Rosa Chemical
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Musica

Rosa Chemical è un esibizionista Forever and Ever

Il rapper torinese di Polka è il primo ad ammetterlo: ma forse è anche questo il motivo del suo successo
Di Claudio Biazzetti
7 minuti di letturaPublished on
Rosa Chemical deve distinguersi da tutto e da tutti, persino dallo stesso Rosa Chemical. Basta fare caso ai 5 nuovi pezzi che si aggiungono al repack FOREVER, album di debutto uscito l'anno scorso che ora rinasce alla voce FOREVER AND EVER con tutti i vari feat del caso, da Mambolosco a Dani Faiv.
Ma è solo una delle mille sfaccettature di un rapper eccentrico, eccessivo, mai soddisfatto e quindi forse tagliato per fare il suo lavoro. A 23 anni suonati, Manuel Franco Rocati ha solo iniziato a mostrarci tutti i lati di sé. Dietro allo smalto e ai brillantini c'è un tutto un mondo (+ altri brillantini).
Si nota anche graficamente che i nuovi pezzi vogliono distinguersi dai vecchi.
Vuole essere un nuovo inizio. Se prendi anche le emoji, parte come idea per differenziarmi come al solito. Anche solo anche aprendo il mio profilo Spotify, scorrendo la tracklist della repack, balzano subito all'occhio queste 5 emoji. È iniziata così, però poi abbiamo detto: scusa, ogni traccia effettivamente parte da un mood. Io voglio farla partire su un mood più up nelle vibes per poi finire in qualcosa di down. Quindi abbiamo messo queste emoji che ti portano da uno stato di felicità a uno di tristezza. È la linea del disco.

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Però No Love ha la faccina che ride.
Sì, ma lì dipende come interpreti la canzone. Magari se l'uomo o la donna della tua vita sta con te non per amore ma per altro, magari può essere una cosa divertente. Sono cose della vita. Mentre Life, dove alla fine attaccano gli accordi e sembra che si stia per parlare di felicità, invece dice che vuoi dare in mano la tua vita a una persona. E questo allora ti fa stare di merda. E quindi è tristezza. C'è un paradosso in questo, lo so, ma l'ho interpretata così.
Ma alla fine il paradosso ritorna spesso quando si parla di Rosa Chemical, no? C'è sempre un gioco di opposti.
Vero, diciamo che questo dualismo mi ha sempre caratterizzato: dire una cosa o mostrarla e poi farne intendere anche un'altra. Fare una cosa per poi farne in realtà un'altra. Quello che faccio e lo scopo sono spesso agli opposti.
Polka 2 e Britney sono pezzi che fanno brutto. Mentre altri come TU MI FAI sono dolcissimi: ma quale dei due lati di te prevale nel quotidiano?
Guarda, questo dualismo che senti nella musica non è niente di forzato. Sono io così. Diciamo che nell'ultimo periodo ha prevalso la parte romantica. La parte un po' più love. Ciò non significa che sono innamorato. O meglio, sono innamorato ma non di una persona. È un concetto un po' più astratto dell'amore: nel 70% dei casi non lo dedico a una persona ma a cose tipo all'arte, alla sofferenza, all'essere sempre insoddisfatto. Per esempio: in BOHÈME, uno dei miei pezzi più love & struggle, ci sono solo 2 frasi dedicate a una persona. Il resto è tutto dedicato all'arte.
E qual è il pezzo che più ti rappresenta?
Io direi che per eclettismo Polka 2 è il mio progetto più riuscito. Sono riuscito a fare mia una cosa più simile a un'opera teatrale che una canzone. Una cosa veramente e diversa. Poi Gué e Ernia hanno spaccato con le loro strofe. Sarò sincero con te: avevo paura. Nonostante per me Gué sia una leggenda—io sono Dogofiero, cresciuto a pane e Club Dogo—ed Ernia nell'ultimo periodo mi ha stupito positivamente, comunque Polka era una cosa davvero mia. Facevo fatica a sentirci qualcuno sopra. Ero spaventato. Quando poi dopo 2 mesi mi hanno mandato le strofe ho detto: "Oh! Finalmente qualcuno che è riuscito a stare bene su 'sta roba." Non è da tutti, eh. Poi io ho anche radici nell'Est, quindi con Polka è un po' come rimpatriare.
Beh, in più Polka è il pezzo che ti ha lanciato, praticamente.
È quello che ha avuto più successo di tutti e che più mi rappresenta. È speciale. Ma poi, è un momento di questa musica in cui l'ambiente è saturo di ragazzi che ci provano. Ragazzi anche talentuosissimi, ma che comunque seguono standard ben precisi. È tutto molto codificato in questo periodo. Capisci bene che uscire con un pezzo così originale, unico, mai sentito come Polka, è forse anche per quello. E sono felice che Ernia e Gué siano riusciti a entrare bene nel mio mondo e non sia stato io a dover entrare a forza nel loro.
Comunque non fai mai mistero del tuo lato più femminile. Come si manifesta al di fuori della musica?
Nel quotidiano, anche più in maniera astratta, c'è il fatto che sono una persona sensibile. Sensibile sotto tutti i punti di vista. E questo non mi è mai piaciuto nasconderlo. Magari da più piccolo lo nascondevo, perché comunque i bambini non hanno freni inibitori. Sanno essere cattivelli ma inconsapevolmente, non di proposito. Mettersi una maglietta rosa, mettersi uno smalto, stare sempre vicino alle ragazze perché ti senti più affini a quel mondo: sono tutte cose che da bambini vengono viste male. Ti prendono in giro. Manca anche tanta educazione da parte dei genitori che sono cresciuti in una generazione in cui queste cose erano un tabù. Più avanti, quando ho iniziato a ragionare con la mia testa, mi sono reso conto che non m'importava nascondermi. Dietro a cosa poi? Devo far felice chi, gli altri o me stesso? E quindi ho iniziato a fare il cazzo che volevo.
All'inizio è stato un po' difficile, perché comunque sono cresciuto in un paesino di 16mila abitanti. Ero un po' la pecora nera, coi capelli lunghi e vestito da donna. Venivo preso in giro. Ora le stesse persone che mi bullizzavano mi scrivono nei DM su Instagram "Ehi ciao! Ti ricordi di me??" Quindi, la mia sensibilità nel concreto è nel vestire, nei modi, nel modo di parlare, magari mi trucco.
Hai un passato emo?
Musicalmente e stilisticamente quel periodo un po' Tokyo Hotel-Justin Bieber mi ha forgiato. Quando andava quella via di mezzo tra emo e pop. Anche le prime band metalcore.
Anche perché dubito che quel "Chemical" alluda ai Chemical Brothers. Mi sa più My Chemical Romance.
Ebbene sì. Ero innamorato perso del loro cantante, Gerard Way. Peso.
In più, alcuni tuoi pezzi come Nuovi Gay sono molto da club, molto torinesi nel piglio dancereccio.
Eh sì. E questa è solo una delle tante sfaccettature di me. Tra il periodo trap e il periodo emo, quello metal, quello hip hop, quello trap, quello frenchcore, eccetera, c'è stato anche quello club. Qui a Torino quella musica è un po' il pane quotidiano, da sempre.
Continui a scrivere tu? O tra una release e l'altra ti fermi?
Non ho mai smesso. Purtroppo e per fortuna sono proprio uno stakanovista. È uno dei lati, per me, più belli che ho preso da mio padre. Non stacco mai. Non ho mai buchi creativi da almeno due anni. Sono sempre a lavoro. Oggi potrei fermarmi per due anni che ho comunque sufficiente materiale per un mixtape, un disco, un EP. C'è tutto.
E a parte questo, cosa hai preso di buono e di cattivo dai tuoi?
Questo è difficile! Da mio padre ho preso l'essere ultra severo con me stesso e con gli altri. Sono un super perfezionista, che è una cosa propria di mio padre. Dal lato materno ho preso la sensibilità, questo buonismo. Sono una persona molto buona, in fondo. Faccio fatica a fare cose cattive, non so come spiegarlo. Il fatto di essere così estremo invece non si spiega. Non so, forse sarà nei geni di mio nonno o di qualcun altro parente. I miei parenti sono tutte persone tranquille e low profile. Io sono l'opposto. Se devo uscire a fare la spesa devo uscire tutto pieno di brillantini. Non ci posso fare niente, sono un esibizionista.