Il vero nome di VillaBanks è Vieri Igor Traxler, è nato e cresciuto vicino a Lione, poi a Firenze, Parigi e ora sta a Milano. Questo perenne spostarsi ha creato nel giovane rapper classe 2000 il desiderio di trovarsi la propria strada (nella musica, in questo caso) ma anche di cercare un posto che non ha ancora mai vissuto, quello che tutti noi solitamente identifichiamo come "casa".
Già, perché, per ora, la casa di Vieri è stata "El puto mundo", il nome del suo prossimo album che possiamo tranquillamente tradurre con "Il cazzo di mondo". I primi singoli a essere usciti sono stati "Zero Amour" e ora è arrivato il turno di "Plastica", due belle bombette che nascondono anche il lavoro di un fuoriclasse della musica come Tommaso Colliva.
Ultimamente, il nome di Villabanks sta circolando per via della mossa a sorpresa che ha fatto il rapper su Pornhub. Ha caricato infatti un video del remix di "Kardashian" in cui si dà a scene di nudo e sesso con delle modelle.
Il tuo vero nome non si trova scritto molto in giro, come mai?
Perché è molto strano, ho sempre fatto più fatica a spiegare il nome vero che il soprannome. Quindi mi chiamano tutti Villa. Il nome vero è Vieri Igor, mentre il cognome è Traxler. In tanti mi hanno detto di usare quello come nome d’arte. Ma è sempre stato un handicap nel socializzare, perché Vieri sembra un cognome. Qualcuno ti chiede come ti chiami e tu gli dici il cognome, sembri un pirla, no?
Io se ti può consolare conosco un Vieri di nome.
Stai scherzando?
No, è un ragazzo che fa il fotografo qui a Milano. Ci ho collaborato più volte.
Cazzo, ma allora me lo devi far conoscere. Dobbiamo fare una setta di Vieri.
Che stai facendo in questi giorni?
Mah, sto a casa tutto il giorno. Nelle scorse settimane mi sono chiuso in studio col mio produttore, Linch, e abbiamo fatto tutto il lavoro sul prossimo album. Lo stiamo lavorando diversamente, perché per i precedenti facevamo tutto fra di noi. Ora invece lavoriamo con Tommaso Colliva in post-produzione. Tommaso porta il nostro lavoro a un livello superiore: lo senti proprio dal suono già in Zero Amour e Plastica, i primi singoli. È proprio un'altra dimensione della musica. È stata una quarantena super produttiva.
Come sei entrato in contatto con Colliva?
Allora, volevo qualcuno che fosse alieno all’ambiente ma al contempo che avesse tanta esperienza e comunque fosse affine all’ambiente hip hop. Mi è stato consigliato Colliva, che se ci pensi è il match perfetto con la mia ricerca iniziale. Non è un artista hip hop, però è stato ripreso tantissimo dai grandi dell’hip hop.
Certo, una volta Tommaso mi ha mostrato i suoi due dischi di platino: uno è di Jay Z e l’altro è di Dr. Dre, che entrambi hanno campionato la sua band, i Calibro 35.
Ma infatti ora con calma me li ascolto i Calibro 35, perché me ne state tutti parlando benissimo.
Sei uno che scrive molto comunque, no? Solo nel 2020 escono due album.
In realtà sono addirittura tre. Ma poi per ogni album scrivo moltissimi pezzi in più di quelli che poi in realtà escono. I miei album sono selezioni meticolosissime: 10 canzoni non sono tante. Metto solo la polpa della polpa nell’album. Proprio perché, anche se faccio tanta musica, non voglio mai che sembri fast food, non voglio compromettere la qualità con la quantità, ecco. Di sicuro sono già indietro con parecchi tour. Quando riapriranno i live voglio piazzarmi fra i nomi più richiesti. Appena riapre la stagione dei concerti vogliamo fare un po’ di live di beneficienza, se possibile. Sicuramente gli organizzatori non avranno i mezzi per investire su tante serate con tanti artisti, ma dall’altra parte il pubblico avrà una gran voglia di vedere un concerto dopo tanto tempo.
È stato il primo pezzo dell’album, “Zero Amour”?
Sì, insieme a “Interludio”, e insieme sono come un pezzo unico. Poi nell’album rivelerò la storia. Comunque li ho scritti a Parigi. Scrivevo tutti i giorni ma senza pensare all’album. Quando ho buttato giù le prime parole di Zero Amour ho pensato subito: “OK, adesso sto scrivendo per l’album”. È buffo perché quando so che sto scrivendo per un progetto nuovo non metto tante parolacce, le tengo a bada. Infatti l’Interludio è quasi tutto senza parolacce. Una cosa rara per me.
Ecco, siccome hai citato Parigi, spiegami un po’ questa cosa che si dice di te, quella per cui sei cresciuto in mille città nel mondo.
Sì, su Internet ho visto scritte 3000 cose, molto spesso non vere. Io sono cresciuto vicino a Lione, nelle montagne francesi, poi sono stato a Firenze per 6 anni e poi a Milano. Mio padre ha fatto il rappresentante per diverse società, dovendo quindi spostarsi in tanti luoghi. Ho sempre voluto però essere indipendente, così come ho sempre voluto rendere indipendenti mia madre e le mie sorelle. Ogni persona ha la sua strada, ma quella di mio padre non deve necessariamente essere la mia. È il motivo per cui ho smesso con gli studi e ora mi faccio il culo così tanto in studio.
Però viaggiare tanto ti è servito un po’. Si sentono tante parole di tante lingue nelle canzoni.
Sì, perché devo poter parlare e comunicare con chiunque. La musica serve anche a quello. Se ascolti “S”, che è un pezzo straziante, capisci la sofferenza anche se sei russo o cinese. Le lingue non fanno altro che alimentare questa universalità. Mi aiutano a portare il messaggio più lontano possibile.
E qual è il posto che consideri casa tua?
Non ce l’ho, purtroppo non mi sento a casa da nessuna parte. Sto a Milano da un po’ ma non è la mia temperatura, né il mio mood. Fa troppo freddo qui. Mia madre è siciliana, ho il sangue caldo, quindi d’inverno a Milano soffro. Appena troverò una casa tutta mia in un posto caldo che mi sarò scelto da solo, allora quella potrà chiamarsi casa.