C'è stato un momento della vita di Ntò in cui sembrava proprio che qualcuno lassù non volesse fargli fare il rapper. Questo momento si colloca temporalmente una decina di anni fa, quando a distanza davvero ravvicinata (per non dire contemporaneamente), Antonio ha perso il padre e pure i Co'Sang. Che la seconda perdita abbia una correlazione con la prima non ci è dato saperlo, e nemmeno importa più ormai. Quel che conta soltanto nella nostra storia è che da allora Antonio Riccardi si è rimesso in carreggiata.
Da quel punto, album dopo singolo, Ntò ha sfoggiato una cazzimma e una forza che oggi, finalmente, gli ha concesso il diritto e lo sfizio di entrare nel mondo major, dopo una vita passata da indipendente. L'ultimo singolo uscito è "Salut" con Speranza, che come mi ha spiegato al telefono sarà anche un nome nuovo per molti, ma per lui è una vecchia conoscenza.
Tu alla fine non hai mai rinunciato a Napoli.
La mia storia è un po' particolare. Perché nel momento in cui avrei dovuto dare una svolta alla mia carriera artistica, ho perso mio padre. Questo è successo circa 10 anni fa, e la cosa mi ha tenuto un po' più qui, meno mobile. In questa casa sono rimaste mia sorella, mia madre e mia zia. Non me la sono sentita di lasciarle definitivamente, anche se sono tornato a vivere fisicamente in questa palazzina da poco.
Mi spiace. Ma guardiamola con ottimismo: molti tuoi colleghi che hanno lasciato Napoli sono tornati che non erano più loro.
Sono molto d'accordo con te.
In ogni caso è anche questo lutto ad aver influenzato il tuo passaggio a una major.
Probabilmente sì, è arrivato un po' più tardi. Caso o non caso, proprio nel momento in cui mio padre stava poco bene c'è stata la volontà anche da parte di Luca (Luché, ndr) di dividere il gruppo, i Co'Sang. Io in quel momento non avevo la lucidità di affrontare questa scissione, e quindi l'ho lasciata un po' andare così, come poi è stato.
Con Luché comunque sei in buoni rapporti?
Guarda, non posso proprio dirti che ci sentiamo. All'epoca lui voleva ridiscutere tutto, ma io non avevo proprio la testa di pensare al gruppo. Dovevo pensare alla famiglia.
Dopodiché hai continuato alla grande.
Dopodiché, da indipendente, sono riuscito a fare cose bellissime di cui vado molto fiero. Tipo la colonna sonora di Gomorra, un album molto sperimentale, "Il Coraggio è Impossibile" del 2012, che poi si è dimostrato un po' profetico, anticipatore.
A me, album a parte, sono sempre piaciuti i tuoi video. Non me ne viene in tasca nulla a dirti che la qualità è nettamente superiore alla media.
Ti ringrazio dicendoti che quello è il mio know-how. Il mio archivio mentale parte non solo dai videoclip ma soprattutto dalle scene che voglio assolutamente replicare. Vedo una scena in un film e me la incido nella mente, e prima o poi la faccio finire in un video. Tipo i lunghissimi piani sequenza di Orson Welles. Oppure Scorsese e grandi registi. Molto spesso ci sono io dietro alla sceneggiatura, anche se mi affido sempre a dei professionisti.
E tipo nel video di "Famoso"?
Ah, no, quello è tutto merito di Enea Colombi, il Maestro. Lui è bravissimo. Penso si sia colto: il protagonista interpreta uno stilista in decadenza, dopo tutti i fasti della sua vita rimane solo coi suoi manichini nella sua grande casa. Questo per dire che siamo tutti belli e giovani ma l'età passa e dobbiamo sempre pensare a cosa verrà dopo, per non rimanere a secco di affetti, di amici.
Comunque questa passione per il cinema ti ha spinto anche a recitare, no?
Sì, l'ho fatto una decina d'anni fa partecipando a una puntata de L'ispettore Coliandro su Rai2 e poi ho partecipato a un film indipendente, un poliziottesco un po' sperimentale. Poi in Gomorra ho lavorato solo alla musica, nonostante nella produzione mi chiedessero di apparire in camera.
E come mai non hai accettato?
Ma perché sono un musicista e non voglio mettere le mani dappertutto, voler essere sempre in mezzo a tutto. A me piace la serietà, quindi ho firmato con grande gioia la colonna sonora. Forse avrei volentieri recitato in Gomorra, ma solo nei panni di Ntò, di me stesso. Per non confondere le persone. Non è che tutto va bene purché mi si veda in giro. Ho visto metamorfosi mostruose di colleghi che non vorrei mai vivere sulla mia pelle.
E forse è anche un po' l'ambiente trap e il suo presenzialismo.
Forse il discorso riguarda il confine molto labile che si è raggiunto con il pop. Ormai rap e pop vanno molto a braccetto. Un tempo era ben definito. Io mi rendo conto che per molti ragazzi che non hanno niente ci sia il sogno di un tornaconto, un guadagno. Io non ci ho ancora comprato casa con la musica. Però non è che per fare quello io devo giocarmi tutto quello che ho fatto prima. E per giocare intendo con me stesso, poi gli altri se mi accettano, bene, sennò chi se ne importa. Mi sentirei me stesso. Anche io ho sperimentato, spaziando nei suoni, arrivando anche a fare pezzi a 127 BPM, però sempre nelle mie corde.
Io mi ricordo i due pezzi bellissimi dei Co'Sang, Buonanotte Pt.1 e 2, in cui ci sono le telefonate delle famiglie ai parenti detenuti a Poggioreale. Mi chiedo se a un certo punto, per comprarti la casa e andare a braccetto col pop, sia ancora possibile un pezzo del genere.
In Italia, per fare la hit, le telefonate a Poggioreale le devi togliere. In America, solo se sei Tay-K (rapper nato nel 2000 che sta scontando 55 anni di carcere per omicidio, ndr) e hai fatto un pezzo. Noi insieme a Marracash e i Dogo abbiamo costruito questa scena, ma il grande pubblico è stato raggiunto con grandissimi compromessi. Tranne rarissimi casi tipo Salmo.
O anche il nuovo di Marra.
Assolutamente. Io ti dico, descrivendo l'album a Paola (Zukar, manager di Marracash e Fabri Fibra, ndr) l'ho definito "confortante". Perché il genere umano è lo stesso da millenni, dipende da come gli parli. Se per 10 anni gli parli in modo semplice e stupido, sarà quello lo standard. Ma nel momento in cui viene fuori uno che parla più forbito, con profondità di linguaggio, messaggio e significato allora stai impostando un nuovo livello. E grazie al Cielo, mi viene da aggiungere. Per fare una canzone figa ci vuole tempo. Una locuzione figa viene fuori dopo 100 che hai cestinato. Capisci? Non si può fare una canzone di notte e farla uscire il giorno dopo. Metafore, giochi di parole, concetti, sono cose che vengono con un lungo lavoro, con un processo complesso, un'opera. Se punti alla quantità allora stai rinunciando alla qualità. È semplice.
Tu hai trovato un buon compromesso.
Sì, il mio ultimo album ufficiale è del 2016. però dal 2017 ho fatto uscire una decina di singoli, che poi è come se vanno a comporre un album. Il passaggio a Sony ha cambiato un pochino le cose, ma ora sono contento di lavorare all'album vero e proprio. I fan sono fantastici e non sono mai sazi di nuove canzoni, però bisogna contenersi per mantenere alta la qualità.
Ci sarà anche Speranza?
Certamente.
Come l'hai conosciuto?
Lui è sempre venuto ai miei concerti. Io anche due o tre anni fa lo facevo salire sul palco, quando facevo Int'o Rione lui improvvisava. Quando suonavo nella zona casertana, lo facevo sempre salire sul palco. Sono uno di quelli che ha creduto in lui sin da subito. Ecco, sai cosa penso di lui? A proposito di tutto questo discorso fatto finora? Lui è totalmente immune a queste dinamiche di arrivismo e presenzialismo. Lui è puro e appassionato ma non ingenuo, attenzione. Lui sa come va spesso il mondo e anche lui vuole farsi un nome. Per il resto beviamoci su, senza curarci di chi rema sempre contro. È quello che dico nel nuovo pezzo con lui, Salut: brindiamo alla salute di chi non ci saluta.