«La differenza è difficile da spiegare: la questione è che ora ho più esperienza, più saggezza, sono più “cascudo” (traducibile con “tosto”), come diciamo qui in Brasile». È così che Neymar Jr ci spiega in questa intervista esclusiva cosa è cambiato in cuor suo, e come e quanto è cresciuto negli ultimi anni. Il 2017 è stato un anno turbolento e complesso, che lo ha visto abbandonare il Barcellona. Ora è a Parigi, il suo nuovo tempio è il Parc des Princes, il suo nuovo porto sicuro il Paris Saint-Germain, dove è approdato grazie a un trasferimento da record con cifre da capogiro. Ma testa e cuore sono già rivolti all'anno prossimo, e a quei Mondiali che per il suo Paese rappresentano l'occasione del riscatto, dopo la leggendaria sconfitta contro la Germania.
Il 7-1 del 2014 brucia ancora, nonostante lui quel giorno non fosse nemmeno in campo, a causa di un terribile infortunio rimediato nel match contro la nazionale colombiana. Eppure lo considera tra i problemi che lo hanno fatto crescere, e che serviranno a dare la carica al Brasile per la nuova sfida: «Ora ho molta più esperienza, ho partecipato a un Mondiale in cui abbiamo perso. Mi sento pronto per il prossimo, perché ora so cosa significa prendere parte a una simile competizione, ora posso prepararmi al meglio. Il Neymar Jr del 2018 sarà migliore di quello del 2014.»
La sua nazionale è tra le favorite di Russia 2018, ma non ha dubbi sul fatto che ogni partita sarà durissima, né su chi sia da tenere d'occhio: «Oltre al Brasile, anche Germania, Francia, Spagna e Argentina sono tra le favorite. Ma non sottovaluterei il Belgio, che ha un ottimo organico, Roberto Martínez su tutti. Anche Salah (Egitto) è un grandissimo giocatore, e in un Mondiale può fare realmente la differenza».
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Neymar Jr incontra i campioni del Neymar Jr's Five
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E in campionato? Il PSG sta già dominando la Ligue 1, ed è agli ottavi di finale in Champions League, dopo aver conquistato un posto stracciando il record di gol fatti nel proprio girone: «Mi sono adattato velocemente al campionato francese, perché lo stile di gioco europeo è molto simile tra i vari paesi, quindi non ho notato particolari differenze con quello spagnolo. Di sicuro mi hanno aiutato tantissimo ad ambientarmi i giocatori brasiliani e spagnoli, ma anche i miei compagni di squadra, il passaggio non è stato così traumatico». L'unico problema sembra averlo con la lingua: «Ho la faccia di bronzo, quindi ci provo lo stesso a parlare, almeno imparo. Comprendo ciò che mi dicono, ma non parlo ancora il francese».