Nerone Maxtape
© Roberto Graziano Moro
Musica
Nerone: «Nel rap c'è spazio per tutti»
Il nuovo Maxtape non è un album né un mixtape: è semplicemente ciò che il rapper milanese sa fare meglio
Di Claudio Biazzetti
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Così come Balto non è un cane né un lupo, neanche il nuovo lavoro di Nerone è un album o un mixtape. È un Maxtape, che a detta del rapper milanese è una via di mezzo tra il mood di Max, il suo primo album, e un mixtape.
Insomma, è quello che una ventina di anni fa avremmo chiamato street album, quindi tutte produzioni originali, ma anche un sacco di featuring atomici, dalla coppia Jake La Furia & Emis Killa a Fabri Fibra. E se l'ultima volta che l'avevamo intervistato sentiva come se non avesse ancora ottenuto l'attenzione che merita, oggi Massimiliano (Figlia, il nome) ha iniziato a respirare già più tranquillamente. In fondo, Maxtape è un gran bel disco, con dentro tutta la crème del rap italiano.
L'ultima volta che ci eravamo sentiti mi dicevi di non aver ancora raggiunto i tuoi obbiettivi: a che punto sei ora?
Eh, ci siamo tolti delle soddisfazioni, chiaramente. Però tra una soddisfazione e l'altra c'è ancora tanto da lavorare. Ho la fortuna di essere ambizioso, sì, ma anche contenuto. Ho tante piccole ambizioni che raggiungo step by step. C'è anche da dire che la situazione è quella che è. Diciamo che è il classico momento in cui, ci fossero stati i concerti, molte cose sarebbero diverse.
In effetti il mood del disco è proprio quello di ballare.
Sì, più che altro dovevamo salvarci noi. Non potevamo suonare, non possiamo fare molto: almeno fateci andare in studio a divertirci. Almeno abbiamo quello. Poi in suo il disco è un po' un omaggio al rap dei primi Duemila. Siamo cresciuti un po' tutti con quella roba lì e pian piano torna tutto. Basta solo aggiornare i suoni. La roba è ciclica, a me piace ancora ascoltare quella roba lì. Spero che ci sia ancora qualcuno affezionato. Almeno le trova anche in Italia.
Anche il packaging è un po' retrò, giusto?
Sì, sembra fatto male ma apposta. Lo guardi da fuori e sembra il CD che ti aveva masterizzato il tuo amico da adolescenti. Però poi dentro c'è un booklet della Madonna con dentro le foto di Roberto Graziano Moro. Ci sono tanti piccoli dettagli che ti fanno capire la cura dei particolare.
Sei un tipo nostalgico?
Più che altro sono fan dell'evoluzione. A me piace tutto, anche Anderson .Paak che esce con un pezzo funky tutto pitchato. Così come mi piace la roba di Griselda che torna indietro. Non sono un nostalgico, mi piace farla io quella roba. Sono un rapper e rappo. Anche noi ci evolviamo eh, con calma impariamo a fare i ritornelli e tutto. Io arrivavo dal freestyle: piano piano mi sono assestato.
Nel disco ci trovi Boro Boro come Tormento: può anche darsi che tu sia l'anello mancante tra nuova e vecchia scuola.
Sì, ma lì è anche tutto un gioco di rispetto. Una volta era difficile farsi rispettare dalla vecchia guardia. Adesso è difficile farsi rispettare dai giovani. Avere trovato il connubio giusto è bello: perché a me piacciono tutti. Tutti gli artisti che ho chiamato nel disco sono artisti che mi piacciono, che rispetto prima come persone e poi anche come artisti. Ormai c'è posto per tutti, non bisogna più fare l'errore di mettere etichette o tracciare confini come in passato. Nuova scuola, vecchia scuola, rap, trap: c'è posto per tutti. Si fa la musica e quella che piace di più semplicemente va. Questo è quanto.
E poi, a mani basse, hai fatto un disco con i capi del rap in Italia. Non può che esserci, il rispetto.
Ho messo tanti featuring apposta. Era un mixtape però con solo contenuto e produzioni originali. Quindi non era un album ma neanche un mixtape. I tanti feat. stanno a dimostrare che siamo presenti, ci siamo fatti vedere: nuova, vecchia, giovani, grandi, diversi stili. Abbiamo fatto un disco rap ma con molte cose nuove. Una volta queste cose si chiamavano street album, che erano questi mixtape che però avevano produzioni originali ma non seguivano un unico concept.
Salmo ha fatto Playlist, che suona praticamente come se fosse un mixtape. Non ci saranno tanti feat ma non c'è una connessione di suono/significato prevalente come può esserci, che ne so, in Persona di Marracash. No? È un compromesso, perché parla di me, ci sono io, ci sono i miei amici, ci sono le cose e le persone che rispetto. Quindi è un po' come il mio primo disco, Max. È un po' Max e un po' mixtape. Sono stati i ragazzi di Real Talk a suggerirmi il nome di Maxtape.
A proposito di Salmo: manca un po' il suo nome nel disco, no?
Sì, ma non è capitata l'occasione. Sono stato da lui in Sardegna per una settimana. Ma è stata una vacanza. Ci vogliamo bene, abbiamo cazzeggiato alla grandissima.
E la tua carriera da tiktoker come sta andando?
Ah, guarda, sono un cane fatto e finito. Non sono tagliato, non è proprio la mia roba. Succede sempre così, mi lascio affascinare subito ma poi mi stanco subito, come con Clubhouse. L'unica cosa di cui non mi stufo mai è andare in studio e fare la mia roba. A parte il rap, non ci sono cose che mi tengano focalizzato per più di 2 mesi.