazioni". Questa cosa mi rammarica, perché cerco sempre di dare il massimo e fare del mio meglio per essere capita per la persona che sono veramente. Non tutti però riescono a comprenderlo, e sicuramente Instagram a volte non aiuta.
L'8 marzo hai pubblicato un teaser del pezzo, un video in cui mettevi nero su bianco alcuni commenti offensivi che hai ricevuto sui social. Una cosa che mi ha colpito è che la gente non si rende conto che "Però mangia" è offensivo, non si deve proprio dire.
Che poi io posso assicurarti che mangio, e anche tanto. Le persone si prendono la briga di dire "mangia" o "mangi troppo" o "che cosa fai?", "come ti vesti?": perché non possiamo desiderare tutti la stessa cosa? Cioè, essere solamente noi stessi e liberi da apparenze, etichette social, non saprei manco come descriverlo.
Sì, questa struttura che ci costruiamo addosso.
Sì, e io capisco che molto spesso ci sia la paura di mostrarci per quello che siamo. Magari uno ha paura di non essere accettati. Questa cosa io ce l'avevo da più piccola: credo che almeno una volta nella vita, soprattutto nell'adolescenza, sia capitato a tutti di fantasticare di avere la vita di qualcun altro. Ma non c'è niente di più bello e sano di viversi la propria vita, di guardare le proprie cose, i propri obbiettivi. Senza avere paura del giudizio delle altre persone. Perché, attenzione: ci stanno le critiche costruttive. Ma quelle che leggo sui miei social sono quasi sempre critiche e basta, etichette e aggettivi per pura cattiveria, solo perché non siamo in grado o non vogliamo guardare a noi stessi, fare un lavoro di analisi su di noi.
Secondo te da cosa nasce questo desiderio di punzecchiare e fare del male agli altri, sui social in particolare?
Sinceramente non saprei risponderti, perché non ho mai provato questo desiderio in vita mia. L'unica cosa che posso dire è che il social ti dà la possibilità di dire tutto quello che pensi senza "essere visto", senza essere preso di mira come il bullo. È questo l'elemento che rende molto più complicato e subdolo il cyberbullismo. Qualsiasi persona può diventare un cyberbullo, spesso e volentieri anche colui che è stato cyberbullizzato.
Nel pezzo con Federica dici che hai indossato una corazza, un'armatura. Però non è sempre stato così, no?
No, sono umana anche io e ho dovuto intraprendere un percorso per poter arrivare a questo punto. Ora posso dire di potermi amare e di comprendere tutte le cose che da piccola non capivo. Allora sì che poi arriva l'amor proprio. Quando cioè puoi finalmente dirti: "OK, io sto bene, starò bene e cercherò sempre di migliorare me stessa e la mia vita."
Ma anche perché poi, che palle, alla lunga un'armatura è scomoda e pesante da portare.
Abbastanza, sì. Tutti i muri che metti davanti alle persone sono una fatica da tenere su. Le maschere da cambiare ogni volta a seconda della situazione sono tante, faticose da togliere e mettere. Conviene essere sempre sé stessi perché le maschere sono difficili da usare, ti fanno vivere male. Dopo un po' acquistano di peso e piano piano il peso si fa insostenibile. Le ragazze che abbiamo coinvolto nel progetto del video mi hanno trasmesso una forza incredibile. È fondamentale in ogni problema sapere di non essere soli, di non essere i soli ad avere quel problema.
Nel video ci sono 21 ragazze: 21 come i tuoi anni o è un caso?
Puro caso, anche perché inizialmente le ragazze sarebbero dovute essere 70. Ma con l'emergenza e quello che poi ne è derivato abbiamo preferito ridurre il numero per tutelare la salute di tutti.
Tra l'altro in quarantena queste violenze fisiche e psicologiche sulle donne si sono inasprite ancora di più.
Sì, assolutamente. Ma quello su cui voglio fare luce io è la violenza in generale, sia psicologica che fisica, non solo sulle donne. Proprio, sugli esseri umani. Questa è una canzone che parla di tutti.