Per un eccezionale allineamento planetario, nel giro di una settimana Leon Faun esce con l'album di debutto e il film di debutto. Le due cose sono nate in tempi molto distanti, ma per un complicato sistema di cause-conseguenze alla fine il giovane rapper e attore romano presenta negli stessi giorni C'era una volta, il disco, e La terra dei figli, diretto da Claudio Cupellini.
Bel periodo intenso per Leon de la Vallée, il suo vero nome, che a detta di molti è un po' l'inventore di un sottogenere del rap, il fantasy rap. Lui però non vorrebbe essere relegato soltanto a quella cosa, solo perché i suoi singoli dipingono un po' un mondo fantastico. Sarebbe troppo riduttivo, per un ragazzo eclettico che a manco 20 anni ha già un disco e un film all'attivo.
Che mi dici del primo album?
Dico che fa un bell'effetto. È una bella soddisfazione, dopo un anno e mezzo di lavoro. Finora ho pubblicato una serie di singoli, ma questo è il primo progetto serio.
Era già tutto pianificato, a partire dal titolo?
No, in realtà il titolo è una cosa che è venuta dopo. Mi spiego: "C'era una volta" perché è la classica frase d'inizio racconto. Da un lato va a riprendere un po' tutto il filone fantasy che c'è stato con i miei primi singoli. Dall'altro "C'era una volta" perché per la prima volta sono andato a fondo, raccontando molto più di me. Sono stato molto più esplicito sulla sfera personale, per quanto riguarda la scrittura. Cosa che magari in precedenza si vedeva meno, con testi più criptici. Volevo parlare di me in primis, quindi durante la lavorazione mi è venuto spontaneo chiamare il disco così.
E a recitare in un film come ci sei finito?
Ormai parliamo del 2019: è quello l'anno in cui l'abbiamo girato. Sarebbe già dovuto uscire l'anno scorso ma per forza di cose non è uscito. È stato rimandato. La cosa assurda è che mentre giravo il film ho pubblicato Oh Cacchio, che è il pezzo che mi ha fatto conoscere al grande pubblico. Quello che mi ha fatto fare il salto. È assurdo come niente era deciso, però ora mi ritrovo con un album uscito il 25 giugno e un film in uscita il 1 luglio. È stata una coincidenza assurda, è stato come se si chiudesse un capitolo, un ciclo.
All'epoca non ti consideravi quindi un artista musicale al 100%? Ti tenevi comunque aperta la porta dell'attore?
Prima ancora di voler fare musica, ho sempre voluto fare l'attore. Ci ho provato sin da piccolo. Non ho mai fatto nulla di concreto, però ho fatto tantissimi provini per entrare nell'ambiente. Nel frattempo però mi piaceva scrivere canzoni, che poi pubblicavo nel tempo libero. Dal nulla è scoppiato Oh Cacchio, ma in origine io nasco come attore. Sono due cose che sono andate di pari passo ma che non farei mai coincidere, non mischierei mai. Due percorsi che cerco di tenere paralleli.
Non pensi che magari un domani il cinema potrebbe rosicchiare energie alla musica?
Potrebbe accadere, ma non mi fascio la testa per una cosa che non è ancora successa. Il mio percorso è appena iniziato. Sono soltanto al film e all'album di debutto. Devo capire, devo inquadrarmi ancora bene. Ma mi piacerebbe continuare così, con entrambi i percorsi, senza mischiarli.
E questa cosa del fantasy rap come la spieghi? Dicono l'abbia inventato tu.
Eh, questo è un termine in cui non mi vedo al 100%. È più una roba che è stata creata dalla fanbase. Non mi sono mai proclamato portavoce di questo genere. Anche perché penso sia creato più a partire dai video musicali e da qualche citazione che ho fatto in passato. A me fa piacere che mi venga attribuito, vuol dire che il pubblico è gasato. Però allo stesso tempo mi piace un po' di tutto. Anzi, agli inizi questa roba del fantasy mi ha spaventato perché non volevo essere relegato a quella roba soltanto. Non volevo l'effetto Daniel Radcliffe, dove la gente ti vede 20 anni dopo e dice sempre "Oh, quello è Harry Potter!" Volevo fare fino a Oh Cacchio, poi mi è scoppiata 'sta cosa in mano e bona. Però dall'album sto già affrontando molti altri temi. Me lo dirà il pubblico.
Certo che già il titolo dell'album, più pezzi come Camelot, riportano un po' alla dimensione fantasy.
Certo, ma il contorno, l'impacchettatura (passami il termine), è affine al passato. Non vado a sputare su tutto quello che ho fatto finora. Ma mentre queste alla fine sono metafore, nei vecchi singoli era proprio fantasticare, parlare del fantasy.
Non che ci sia niente di male nel fantasy, eh. Io sono un Dungeon Master.
Chiaro! Anche io gioco a D&D. Però mi piace l'idea di poter affrontare nuovi percorsi e temi.
Quanto ai featuring. Sono 3 ma uno è un remix, giusto?
Sì, c'è il remix con Dani Faiv. Poi c'è Madame ed Ernia. Con Madame già ci sentivamo ai tempi dei primi pezzi, sin dall'inizio. Volevamo fare un pezzo insieme da allora. Lei è una delle più forti e interessanti d'Italia e poi le voglio bene. Con Ernia, beh, l'ho scoperto in seconda liceo. E mi ha subito colpito, sempre stato fan dei suoi lavori. E Dani Faiv volevo già inserirlo in La follia non ha età. Però ai tempi stavo ancora definendo il progetto fantasy. Quindi ho preferito chiudere il progetto e coinvolgerlo in qualcosa di nuovo. In ogni caso, sono davvero molto contento.