La grande differenza tra l'ultimo QVC9 e i molti predecessori, tutti accomunati dall'acronimo che significa "Quello che vi consiglio", è che l'ultimo mixtape di Gemitaiz contiene anche delle sue produzioni, oltre che feat succosi da Fabri Fibra a Nitro. È la prima volta che succede questa cosa del Gemitaiz beatmaker comunque, a cominciare dalla stessa title track. Ma, come spesso capita, quando sei talmente convinto della buona riuscita di qualcosa, allora finisci per convincere anche gli altri.
Forse sta proprio qui, nella libertà di scegliere e sperimentare continuamente il punto chiave della carriera di Davide De Luca: indipendente da sempre, senza capi se non se stesso e in continua lotta contro la mano mostruosa che nella copertina del mixtape spunta da sotto il letto. Ovvero, la mano viscida di «tutto ciò che non è arte». Chiamo Davide una sera di novembre, mentre sta a Berlino per un giretto improvvisato, come suo solito.
È vero quello che dici in "Noi Siamo Così"? Che non sei cambiato in tutto questo tempo.
Ovviamente un cambiamento c'è stato. Nella musica, in come la gestisco, nei concerti. C'è stato un cambiamento anche nelle persone che mi seguivano, perché da pochi siamo diventati tanti nel corso degli anni. Quello che non è cambiato, quello di cui parlo io nel pezzo ed è la cosa importante, è che l'attitudine e la voglia non sono cambiate. La spensieratezza, a pari merito con la ricercatezza con cui faccio questo lavoro, non è cambiata.
Forse questa spensieratezza è legata anche alla tua indipendenza discografica.
Sì, devo dire che, avendo sempre collaborato con realtà ed etichette indipendenti, ho sempre avuto un manager che era prima di tutto un amico. Non voglio dire che i manager sono i tuoi capi, però passami il termine. Ho scelto io tutto quello che volevo fare. Non mi sono mai fatto mettere i bastoni fra le ruote da nessuno, né tantomeno dalle persone che lavorano con me. Tantissimi artisti che conosco, anche colleghi che hanno fatto parte di determinate etichette, non te ne parlerebbero mai bene. Non ti direbbero mai "è tutto così semplice". Ancora nel 2020 c'è chi pretende di consigliare all'artista qual è il singolo da far uscire. Capito? Inaccettabile.
E poi il rap nel 2020 è il genere più ascoltato al mondo. Non è di certo grazie alle etichette, ma agli artisti.
Sì però ci sono sempre delle metodologie che sono tuttora vecchie, obsolete. Eppure sono adottate tuttora. Ma questo non solo nella musica. Diciamo che è un po' una cosa che si vede spesso, specie in Italia. Certe cose potrebbero essere gestite meglio. Poi io mi limito alla musica e non mi permetto di dire chissà cosa al riguardo. Parlo per esperienza personale e di chi lavora in questo ambiente.
Ci sono sempre quelli che ti rimproverano il fatto che QVC9 sta per Quello che Vi Consiglio 9 ma manca una c nell'acronimo? Ho scoperto che è una storia più vecchia e discussa di quanto credessi.
Ma sì ma quello poco importa. Sulla copertina c'è scritto QVC9, ma se vuoi chiamarlo QCVC9 per me va bene. È una storia vecchia. Ai tempi in cui sono cresciuto io negli acronimi non ci mettevi la congiunzione o l'articolo. Ci mettevi le parole chiave. A me piace così, per me è sempre stato così l'unico modo per scriverlo. Figurati poi che la gente mi chiama Gèmitaiz, ma io mi chiamo Gemitàiz. Però io non mi offendo, figurati. Se ti piace la mia musica, è quello che conta.
Da quant'è che lavori al mixtape?
Credo di averlo iniziato a scrivere 6 mesi fa. È nato come tutti i miei mixtape, dall'esigenza di voler fare una cosa diversa da un disco ufficiale, dall'esigenza di esprimermi, come al mio solito. Su questo mixtape poi, per la prima volta nella mia carriera, ci trovi delle produzioni mie. Quindi è questa la carta in più che ha questo rispetto agli altri. Tutte le basi sono inedite e alcune sono state prodotte proprio da me.
Verso la fine c'è anche spazio per del romanticismo.
Sì, ma io ho sempre lavorato così. Anzi, ti dirò di più: i miei mixtape alla fine sono sempre molto personali e introspettivi. Il mixtape lo prendo come un'esibizione, uno sfoggio, un esercizio di stile. Perché in molti casi nel rap si fa così. Poi questa dimostrazione di stile non è detto che non possa parlare anche di cose serie, ecco. Nel frattempo però sto lavorando a un nuovo album.
Ottimo. Ma vogliamo parlare di che strofa ha fatto Chadia? Assurda.
Hai visto? Oh, quando ho annunciato il feat con lei tutti hanno incominciato a scrivermi "no, lei non ci piace". Io adoro chi mi segue, però a volte vorrei dirgli "cazzo, aspettate di sentire la canzone prima!" E infatti ora ci sono rimasti tutti: è una strofa potente. Gli ospiti sono parecchi e tutti diversi tra loro. C'è parecchio da sentire, per fortuna. Anche la durata dei pezzi varia molto. È una gelateria con tutti i gusti.
La copertina invece sembra un quadro decisamente simbolista. Cosa rappresentano i vari elementi?
Lo scorpione rappresenta me, io sono di segno scorpione. Ho sempre utilizzato quel segno per rappresentarmi. Negli ultimi anni anche più del solito. La mano che spunta da sotto il letto invece è quella di un mostro. È il dark side del quale non farò mai parte: la televisione, i reality, i talent. Tutto ciò che non è arte. Poi io non escludo di diventare major un domani. Perché ci sono anche tanti artisti major che fanno come gli pare. Però al 99% non cambierò mai etichetta, se no succede un disastro.
E chi è l'uomo nel quadro sopra la tua testa?
Quello è mio padre. Ho dato una sua foto alla pittrice che ha fatto il quadro, chiedendole di inserirlo in qualche modo. E lei lo ha fatto così, con una grande idea, per nulla scontata.