Vaz Tè
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Benedetto sia Vaz Tè, Benedetta sia Wild Bandana

Vaz Tè, il rapper della crew di Izi e Tedua ha firmato il suo primo disco ufficiale, VT2M, sequel di un mixtape che non è mai esistito
Di Claudio Biazzetti
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E così, dopo tanti anni di onorata militanza nella scena ligure, nella Wild Bandana di Izi, Tedua e compagnia, anche Vaz Tè può finalmente dire di avere un suo disco. Ufficiale. Major.
Alessandro (Guzzo, vero nome) senza particolare fretta ha aspettato il momento giusto per il grande passo, che come vedremo è stato per davvero molto grande. Talmente grande che il mixtape, VT2M, è il sequel di un mixtape che non c'è mai stato. «Sono passato direttamente al secondo capitolo, talmente alto era il livello» mi ha raccontato Vaz Tè al telefono.
Ti sei trasferito a Milano o sei ancora fedele a Genova?
Oggi sono a Milano perché c'è tutta l'attività stampa da fare, però sto facendo su e giù negli ultimi 4 anni. Conto di ritrasferirmi qui a breve. Ho fatto giustamente tutta l'estate al mare, a Genova, anche perché nel lockdown ero rimasto intrappolato a Milano. Sai com'è, è stato bello pesantuccio.
Dunque, il VT sta chiaramente per Vaz Tè. Ma quel 2M nel titolo del disco?
Vuole essere un "Vaz Tè 2 Mixtape", cioè una sorta di seconda edizione, di secondo livello. Quanto al primo mixtape, si può dire che non esiste. Non è mai uscito, infatti sto giocando sul fatto che il livello è salito così tanto che sto proponendo direttamente il 2.
C'è Singapore del 2013, poi 2014 Medaglia d'Oro e poi questo, che è il primo ufficiale: la tua poca fretta è ammirevole.
Aspettavo di fare le cose fatte per bene e che i pianeti si allineassero perfettamente per l'uscita del disco. Questo disco me lo sono costruito io pian piano negli ultimi 3, 4 anni, e quello che è arrivato oggi è il frutto di qualcosa iniziato all'epoca. Voglio che di questo disco passi il livello altissimo di liriche e flow, molto schiettamente. E poi, essendo che ci sono tantissimi rapper oggi, ognuno col proprio stile o con lo stile che si rifà a qualcun altro, io voglio che emerga il mio flow, che so per certo essere unico. C'è molta domanda e io la soddisfo. Non era previsto che uscisse adesso e così: sicuramente è uno dei dischi più attesi da chi mi segue da anni. Non ha una vera e propria genesi: la lavorazione è stata lungo tutta la mia vita, non è che mi sono chiuso in studio e ho fatto il disco. Si sapeva che dovessi fare il disco.
Ci sono anche pezzi molto vecchi che non sono mai usciti, quindi?
Ci sono anche pezzi che sono lì da tempo, molto tempo. Ma non ti dico quali così sei ancora più stupefatto.
Ci sta. La base da cui parti è pur sempre drill?
Come argomenti e riferimenti la base da cui parto è drill, poi tutto il resto del disco me lo declino come voglio, vedi in "Benedetta" con Izi, in cui può partire all'improvviso una cassa dritta. Non sono fermo su un solo stile diciamo. Tant'è che questa cosa di Drilliguria è già qualcosa di diverso dalla drill di Chicago o anche quella di Londra: non so se la ragione vada ricercata nelle influenze degli storici cantautori liguri o dell'esplosione della scena di Genova 5 o 6 anni fa. Da allora puntiamo sempre ad alzare il livello, poco ma sicuro. Questo discorso della drill in Italia è nato più o meno nel 2015 con "Drill Dream Squad" che ho fatto con Tedua e poi si è aperto il dibattito, negli ultimi due anni è stato sdoganato. Ma l'influenza che ho io è più antica, arriva da anni e anni di ascolti.
A proposito di Londra, come hai conosciuto Sav12, il rapper inglese in "Beckham"?
Con lui ci siamo beccati su Instagram perché causa emergenza quarantena non ci siamo ancora potuti beccare. Ci siamo scritti ed è partita la collaborazione in maniera naturale, proprio tra rapper. Gli ho proposto 'sto ritornello dove andavo a parare sul calcio e su Beckham, che saranno giustamente le uniche parole inglesi che ha capito e allora è diventato anche il titolo.
Le citazioni sul calcio sono onnipresenti nei tuoi testi, come mai?
Ero infottato parecchio da giovane, ma ormai ho superato quella fase. Mi viene facile tirare in mezzo quel mondo lì quando scrivo, perché ho lavorato in sala scommesse fino a 6 mesi fa. Il conflitto d'interessi era tanto. Mi sono fatto la cultura che non avevo. Ma in questo momento mi sto concentrando su altro, per fortuna. Non scommetto più.
In tutto ciò non ti sei mai legato a un solo produttore, come Tedua ha il suo Chris Nolan.
Sì, voglio essere abbastanza libero di surfare fra i produttori, scegliendo il migliore a seconda del caso. Poi magari è perché non ho mai trovato quello giusto per me, però è bello che in un disco come questo tu possa spaziare fra mille sound. C'è comunque coerenza in tutte le scelte, compresa la mia.
E Wild Bandana è sempre la stessa?
Wild Bandana non è cambiata, siamo sempre noi che siamo attori nella nostra vita e la portiamo avanti. Ognuno ha le sue cose da fare e avendo tutti questa passione, questa amicizia, questo percorso in comune, ci viene facile proseguire uniti. Io sinceramente vorrei fare la storia con gli altri di Wild Bandana. Penso che vorrei fare la storia come gruppo.