Silent Bob e Sick Budd
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Musica

Silent Bob e Sick Budd vogliono fare le cose per bene

Il giovane rapper e il suo producer hanno dato vita a Piove Ancora, un'opera conscious e preziosa
Di Claudio Biazzetti
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Se ne discute da un po' su chi mai potrebbe raccogliere un'eredità così importante e ingombrante come quella di Marracash e più in generale la Dogo Gang. Ci vuole qualcosa di nuovo come lo erano stati i ragazzi nei primi anni Duemila, ci vuole qualcosa di conscious che vada ben oltre il fare brutto, ci vuole qualcuno che mostrandoti le sue debolezze alla fine ne esce come il più forte.
Ecco, forse Silent Bob è quello che più si avvicina a questo identikit. Edoardo Fontana è nato nella provincia pavese nel 1999 e dai suoi testi pare che in questi poco più di 20 anni abbia avuto modo di pensare e rimuginare davvero tanto. Cosa che tradisce una certa indole introspettiva. Piove Ancora è il nuovo album, il secondo in collaborazione con l'ormai socio storico, DJ e produttore Sick Budd. C'è davvero del talento. Ascoltare per credere.
Siete un duo oppure due entità distinte?
Sick Budd: Ognuno di noi ha un suo progetto, un suo profilo, una sua identità. Ma quando facciamo questi album diventiamo un’entità unica. Non so come dire: non è che siamo una band ma lavoriamo insieme tantissimo.
Non c’è bisogno di nessun altro: il disco è anche senza featuring.
Sick Budd: Sì, siamo io e lui il centro della parte creativa di tutto il disco, così come il resto dei dischi che abbiamo fatto, che sono due. In realtà, siamo sempre alla ricerca di ciò che può dare in più al disco, senza pensare troppo ai featuring. Sappiamo bene che i feat molto spesso sono usati dalla gente per fare i passi avanti. In realtà, se da solo non riesci a fare cose belle, allora non riuscirai a tenerti per molto un pubblico.
Sul palco della presentazione, Silent ha detto che è sempre stato più introspettivo e bravo a scrivere più che a esprimere a voce. È dovuto a questo il “Silent” nel tuo pseudonimo?
Silent Bob: Lo pseudonimo? No, non è questo. Mi hanno sempre chiamato Bob, poi a una certa ho aggiunto Silent perché c’era questo personaggio di un film che mi piaceva tantissimo. Si chiamava appunto Silent Bob e per tutto il film non ha mai parlato, tranne alla fine: quando fa un lungo discorso. Ecco, io mi ci sono rispecchiato tanto, perché nella vita non ho mai parlato troppo. Invece, con la musica sento di avere tanto da dire.
Questa cosa della musica è stata terapeutica o una semplice valvola di sfogo?
Silent Bob: Ti direi un po’ entrambe le cose. Una canzone come Me vs. Me è una grande terapia innanzitutto, perché è come fare un discorso con un’altra parte di me. Quindi c’è dell’auto-terapia: ogni volta che tiro fuori qualcosa di profondo riesco a capire qualcosa di nuovo di me stesso.
Comunque vi ho visti belli spigliati sul palco, però non avete fatto molti live ancora. Giusto?
Silent Bob: In generale non abbiamo fatto tanti live. Perché, tra il fatto che fossimo tutti a casa l’anno scorso e varie cose tra cui il fatto che Piano B è uscito proprio nel 2020, prima della pandemia avevamo poco materiale. Però i primi approcci col rap sono stati sul palco, quindi è una cosa che abbiamo proprio dentro.
Sick Budd: Abbiamo fatto tutto quello che chiamano “gavetta”, cioè dei palchi con 10 persone sotto, come DJ io e come rapper lui. Non abbiamo fatto tanti palchi con un vero pubblico davanti, come avremmo dovuto fare l’anno scorso.
Edoardo [Silent Bob] ha anche fiato da vendere, perché non dev’essere facile cantare e rappare insieme: sei autodidatta?
Silent Bob: Tutto autodidatta. Ho iniziato anche da un po’ ad andare in palestra per allenare un po’ il fiato. Fino a prima non era così. Ci tengo proprio a dirlo a tutti: fare canzoni del genere, dove ci sono ritornelli cantati e strofe molto dritte, non è per niente facile. E noi comunque ci teniamo a fare tutto bene.